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Dichiarazione Infedele

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Provvedimenti

Dichiarazione infedele: Cassazione su costi inesistenti
Un imprenditore è stato condannato per dichiarazione infedele per aver inserito costi inesistenti per oltre 2 milioni di euro, evadendo più di 500.000 euro tra IRES e IVA. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che tale condotta era reato anche prima della riforma del 2015 e che l'enorme entità della frode dimostra il dolo.
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Cumulo sanzioni: no doppia pena per dichiarazione
Una società, dopo aver sanato con ravvedimento operoso una dichiarazione dei redditi infedele, veniva sanzionata per l'insufficiente versamento degli acconti, calcolati sulla base della dichiarazione originaria. La Corte di Cassazione ha annullato la seconda sanzione, stabilendo che non è possibile applicare un cumulo sanzioni quando l'omesso versamento è una diretta conseguenza della dichiarazione infedele già sanata. La violazione più grave assorbe quella minore, evitando una doppia penalità per un unico comportamento.
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Responsabilità consulente fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un professionista per concorso nel reato di dichiarazione infedele. Inizialmente assolto, la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza, ritenendo provato il suo ruolo attivo e consapevole nella presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente per conto di due società clienti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del consulente fiscale sorge quando, possedendo documentazione che attesta la falsità dei dati, procede comunque alla trasmissione, contribuendo materialmente all'evasione fiscale.
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Prescrizione reati tributari: la Cassazione annulla
Due amministratori di società, condannati in appello per vari reati fiscali, hanno ottenuto un annullamento parziale della sentenza dalla Corte di Cassazione. Il fulcro della decisione riguarda la corretta applicazione della prescrizione reati tributari. La Suprema Corte ha stabilito che i termini per i reati di dichiarazione infedele e fraudolenta erano già decorsi, annullando le relative condanne e rinviando alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena per i reati residui.
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Reati tributari: quando la truffa è esclusa?
Un contribuente, accusato di truffa aggravata per aver ottenuto rimborsi fiscali indebiti tramite una rete organizzata, ha visto annullare il sequestro preventivo a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un profitto ulteriore e diverso dal mero vantaggio fiscale, si applica la normativa speciale sui reati tributari e non quella generale sulla truffa, in base al principio di specialità. Poiché le soglie di punibilità per il reato tributario non erano superate, la condotta non è stata ritenuta penalmente rilevante.
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Sanzione dichiarazione tardiva: fissa o proporzionale?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito quale sanzione applicare in caso di dichiarazione fiscale presentata in ritardo ma con un'imposta dovuta superiore a quella dichiarata. La Corte ha stabilito che la corretta sanzione per una dichiarazione tardiva ma infedele non è quella fissa, prevista per il semplice ritardo, bensì quella proporzionale (dal 90% al 180% della maggiore imposta) tipica della dichiarazione infedele. La presentazione entro 90 giorni salva la dichiarazione dall'essere considerata omessa, ma non sana l'infedeltà sostanziale.
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