Definizione
La cessazione del processo davanti alla Corte di Cassazione, che avviene quando le parti rinunciano al ricorso, di solito a seguito di un accordo transattivo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 121 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 99% dei casi il giudizio si è estinto.
Esito del ricorso
- Inammissibile 1%
- Estinto 99%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 536%
- Civile Sez. 233%
- Civile Sez. Lavoro31%
Precedenti più richiamati
- Cass. 10140/2020in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un soggetto ha presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza del Tribunale di Catania relativa a una liquidazione di compensi in un contesto fallimentare. Durante il processo, il ricorrente ha deciso di rinunciare al proprio ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto unilaterale. Essa provoca l'estinzione del giudizio di Cassazione, rendendo definitiva la sentenza impugnata, anche se le altre parti non si sono costituite o non hanno accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Un Ricorrente ha presentato un ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, il Ricorrente ha rinunciato formalmente al suo ricorso. L'Intimato non ha partecipato attivamente al processo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio di Cassazione. Non ha assegnato le spese legali, perché l'Intimato non ha sostenuto costi difensivi. La rinuncia ha chiuso il processo senza una decisione nel merito.
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La controversia di lavoro giunta all'ultimo grado di giudizio si è conclusa anticipatamente. Una delle parti o entrambe hanno formalizzato la rinuncia o l'accordo che supera il contenzioso in corso. La Suprema Corte ha verificato il venire meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Il provvedimento chiude definitivamente il procedimento senza necessità di ulteriori passaggi procedurali e senza riesaminare la sentenza d'appello impugnata, rendendo definitivo l'assetto stabilito o concordato.
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Un professionista impugnava la sentenza d'appello che aveva dichiarato nullo il suo contratto professionale, obbligandolo a restituire le somme ricevute. Durante la causa in Cassazione, il professionista è deceduto e il suo avvocato ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la morte della parte non interrompe il processo di legittimità. Di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Per il principio di causalità, le spese processuali sono state addebitate al ricorrente, mentre è stata esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, riservato solo ai casi di rigetto o inammissibilità. Gli eredi del cliente ottengono così la conferma definitiva del loro diritto.
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Un avvocato presenta ricorso in Cassazione. Il giudice propone una definizione accelerata, ma il legale non richiede la decisione entro 40 giorni, sostenendo di non aver ricevuto la notifica. Il procedimento viene quindi chiuso per estinzione. L'avvocato impugna il decreto di estinzione, ma lo fa oltre il termine perentorio di 10 giorni. La Corte di Cassazione dichiara il suo ultimo ricorso inammissibile a causa del ritardo, confermando l'estinzione del giudizio di cassazione. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso delle scadenze processuali, la cui violazione comporta la perdita definitiva del diritto di impugnazione.
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Una ex portiera occupava un appartamento condominiale sostenendo fosse l'unico accesso a un vano di sua proprietà. Il Condominio agiva in giudizio per ottenere il rilascio dell'immobile e il risarcimento per l'occupazione senza titolo. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al Condominio, l'erede della donna impugnava la decisione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti raggiungevano un accordo transattivo stragiudiziale. L'erede ha quindi presentato rinuncia al ricorso, accettata formalmente dal Condominio. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità degli atti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione ai sensi dell'art. 391 c.p.c., disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra i soggetti coinvolti.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla parte ricorrente. Poiché la controparte ha aderito formalmente alla rinuncia, la Corte non ha proceduto alla liquidazione delle spese legali, chiudendo il processo senza una decisione nel merito in base alle norme del codice di procedura civile.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della contestuale accettazione della controparte. La decisione si basa sull'applicazione dell'art. 390 c.p.c., che regola appunto la rinuncia al ricorso. Le spese del procedimento sono state compensate tra le parti, chiudendo definitivamente la controversia in sede di legittimità.
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Una controversia commerciale per danni durante un trasporto, giunta fino alla Corte di Cassazione, si conclude prima della sentenza di merito. Le parti raggiungono un accordo transattivo, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio di cassazione e a compensare integralmente le spese processuali tra di loro, evitando così ulteriori costi e sanzioni.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia agli atti da parte delle società ricorrenti e della successiva istanza di estinzione depositata dai controricorrenti. La decisione chiarisce che, in presenza di un accordo tra le parti per terminare il processo senza una decisione sulle spese, la Corte si limita a formalizzare l'estinzione del giudizio di cassazione, rendendo definitiva la sentenza impugnata.
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Una società di trasporti ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro una condanna a un risarcimento ridotto. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, chiarendo che in caso di rinuncia accettata non si procede alla liquidazione delle spese e non si applica l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Una società in liquidazione, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, ha deciso di rinunciarvi. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia e, conformemente alla legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. In via eccezionale, la Corte ha deciso di non addebitare le spese processuali alla parte che ha rinunciato.
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Un'ambasciata di uno stato estero ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza relativa a una complessa cessione di crediti. Tuttavia, prima che la Corte potesse decidere nel merito, le parti hanno raggiunto un accordo, presentando una rinuncia reciproca agli atti. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, chiudendo il caso senza una pronuncia finale e compensando le spese tra le parti.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente. Tale rinuncia è stata formalmente accettata dalla controparte, esonerando così la Corte da una pronuncia sulle spese processuali e chiudendo definitivamente la controversia.
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Una società creditrice, dopo aver visto accolta l'opposizione a un suo decreto ingiuntivo in primo e secondo grado, propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, tutte le parti raggiungono un accordo e presentano un'istanza congiunta per chiudere la controversia. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio di Cassazione per rinuncia e dispone la compensazione integrale delle spese legali.
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Una società di gestione aeroportuale e diverse aziende di logistica avevano impugnato una sentenza della Corte d'Appello. Durante il procedimento in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, presentando rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio di Cassazione, specificando che, dato l'accordo, non era necessario pronunciarsi sulle spese legali e che non si applicava l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. La controversia, nata da un'azione revocatoria di un creditore contro gli eredi del debitore, si conclude senza una decisione nel merito da parte della Suprema Corte dopo che i ricorrenti hanno ritirato il proprio appello e la controparte ha accettato. Questa decisione sancisce l'estinzione del giudizio di cassazione, rendendo definitiva la sentenza d'appello.
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La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio di cassazione a seguito della rinunzia al ricorso da parte dei ricorrenti, intervenuta dopo una transazione. Il caso riguardava l'impugnazione di una sentenza d'appello che aveva confermato l'inefficacia di un trasferimento di quote societarie tra padre e figlio, a danno dei creditori. La rinuncia al ricorso ha portato alla chiusura definitiva del contenzioso.
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Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia del ricorrente principale e di quella conseguente delle altre parti al controricorso e al ricorso incidentale, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, rendendo definitiva la sentenza d'appello impugnata. La decisione evidenzia come l'atto di rinuncia ponga fine al processo, senza una pronuncia nel merito e senza liquidazione delle spese.
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Un cittadino aveva impugnato una decisione della Corte di Cassazione in un caso di responsabilità dei magistrati. Prima dell'udienza, ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte, l'Amministrazione statale. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, specificando che nulla era dovuto per le spese legali proprio a causa dell'accettazione della rinuncia.
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