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Destrezza

Definizione

Nel diritto penale, indica la particolare abilità, astuzia o sveltezza usata dall'autore di un furto per eludere la sorveglianza della vittima sul bene. Non è un semplice approfittare della distrazione, ma un comportamento attivo che sorprende il detentore.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 207 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 67% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 20%
  • Rigettato 13%
  • Inammissibile 67%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 745%
  • Penale Sez. 541%
  • Penale Sez. 414%

Precedenti più richiamati

  • Cass. S.U. 34090/2017in 103 provvedimenti
  • Cass. 139/2019in 18 provvedimenti
  • Cass. 48915/2018in 17 provvedimenti
  • Cass. 23549/2020in 17 provvedimenti
  • Cass. 139/2020in 5 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dal controllo al delitto di furto consumato: il verdetto
Un uomo ha sottratto merce di alto valore in un esercizio commerciale insieme ad alcuni complici dopo aver distratto la commessa. Le forze dell'ordine monitoravano l'azione a distanza e hanno bloccato il gruppo soltanto dopo che si era allontanato con la refurtiva. La difesa ha sostenuto che si trattasse di tentato furto anziche reato compiuto, chiedendo anche le attenuanti per danno tenue ed escludendo l'aggravante della destrezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che si configura il delitto di furto consumato quando il responsabile ottiene la piena e autonoma disponibilita della merce prima dell'arresto, anche se la polizia osserva i suoi movimenti da lontano.
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Furto con destrezza al bar: banconota nascosta e condanna
Un cliente ordina un caffè al bancone di un locale e paga con una banconota da cinquanta euro. Nel ricevere il resto, infila con rapidità venti euro in tasca e inganna la cassiera sostenendo di aver ricevuto una somma errata, facendosi dare altri venti euro. I giudici condannano l'uomo per furto con destrezza. L'imputato propone ricorso per cassazione contestando l'aggravante e chiedendo la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso: la contestazione sulla destrezza non era stata sollevata in appello e i precedenti penali per truffa e bancarotta dimostrano l'abitualità della condotta, impedendo qualsiasi perdono.
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Furto con destrezza: escluso se la vittima non è distratta
Una cliente entra nel bar di un'area di servizio con la scusa di andare in bagno. La donna accede all'area riservata al personale e sottrae 1.500 euro dalla borsa della dipendente, custodita in un armadietto. La Corte di appello condanna l'imputata per furto con destrezza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna ed esclude l'aggravante. La Suprema Corte chiarisce che la destrezza sussiste solo quando il colpevole crea con astuzia una distrazione della vittima o agisce con sveltezza fisica sul corpo della persona offesa. Cogliere una situazione favorevole senza provocare direttamente la disattenzione altrui non configura l'aggravante. I giudici annullano la sentenza con rinvio per rideterminare la pena al ribasso.
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Furto con destrezza: il giubbotto sulla sella non è incustodito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo per indebito utilizzo di carte di pagamento, ricettazione di una scheda telefonica e furto aggravato. L'imputato ha sottratto con mossa fulminea un giubbotto appoggiato sulla sella di una moto, approfittando della distrazione della vittima intenta a parlare di spalle. La difesa chiedeva di considerare il possesso della tessera telefonica come un semplice furto e di escludere l'aggravante dell'abilità furtiva. I giudici hanno chiarito che sussiste il furto con destrezza anche se l'oggetto non si trova a contatto fisico con il proprietario, purché sia sotto la sua diretta sfera di controllo. La Corte ha inoltre respinto la lieve entità della ricettazione a causa della grave violazione della riservatezza dei dati personali.
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Danno di speciale tenuità negato anche se la refurtiva torna
Un uomo subisce una condanna per furto aggravato dalla destrezza, furto con strappo di uno zaino e tentata rapina ai danni di due passanti. L'imputato presenta ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando vari vizi, tra cui il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che le vittime avevano recuperato la refurtiva o che l'azione predatoria non si era perfezionata. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano integralmente la sentenza penale a carico dell'aggressore, stabilendo che il danno di speciale tenuità richiede una lesione patrimoniale lievissima, calcolata esclusivamente sul valore del bene preso di mira e non sulla successiva restituzione del maltolto alla vittima. L'imputato deve inoltre versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Furto con destrezza: rubare soldi incustoditi non è reato aggravato
La vicenda riguarda un giovane condannato per ripetuti furti di denaro commessi nel retrobottega di una tabaccheria gestita dalla madre di un amico. L'imputato approfittava della confidenza e dell'ospitalità per asportare contanti da un armadio incustodito. I giudici di merito contestavano al colpevole sia l'abuso di ospitalità, sia l'ingente danno economico, sia l'aggravante del furto con destrezza. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso difensivo. I Supremi Giudici stabiliscono che il semplice prelievo di denaro incustodito approfittando della distrazione della titolare non configura un furto con destrezza, mancando un'astuzia diretta ad allentare la sorveglianza. La Corte annulla la sentenza limitatamente alla destrezza e al danno patrimoniale di rilevante gravità, confermando la responsabilità e l'abuso di ospitalità.
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Cane e furto con destrezza: la condanna definitiva
