Definizione
Diritti, come la proprietà, che si identificano in base al loro contenuto (il bene oggetto del diritto) e non in base al titolo di acquisto. In giudizio, possono essere accertati anche sulla base di un titolo diverso da quello originariamente invocato dalla parte.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 33 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 55% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 55%
- Rigettato 29%
- Inammissibile 6%
- Altro 10%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 281%
- Civile Sez. 116%
- Civile Sez. 33%
Precedenti più richiamati
- Cass. 23565/2019in 11 provvedimenti
- Cass. 22591/2020in 6 provvedimenti
- Cass. 40/2015in 9 provvedimenti
- Cass. 11293/2007in 3 provvedimenti
- Cass. 24702/2006in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una proprietaria ha convenuto in giudizio il vicino confinante a causa della realizzazione di una sopraelevazione e di una nuova volumetria in violazione delle distanze e delle norme antisismiche, chiedendo altresì la restituzione del lastrico solare. I giudici di merito hanno accertato la pericolosità statica delle opere e l'assenza di rimedi tecnici alternativi, ordinando l'arretramento della costruzione e la riconsegna della copertura. Il costruttore ha proposto ricorso per cassazione invocando un'assoluzione penale per abuso edilizio e contestando l'indeterminatezza della condanna. La Suprema Corte ha rigettato integralmente l'impugnazione: la sentenza penale non fa stato verso i terzi rimasti estranei al processo penale, l'ordine di arretramento è eseguibile tramite il giudice dell'esecuzione e la tutela della sicurezza antisismica impone la demolizione o l'arretramento qualora manchino soluzioni conservative.
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L'Ex Moglie ha citato in giudizio L'Ex Marito per chiedere la comproprietà al cinquanta per cento di un immobile, oltre al trasferimento del bene dai venditori. L'Ex Moglie ha motivato la pretesa basandosi sugli accordi presi durante la separazione personale. Tuttavia, un precedente processo tra le stesse parti si era già concluso con una sentenza definitiva che rigettava la medesima richiesta, pur fondata allora sulla comunione legale dei beni. La Corte di Cassazione ha confermato che l'ostacolo del Giudicato esterno impedisce di riproporre la domanda sulla proprietà dello stesso immobile. Cambiare la motivazione o il titolo d'acquisto non permette di riaprire una causa già decisa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Ex Moglie, confermando la vittoria dell'Ex Marito e condannando la donna al pagamento delle spese legali.
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Un genitore dona a una figlia il piano terra e all'altra il primo piano di una palazzina coperta da lastrico solare. La scala e il portone per accedere al tetto si trovano all'interno dell'appartamento della seconda figlia. La proprietaria del piano terra richiede l'accesso al terrazzo comune. La sorella si oppone rivendicando l'esclusività della scala. La Corte d'Appello riconosce la comproprietà della terrazza e il diritto di passaggio tramite servitù per destinazione del padre di famiglia. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma pienamente il passaggio forzoso attraverso la proprietà privata.
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Due proprietari di terreni confinanti si sono affrontati in causa per il riconoscimento di una servitù di passaggio nata da un contratto di permuta del 1977. La parte soccombente sosteneva che la richiesta fosse stata modificata in modo inammissibile durante il processo e che i terreni avessero confini differenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza della servitù di passaggio, ribadendo che i diritti reali sono autodeterminati e non cambia la sostanza della lite se si modifica il titolo d'origine invocato. I giudici hanno però accolto il ricorso sul calcolo delle spese legali: il valore della causa non doveva essere considerato indeterminabile, ma calcolato obbligatoriamente sulla base del reddito dominicale del fondo servente. La questione economica è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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La controversia nasce dall'azione di una proprietaria contro il vicino per il mancato rispetto delle distanze legali e l'innalzamento del terreno con un muro. Il vicino ha chiesto in via riconvenzionale la nullità dell'atto di donazione con cui il padre aveva trasferito il fondo alla figlia, contestando l'assenza di effettiva usucapione in capo al genitore. I giudici di merito hanno dichiarato nulla la donazione ritenendola donazione di cosa altrui basata solo sui dati catastali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei donatari, stabilendo che la richiesta di accertamento dell'usucapione non costituiva domanda nuova in appello trattandosi di diritto autodeterminato. I giudici hanno chiarito che la validità della donazione dipendeva dalla preventiva verifica dell'effettivo possesso ventennale del donante e dalla consapevolezza dell'altruità del cespite.
