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Dirigente

Definizione

Un dirigente, nella pubblica amministrazione italiana, è un impiegato statale - lavoratore dipendente - dello Stato o di un altro ente pubblico, incaricato di dirigere un ufficio. Ad un dirigente possono inoltre essere attribuite funzioni ispettive, di consulenza, studio e ricerca o la rappresentanza della propria amministrazione in contesti internazionali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ferie rifiutate: niente indennità sostitutiva ferie non godute
Un dirigente pubblico ha chiesto il pagamento dell'indennità sostitutiva ferie non godute prima del pensionamento. L'ente pubblico datore di lavoro aveva però invitato formalmente e ripetutamente il dipendente a fruire dei riposi, avvertendolo della perdita del diritto alla monetizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che, se il dipendente decide deliberatamente di non andare in ferie pur essendo stato messo in condizione di farlo e avvisato delle conseguenze, perde sia il diritto ai giorni di riposo sia il diritto a ricevere l'indennità sostitutiva ferie non godute.
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Dirigente autonomo: no a indennità sostitutiva ferie non godute
Una Dirigente ha fatto causa all'Azienda chiedendo il pagamento dell'indennità sostitutiva ferie non godute per 228 giorni accumulati durante il rapporto di lavoro. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, rilevando che la lavoratrice, in quanto dirigente apicale, aveva il potere di organizzare autonomamente le proprie vacanze e che non vi erano impedimenti aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che l'indennità sostitutiva ferie non godute non spetta al lavoratore con potere di autodeterminazione che non abbia richiesto le ferie, a meno che il mancato godimento non dipenda da esigenze aziendali eccezionali e provate. Inoltre, l'esame delle buste paga ha dimostrato l'effettiva fruizione dei riposi nel corso degli anni.
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Licenziamento Dirigente Blocco Covid: Azienda Rinuncia in Cassazione
Un'azienda aveva licenziato un dirigente per ragioni economiche durante la pandemia, sostenendo che il divieto di licenziamento non si applicasse a questa categoria di lavoratori. Il caso è arrivato fino alla Corte di Cassazione, che ha sollevato una questione alla Corte Costituzionale. A seguito della decisione di quest'ultima, l'azienda ha rinunciato al ricorso. La Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, confermando di fatto la vittoria del lavoratore. La vicenda chiarisce l'applicabilità del **licenziamento dirigente blocco Covid** anche a questa figura professionale.
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Rapporto di lavoro: stop ai contratti in liquidazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della cessazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato in seguito alla soppressione per legge di una fondazione. Il ricorrente, con qualifica dirigenziale, contestava il termine del contratto e la mancata conversione a tempo indeterminato. La Suprema Corte ha stabilito che, trattandosi di un ente pubblico soppresso da una normativa speciale, i contratti in corso cessano automaticamente senza possibilità di ripristino. Sono state inoltre confermate le restituzioni di somme percepite indebitamente dal lavoratore a titolo di premi e aumenti retributivi non autorizzati.
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Ineleggibilità: eletto il dirigente scolastico
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'elezione di un consigliere regionale, respingendo l'eccezione di ineleggibilità sollevata contro un dirigente scolastico. La decisione chiarisce che il ruolo di vertice in un istituto scolastico non è equiparabile a quello di un dirigente generale ministeriale, poiché le funzioni sono limitate all'ambito dell'autonomia del singolo istituto. La Corte ha ribadito che le norme limitative dell'elettorato passivo devono essere interpretate in modo restrittivo per tutelare il diritto costituzionale alla partecipazione politica.
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Datore di lavoro: responsabilità del Sindaco
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Sindaco condannato per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, tra cui la mancata redazione del DVR. La difesa ha contestato la qualifica di datore di lavoro attribuita al primo cittadino, dimostrando l'esistenza di una delibera che assegnava tali funzioni e poteri di spesa a un dirigente specifico. La Suprema Corte ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente valutato tale designazione, che differisce dalla semplice delega di funzioni. Tuttavia, a causa del tempo trascorso, i reati sono stati dichiarati estinti per prescrizione, portando all'annullamento della sentenza senza rinvio.
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Mansioni superiori: prova e deposito documenti
Un dipendente ha agito in giudizio contro un ente di riscossione per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori dirigenziali, contestando anche un trasferimento e un presunto demansionamento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, evidenziando che il lavoratore non ha fornito prove sufficienti circa l'effettivo svolgimento di funzioni di direzione, limitandosi a compiti di coordinamento già previsti dal suo inquadramento. Inoltre, la Corte ha chiarito che il mancato deposito telematico in appello di documenti precedentemente prodotti in formato cartaceo impedisce al giudice di esaminarli, qualora la parte non ne faccia specifica istanza illustrandone la decisività.
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Mansioni superiori: guida al diritto alla retribuzione
Una dipendente di un'azienda sanitaria ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento economico derivante dallo svolgimento di mansioni superiori dirigenziali. La Corte d'Appello ha confermato che la lavoratrice aveva effettivamente diretto una struttura semplice in piena autonomia, firmando atti complessi e gestendo il personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, ribadendo che il diritto alla retribuzione per mansioni superiori decorre dall'effettivo inizio dell'attività, in virtù del principio costituzionale di proporzionalità della retribuzione, e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Retribuzione Direttore Sanitario: i nuovi limiti
Un ex dirigente medico ha agito contro un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere differenze sulla Retribuzione Direttore Sanitario, lamentando il mancato rispetto del limite minimo garantito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, parametrando il compenso a quello del direttore di dipartimento. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'individuazione del dirigente apicale di riferimento e l'interpretazione dei limiti retributivi (minimo e massimo) previsti dal d.P.C.M. 502/1995. La Suprema Corte, rilevando la complessità della questione e l'assenza di precedenti specifici, ha disposto il rinvio in udienza pubblica per una decisione di rilievo nomofilattico.
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