Un dipendente di un consolato italiano all'estero viene licenziato per grave negligenza nel controllo di pratiche per il rilascio di visti, basate su documenti palesemente falsi. Il lavoratore contesta il licenziamento, sostenendo che la procedura disciplinare sia stata avviata in ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del **licenziamento disciplinare personale estero**, stabilendo un principio fondamentale: a questi lavoratori si applica una legge speciale (D.P.R. 18/1967) e non le norme generali del pubblico impiego. Tale legge non prevede termini fissi per la contestazione, ma un principio di 'tempestività relativa' da valutare caso per caso. Il licenziamento è quindi valido.
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