La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di detenzione di monete contraffatte (art. 455 c.p.). L'imputato sosteneva di averle ricevute in buona fede, chiedendo di qualificare il fatto come reato meno grave (art. 457 c.p.). La Corte ha respinto la tesi, stabilendo un principio chiaro: la consapevolezza della falsità del denaro si può dedurre da prove indirette. Nel caso specifico, il possesso di una pluralità di banconote false e l'assenza di una spiegazione plausibile sulla loro provenienza sono stati considerati elementi sufficienti a dimostrare la malafede fin dall'inizio. La detenzione di monete contraffatte in queste circostanze integra quindi il reato più grave.
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