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Diritto Di Critica Giornalistica

Definizione

Diritto di rango costituzionale che permette di esprimere giudizi e valutazioni personali su fatti e persone di interesse pubblico, purché continenti e veritieri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto di critica giornalistica: lecito criticare il giudice
Un magistrato ha querelato un giornalista e il direttore di un quotidiano per diffamazione a mezzo stampa. Il giornalista aveva criticato un provvedimento del magistrato, definendolo un caso di "malagiustizia" e ipotizzando rilievi disciplinari o penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del magistrato, confermando l'assoluzione degli imputati. I giudici hanno stabilito che l'articolo rientra nel legittimo esercizio del Diritto di critica giornalistica. Il fatto narrato (la restituzione degli atti) era vero, e le valutazioni espresse, seppur severe, non costituivano un attacco personale alla moralità del magistrato, ma una critica alla sua condotta professionale.
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Minaccia a pubblico ufficiale o critica? Il caso dell’editore
Un editore televisivo viene accusato del reato di minaccia a pubblico ufficiale per aver promosso una massiccia campagna giornalistica critica, composta da oltre quattrocento servizi, contro il direttore generale di un'azienda sanitaria locale. Secondo l'accusa, l'obiettivo era costringere il dirigente a compiere favoritismi sul personale o a dimettersi. Il Tribunale annulla la misura cautelare applicata all'editore, ritenendo che i servizi televisivi riguardassero temi di forte interesse pubblico e non contenessero offese personali gratuite. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici sanciscono che una campagna di stampa, anche se faziosa o unilaterale, non costituisce minaccia se non scade nella denigrazione gratuita della persona e rientra nel legittimo esercizio del diritto di critica giornalistica.
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Diritto di critica giornalistica: fonte segreta non salva dalla diffamazione
Un giornalista e il suo direttore, assolti in appello per diffamazione, vedono la loro sentenza annullata dalla Cassazione. Avevano definito un alto funzionario pubblico 'regista' e 'padrone' nella nomina del Presidente dell'Antitrust. La Corte Suprema ha stabilito che il diritto di critica giornalistica non si applica se il fatto alla base della critica non è provato. La fonte della notizia, un'altra giornalista che ha invocato il segreto professionale, rendeva la testimonianza inutilizzabile e il fatto non verificato. L'assoluzione è stata quindi annullata, affermando che senza una base fattuale solida, anche la critica più aspra diventa diffamazione.
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