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Due comproprietarie hanno agito in giudizio contro il gestore di un campeggio confinante e il Ministero delle Finanze per ottenere il rilascio di un terreno occupato abusivamente e la demolizione di manufatti illegittimi. Il Tribunale ha accolto la domanda qualificandola come azione di rivendicazione. La Corte d'Appello ha tuttavia ribaltato l'esito ritenendo indimostrata la proprietà. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle proprietarie: il giudice di secondo grado ha omesso di esaminare i documenti probatori già prodotti in primo grado (atto di acquisto del 1969 e transazione del 1983 attestante il possesso ultraventennale). La Suprema Corte ha cassato la decisione con rinvio per un nuovo esame dei titoli.
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Una società acquirente ha promosso un giudizio per la rivendicazione della proprietà di un terreno e di un fabbricato rurale, invocando sia l'atto di compravendita sia l'usucapione. La società confinante ha contestato l'estensione dell'acquisto, sostenendo di aver comprato prima una porzione del fabbricato e richiamando un frazionamento catastale allegato al rogito del dante causa comune. La Corte d'Appello ha escluso tale documento ritenendolo tardivo e irrilevante. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della confinante: ha chiarito che nei diritti autodeterminati l'indicazione di titoli multipli non invalida l'atto, ma ha sancito l'errore dei giudici di merito nell'escludere il tipo di frazionamento, documento indispensabile per determinare l'effettiva volontà contrattuale e i confini dell'acquisto.
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Una società privata ha ceduto dei terreni a un ente pubblico per realizzare un'opera in convenzione. Il Comune ha successivamente revocato la concessione e trasformato irreversibilmente l'area con una strada pubblica. Dopo anni, la società ha avviato una causa per ottenere l'accertamento della proprietà e la restituzione dei terreni. Il Comune ha eccepito l'esistenza di un precedente giudicato che bloccava ogni rivendicazione. La Corte di Cassazione ha confermato che una passata pronuncia aveva già riconosciuto implicitamente l'acquisto dell'area in favore dell'ente pubblico. Il giudicato implicito impedisce alla società di richiedere nuovamente l'accertamento della proprietà sul medesimo terreno.
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I Soci di Minoranza hanno impugnato la delibera di approvazione del bilancio della Società, lamentando la mancanza di chiarezza e veridicità. Nei successivi passaggi processuali, i soci hanno sollevato nuove contestazioni specifiche su crediti non registrati. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibili queste nuove accuse, considerandole domande nuove e non rilevabili d'ufficio oltre i termini di legge. I soci hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'azione di nullità del bilancio d'esercizio si basi su un diritto autodeterminato e che il giudice possa sempre rilevare la nullità d'ufficio. La Suprema Corte, riconoscendo l'importanza nomofilattica delle questioni sollevate, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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I Mutuatari si oppongono a un precetto di pagamento notificato da un Istituto di Credito, contestando la validità del finanziamento. Inizialmente invocano la simulazione per interposizione fittizia di persona. Successivamente, nella prima memoria difensiva, sollevano nuove contestazioni per far valere la nullità del contratto di mutuo per difetto di causa e mancanza di meritevolezza. La Corte d'Appello dichiara inammissibili queste ultime richieste perché ritenute domande nuove e tardive. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la nullità del contratto di mutuo è legata a un diritto autodeterminato e può essere rilevata d'ufficio dal giudice o dedotta dalle parti anche nel corso del giudizio tramite le memorie di precisazione. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Un cittadino ha chiesto la restituzione di una porzione di terreno occupata da un vicino. Quest'ultimo si è opposto, richiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno. I giudici di merito hanno accolto la richiesta di restituzione, escludendo l'usucapione poiché l'occupante coltivava l'area solo grazie al consenso del proprietario originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto di proprietà è autodeterminato, quindi il proprietario può provarlo anche con modalità diverse da quelle inizialmente indicate, e che l'erede succede automaticamente nel possesso del defunto. Il ricorrente è stato condannato anche a una sanzione pecuniaria per lite temeraria.
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Il Privato ha agito in giudizio contro il Comune e una Società di Servizi per far accertare l'usucapione di un'area stradale e ottenere l'accertamento negativo dell'uso pubblico sulla stessa e su una via di collegamento. Dopo diversi gradi di giudizio, la domanda di usucapione è stata definitivamente rigettata. Nel successivo giudizio di rinvio, il Privato ha cercato di rivendicare la proprietà basandosi su titoli di acquisto derivativi. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile tale nuova pretesa e ha respinto la domanda di accertamento negativo dell'uso pubblico, applicando la presunzione di demanialità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Privato, confermando che nel giudizio di rinvio non è possibile modificare il titolo di proprietà dopo che si è formato il giudicato sulla precedente domanda, e confermando la natura pubblica del tracciato stradale.
