Definizione
Rottura, scasso o forzatura di un sistema di chiusura (come una porta o una finestra) per entrare illegalmente in un luogo. È un requisito chiave in molte polizze assicurative contro il furto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 74 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 87% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 6%
- Rigettato 6%
- Inammissibile 87%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 760%
- Penale Sez. 522%
- Penale Sez. 418%
Precedenti più richiamati
- Cass. 39703/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 50660/2017in 4 provvedimenti
- Cass. 6635/2017in 6 provvedimenti
- Cass. 21294/2013in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 40150/2018in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per tentato furto aggravato e ricettazione. Un testimone oculare aveva colto l'uomo mentre cercava di scassinare due autovetture parcheggiate sulla pubblica via. La difesa contestava la sussistenza delle circostanze aggravanti dell'effrazione e della pubblica fede, puntando all'improcedibilità per difetto di querela e chiedendo la speciale tenuità per la ricettazione. I giudici supremi hanno respinto le doglianze perché generiche e prive di reale confronto con le prove accertate nei gradi di merito. L'imputato subisce la conferma definitiva della pena, il pagamento delle spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Due individui forzano l'ingresso posteriore di un ristorante e rubano casse di birra. Le forze dell'ordine li arrestano in flagranza e trovano su uno di essi un cacciavite e dentro la loro vettura ulteriori arnesi da scasso. La difesa sostiene che il reato di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli debba considerarsi assorbito nel furto aggravato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'assorbimento opera solo per gli strumenti effettivamente impiegati per l'effrazione. Per gli altri arnesi custoditi nell'auto resta ferma la condanna autonoma, con obbligo di pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto tentato aggravato e possesso ingiustificato di chiavi alterate. L'uomo era entrato in una pertinenza di un immobile forzando l'accesso, con l'intento di rubare beni. Ha presentato ricorso, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come violazione di domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ritenendo che le argomentazioni difensive fossero già state esaminate e respinte dai giudici precedenti. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato ai danni di un uomo sorpreso all'interno di uno stabilimento balneare. L'autore aveva forzato le porte di accesso di due cabine adibite a bar e magazzino utilizzando strumenti da scasso, ma l'intervento del custode ha impedito la sottrazione dei beni. La difesa sosteneva l'assenza di univocità dell'azione criminosa, giustificando la presenza sul posto con la necessità di riposare e l'impossibilità di trasportare refurtiva in bicicletta. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, ribadendo che la forzatura degli accessi con attrezzi idonei manifesta in modo inequivocabile la volontà predatoria. È stata negata anche l'attenuante del danno di speciale tenuità e le attenuanti generiche.
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Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza che gli contestava un'aggravante, specificamente l'effrazione (forzatura) durante un reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché il ricorso si limitava a ripetere argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti, senza aggiungere elementi nuovi o specifici. Di conseguenza, l'individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna condannata per tentato furto aggravato in abitazione. La donna contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che le modalità del reato, come l'effrazione della porta e la presenza di un complice, giustificavano il diniego delle attenuanti. La decisione ha quindi ribadito la condanna e imposto il pagamento delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato, già condannato per due episodi di furto dalla Corte d'Appello di Ancona. L'imputato contestava l'assenza di prova sull'effrazione e l'eccessiva severità del trattamento sanzionatorio. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto i motivi di ricorso privi di specificità, in quanto riproducevano censure già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, il ricorso inammissibile per furto ha comportato la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali, oltre a una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Un individuo è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto 90 euro da un negozio tramite effrazione. L'accusato è stato fermato dalla polizia mentre tentava di uscire, avendo già occultato il denaro. Ha presentato ricorso sostenendo si trattasse di furto tentato, poiché non aveva mai ottenuto la piena disponibilità del bottino. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per furto consumato. Ha stabilito che il reato si considera consumato nel momento in cui il ladro acquisisce il controllo autonomo della refurtiva, anche se per un breve periodo e anche se l'intervento delle forze dell'ordine è immediato e successivo a tale acquisizione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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L'Imputato subiva una condanna per il possesso ingiustificato di tre cacciaviti e un paio di forbici. Contestualmente, i giudici di merito disponevano il sequestro e la successiva misura ablatoria su tutti gli oggetti trovati, compresi metri a nastro, biadesivo e torce elettriche, ipotizzando un loro impiego per sottrarre le offerte nelle parrocchie. L'interessato ha presentato ricorso per contestare la sottrazione di tali oggetti non menzionati nel reato contestato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di strumenti da scasso non può applicarsi a torce o nastri adesivi. Questi beni hanno finalità diverse e non presentano alcuna attitudine diretta all'effrazione di serrature. I Supremi Giudici hanno quindi disposto la restituzione immediata del materiale.
