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Disdetta Accordo Aziendale

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Disdetta accordo aziendale: addio al premio fisso
Alcuni dipendenti hanno chiesto l'accertamento del diritto a mantenere una voce retributiva fissa, denominata premio individuale, anche a seguito del recesso datoriale dall'intesa collettiva di secondo livello. I giudici di merito hanno respinto la domanda, rilevando la natura collettiva dell'emolumento e l'assenza di un suo recepimento nei singoli contratti di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dei lavoratori. La Suprema Corte ha chiarito che la disdetta accordo aziendale fa decadere legittimamente i trattamenti economici accessori previsti dalla contrattazione collettiva. Le clausole collettive operano dall'esterno e non si incorporano nei contratti individuali. Di conseguenza, i lavoratori non possono vantare un diritto acquisito alla conservazione indefinita di voci salariali accessorie istituite a livello aziendale, una volta venuta meno la fonte collettiva istitutiva.
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Disdetta accordo aziendale: diritti quesiti o tutele perse?
Un gruppo di lavoratori ha chiesto al giudice il ripristino dei benefici economici previsti da un'intesa aziendale del 1997. L'Azienda aveva comunicato la disdetta accordo aziendale stipulato a tempo indeterminato. I dipendenti sostenevano che le condizioni di miglior favore fossero entrate nei loro contratti individuali di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che gli accordi collettivi operano come fonti esterne e non si incorporano nei contratti dei singoli dipendenti. Dopo il recesso dell'Azienda da un'intesa senza termine, le clausole retributive cessano di produrre effetti per il futuro. Il lavoratore non può pretendere di conservare i trattamenti previsti da norme ormai cancellate, salvo il rispetto dei diritti già maturati. L'Azienda ha vinto la causa e i lavoratori devono pagare le spese legali.
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Disdetta accordo aziendale: limiti e buona fede
La Corte di Cassazione interviene sul tema della disdetta di un accordo aziendale a tempo indeterminato. Un'azienda di trasporti aveva revocato accordi che prevedevano un orario di 36 ore settimanali, ripristinando le 39 ore del contratto nazionale senza adeguamento retributivo. Successivamente, aveva proposto un nuovo accordo, reintroducendo alcuni benefici solo per i lavoratori che avessero rinunciato alle azioni legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto la disdetta illegittima per violazione della buona fede, basandosi su questa condotta successiva. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la legittimità della disdetta va valutata al momento in cui viene posta in essere, non sulla base di eventi posteriori. L'analisi della buona fede non può derivare da un accordo sindacale stipulato mesi dopo, ma deve concentrarsi sulle circostanze coeve alla revoca stessa.
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