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Un comproprietario ha agito in giudizio per far accertare la comproprietà di un'area cortilizia e la proprietà esclusiva di una grotta. Il vicino ha rivendicato la proprietà esclusiva degli stessi beni per titoli e per acquisto per usucapione. I giudici di merito hanno accolto la domanda del primo, rilevando che negli atti d'acquisto del vicino non vi era alcun riferimento alla grotta e che l'area cortilizia era in uso comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del vicino, confermando che l'acquisto per usucapione richiede prove concrete del possesso esclusivo e che l'unione dei possessi non opera in mancanza di un titolo d'acquisto idoneo che identifichi chiaramente il bene contestato.
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I Proprietari del Fondo Limitrofo hanno promosso un'azione di regolamento di confini contro la Confinante, lamentando uno sbancamento abusivo e l'usurpazione di terreno. La Corte d'Appello ha confermato lo sconfinamento basandosi sulle mappe catastali e ha dichiarato inammissibile l'eccezione di usucapione sollevata dalla Confinante. Gli Eredi del Confinante hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'eccezione di usucapione era ammissibile poiché la proprietà è un diritto autodeterminato e non costituisce una domanda nuova in appello. Inoltre, ha chiarito che l'uso delle mappe catastali richiede punti di ancoraggio reali e certi sul terreno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Una banca creditrice agisce contro la società socia unica di un'altra società, ormai estinta, per accertare il suo diritto di proprietà su un immobile ipotecato ma non venduto prima della chiusura. La Corte di Cassazione chiarisce che la cancellazione di una società e i beni non liquidati attivano un 'fenomeno successorio': la proprietà dei beni residui si trasferisce automaticamente ai soci. Di conseguenza, anche l'ipoteca 'segue' l'immobile e resta valida nei confronti del nuovo proprietario. La banca vince: la società socia è riconosciuta proprietaria del bene e l'istituto di credito può procedere con il pignoramento.
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La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia relativa a una servitù di passo. I proprietari di un fondo agricolo avevano chiesto di accertare l'esatta estensione del loro diritto di passaggio sulla proprietà del vicino e di ottenere nuove servitù coattive per acquedotto ed elettrodotto. La Corte d'Appello aveva ridotto la larghezza del passaggio a 3 metri e negato le nuove servitù. La Cassazione ha confermato questa decisione nel merito, ritenendo corretta l'interpretazione del contratto originale e adeguata la motivazione del rigetto. Tuttavia, ha annullato la sentenza riguardo la gestione delle spese legali, rinviando la causa alla Corte d'Appello solo per questo specifico punto. Vince quindi il proprietario del fondo servente sulla questione principale, ma la partita sulle spese processuali è da rigiocare.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sopraelevazione in condominio realizzata su un lastrico solare, rigettando la richiesta di demolizione. La decisione si basa sul fatto che l'opera, pur modificando lievemente la sagoma dell'edificio, non ne pregiudica l'aspetto architettonico complessivo essendo arretrata e cromaticeamente omogenea. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili le contestazioni sulla stabilità statica poiché non sollevate tempestivamente nei precedenti gradi di giudizio.
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Una disputa sulla comproprietà di una scala porta la Cassazione a ribadire un principio fondamentale sui diritti autodeterminati. Il caso riguardava una proprietaria a cui era stato negato l'accesso a una scala comune. Mentre il Tribunale le aveva dato ragione sulla base dell'usucapione (non inizialmente dedotta), la Corte d'Appello aveva riformato la decisione, ritenendo illegittima la modifica del titolo giuridico della domanda. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, chiarendo che nei diritti autodeterminati, come la proprietà, il diritto si identifica con il bene e non con il singolo titolo d'acquisto (contratto, usucapione, etc.). Pertanto, il giudice può accertare l'esistenza del diritto sulla base di qualsiasi fatto costitutivo emerso in giudizio.
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In una causa per la rivendicazione di una terrazza, la Corte di Cassazione chiarisce un importante principio processuale. L'eccezione di usucapione, sebbene introdotta formalmente in una fase avanzata del giudizio di primo grado, non può essere considerata inammissibile o tardiva se la difesa si è già basata sulla rivendicazione della proprietà. Poiché la proprietà è un 'diritto autodeterminato', l'indicazione di un diverso titolo di acquisto (come l'usucapione) costituisce una mera specificazione della difesa e non una domanda nuova, ammissibile anche in appello. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10521/2024, chiarisce un importante principio in materia di impugnazione bilancio. Viene stabilito che, se l'azione di impugnazione di un bilancio societario è stata avviata tempestivamente, è possibile introdurre nuovi motivi di nullità anche in una fase successiva del processo, come l'atto di riassunzione davanti a un nuovo giudice. L'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo non preclude la continuazione del giudizio già pendente, ma impedisce solo l'avvio di una nuova e autonoma azione legale. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile la nuova doglianza.
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