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Un Individuo è stato condannato per furto in abitazione. La condanna si basava sul ritrovamento di tracce ematiche dell'Imputato sul punto di effrazione della porta. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero mere doglianze di fatto, non vizi di diritto o logici. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un malintenzionato tenta di rubare diversi oggetti dentro un'automobile parcheggiata, forzando il veicolo e provocando danni materiali. In seguito alla condanna nei primi gradi di giudizio, l'imputato presenta ricorso in Cassazione. La difesa lamenta il mancato riconoscimento dell'attenuante per il danno di speciale tenuità, sostenendo la scarsa rilevanza economica del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, nel caso di tentato furto aggravato, il calcolo del danno economico non riguarda solo i beni oggetto di furto, ma include anche le spese necessarie per riparare i danni causati dall'effrazione. La Corte conferma la condanna dell'imputato e lo sanziona al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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I carabinieri hanno fermato un uomo di notte vicino a uno stabilimento industriale. Il sospettato aveva mani e volto sporchi di fuliggine e ha fornito false generalità. Il mattino seguente i responsabili hanno scoperto un tentato furto aggravato di quintali di rame nello stabilimento, con lucchetti forzati e allarme manomesso. L'imputato ha impugnato la condanna sostenendo l'assenza di prove dirette e contestando le aggravanti dello scasso e della minorata difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la solidità del quadro indiziario e la piena sussistenza di tutte le aggravanti contestate.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di cinque moto d'epoca, con violenza sulle cose. Ha presentato ricorso lamentando illogicità della motivazione sull'aggravante di violenza e una presunta violazione di legge per l'introduzione dell'aggravante del mezzo fraudolento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza dell'aggravante di violenza, basandosi sulla denuncia della persona offesa e sul ritrovamento di attrezzi da scasso. L'aggravante del mezzo fraudolento non è stata ritenuta concretamente sussistente. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Due individui sono stati sorpresi dalle Forze dell'Ordine mentre tentavano di introdursi in una villetta, scavalcando un muretto e armeggiando vicino al portoncino con una torcia. Nella loro auto sono stati trovati attrezzi da scasso e passamontagna. La Corte d'Appello ha riqualificato il reato da violazione di domicilio a **furto tentato** pluriaggravato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ritenendo che non vi fosse una 'reformatio in pejus' (riforma in peggio) e che la valutazione delle prove fosse logica, confermando la condanna per **furto tentato** e rigettando i ricorsi degli imputati.
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L'imputato subiva una condanna per diversi episodi di furto e rapina. Tra i fatti contestati, l'uomo rompeva il finestrino di un'automobile per sottrarre un oggetto lasciato momentaneamente incustodito all'interno dell'abitacolo. I giudici di merito applicavano l'aggravante della destrezza unitamente a quella della violenza sulle cose. La Suprema Corte di Cassazione accoglieva parzialmente il ricorso del condannato ed escludeva l'aggravante della destrezza. Il semplice approfittamento dell'assenza del proprietario non dimostra una speciale abilità operativa. I giudici di legittimità disponevano l'annullamento con rinvio per il ricalcolo della pena, confermando la responsabilità penale per gli altri addebiti contestati.
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Una persona ha forzato la maniglia di un'automobile parcheggiata per rubare gli oggetti all'interno, integrando il reato di furto tentato aggravato. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo l'assenza dello strumento da scasso e richiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza dell'aggravante dell'effrazione grazie ai rilievi fotografici del veicolo manomesso. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità poiché la pena edittale massima per il delitto contestato supera la soglia prevista dalla legge. La ricorrente ha subito la condanna definitiva e il pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto pluriaggravato di un'automobile commesso insieme a un complice. Gli autori del reato avevano forzato il veicolo con un cacciavite e tentato di ostacolare l'intervento delle forze dell'ordine. L'imputato ha contestato l'entità della pena e l'assenza di un proscioglimento davanti alla Suprema Corte, senza però contestare specificamente i singoli punti della sentenza di secondo grado. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'autore del reato deve quindi scontare la pena confermata, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo ha tentato di rubare all'interno di un'automobile dopo averne forzato la portiera e frantumato il finestrino. Le forze dell'ordine lo hanno fermato poco distante dal veicolo danneggiato. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto aggravato da violenza sulle cose, respingendo la richiesta di considerare il fatto di particolare tenuità o di concedere l'attenuante per danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che il danno economico non riguarda solo l'eventuale valore degli oggetti da rubare. Il calcolo include le spese necessarie per riparare il veicolo e i disagi legati al suo mancato utilizzo. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo ha tentato di introdursi di notte, verso le ore quattro del mattino, all'interno di un locale commerciale forzando la saracinesca metallica e rompendo una vetrata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto, ritenendo sussistente l'aggravante della minorata difesa nel furto notturno. I giudici hanno chiarito che l'orario notturno ha concretamente facilitato l'azione criminosa, riducendo le possibilita di controllo e consentendo all'autore di sfruttare il silenzio e la solitudine della strada. La segnalazione casuale da parte di un residente che ha allertato le forze dell'ordine non annulla il vantaggio di cui l'agente ha approfittato. Il ricorso dell'imputato e stato pertanto rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per il reato di ricettazione di un'autovettura rubata. L'uomo era stato sorpreso in possesso del veicolo ed era fuggito alla vista delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, evidenziando la mancanza di segni di scasso e il possesso delle chiavi, oltre a giustificare la fuga con il timore di essere coinvolto in un furto avvenuto poco prima nelle vicinanze. I giudici hanno ritenuto inverosimile questa ricostruzione. La Cassazione ha ribadito che il possesso di un bene rubato e la fuga integrano gli estremi del reato di ricettazione, escludendo anche la particolare tenuità del fatto a causa dell'elevato valore economico dell'auto. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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