L'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento emessa dal Fisco per oltre 73.000 euro, relativa a un recupero IVA per l'anno 2018. L'ufficio finanziario contestava l'utilizzo in detrazione di un maggior credito d'imposta del 2017, emerso solo tramite una dichiarazione integrativa IVA presentata in ritardo nel luglio 2019. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la dichiarazione integrativa IVA presentata oltre il termine di scadenza della dichiarazione successiva impedisce l'utilizzo immediato del credito in detrazione. In questo caso, il credito può essere solo chiesto a rimborso o compensato per debiti futuri. Inoltre, la Corte ha chiarito che la cartella esattoriale nata da controllo automatizzato non necessita di una motivazione dettagliata, poiché si basa sui dati forniti dallo stesso contribuente.
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