Due imputati hanno subito la condanna definitiva per plurimi reati contro il patrimonio, tra cui sottrazioni di beni e indebito utilizzo di carte di pagamento. La vicenda scaturisce dall'azione di uno dei condannati, il quale ha distratto la vittima accarezzandole il cane mentre si impossessava dei suoi beni personali. I ricorrenti hanno contestato l'aggravante sostenendo la semplice disattenzione della persona offesa. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza del furto con destrezza: l'astuzia usata per sviare l'attenzione del proprietario integra pienamente l'aggravante specifica. Ritenuti generici e privi di argomentazioni idonee tutti gli altri motivi di ricorso relativi alla dosimetria della sanzione e al diniego delle attenuanti, i giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi inammissibili, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: bottiglie di pregio e finti acquisti
Due soggetti tentano di asportare bottiglie di pregio da un esercizio commerciale. I complici danneggiano le etichette per disattivare i sistemi di protezione e si presentano a casse diverse pagando merce di poco conto per distrarre i cassieri. I giudici di merito condannano entrambi per furto aggravato tentato, riconoscendo la violenza sulle cose, la destrezza e il danno di rilevante gravità. Gli imputati impugnano la decisione contestando le aggravanti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. La Corte conferma che la manomissione fisica delle confezioni integra la violenza e che la distrazione concordata dei dipendenti costituisce piena destrezza. Inoltre, i precedenti penali giustificano il rigetto delle attenuanti generiche.
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Furto aggravato dalla destrezza: il finto diversivo costa caro
Due clienti di un supermercato hanno distratto la cassiera con una falsa richiesta di informazioni su una ricarica telefonica, costringendola ad alzarsi dalla cassa. In quel frangente, una delle due donne ha sottratto un sacchetto contenente cento euro dall'area riservata ai dipendenti. I giudici di merito hanno condannato entrambe per furto aggravato dalla destrezza. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo. I giudici hanno chiarito che creare intenzionalmente un diversivo per allontanare la vittima e rubare costituisce piena destrezza, non un semplice approfittamento di una disattenzione casuale. Inoltre, il risarcimento parziale di trecento euro non ha garantito l'attenuante economica, poiché non ha coperto l'intero danno subito dall'attività commerciale.
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Furto con destrezza: 90 euro rubati ma il ricorso è respinto
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto di un portafogli. La difesa contestava la sussistenza dell'aggravante del furto con destrezza, sostenendo che l'accusa si basasse su mere congetture. La difesa richiedeva inoltre il riconoscimento dell'attenuante per la speciale tenuità del danno, dato il ridotto valore del contante sottratto pari a novanta euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'aggravante risulta provata dalla testimonianza attendibile della persona offesa. Inoltre, l'attenuante economica non si applica, poiché oltre alle banconote il portafogli conteneva due carte bancomat e due libretti di assegni. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: ladri condannati, spese a carico
Due individui, condannati per furto aggravato e tentato furto aggravato, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Essi contestavano la valutazione delle prove e la sussistenza della circostanza aggravante della destrezza. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le argomentazioni generiche e non specifiche. Questo ha comportato la conferma della condanna e l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Furto aggravato con destrezza: dalla mancia alla condanna
Un figurante in abiti storici ha chiesto una donazione a un turista dopo uno scatto fotografico. Mentre la vittima estraeva cinque euro dal portafoglio, l'uomo ha sfilato repentinamente ottanta euro con una mossa fulminea, nascondendoli sotto il proprio mantello. All'arrivo della polizia, il soggetto ha opposto resistenza colpendo un agente con una spallata durante l'identificazione. I giudici hanno qualificato il fatto come furto aggravato con destrezza e non come controversia contrattuale, poiché il denaro era già uscito dalla sfera di custodia della vittima grazie a un'azione rapida e ingannevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando in via definitiva la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con Destrezza: Cassazione Annulla Condanna per Mancanza di Prove
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un imputato per furto con destrezza e resistenza a pubblico ufficiale, precedentemente stabilita tramite patteggiamento. L'annullamento è avvenuto perché la circostanza aggravante del furto con destrezza non risultava adeguatamente descritta o provata negli atti processuali. La Suprema Corte ha chiarito che la destrezza implica un'abilità specifica per eludere la sorveglianza, non un semplice approfittare di distrazione. Il caso tornerà al Tribunale di Brindisi per una nuova valutazione, escludendo l'aggravante se non correttamente giustificata.
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Furto aggravato dalla destrezza: la pizza sul parabrezza non è frode
Un Lavoratore ha distratto la Proprietaria di un'auto posizionando della pizza sul parabrezza, inducendola a scendere e lasciando la portiera aperta, per poi sottrarle la borsa. In primo grado, è stato condannato per furto aggravato dal mezzo fraudolento. La Corte di Cassazione ha riqualificato il fatto come furto aggravato dalla destrezza, ritenendo che l'azione di distrazione non costituisse un vero e proprio inganno per la consegna del bene. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la condanna e l'aggravante, ma con una diversa qualificazione giuridica.
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Furto con destrezza e cellulare: la Cassazione cancella la condanna
I giudici di merito hanno condannato un uomo per il reato di furto con destrezza di uno smartphone dimenticato su una panchina. L'accusa si basava unicamente sull'inserimento nel telefono di una scheda telefonica intestata all'imputato. La difesa ha contestato l'assenza del contratto di attivazione, l'esito negativo delle perquisizioni e l'assenza di vera destrezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la condanna con rinvio. La Suprema Corte ha ribadito che raccogliere un bene incustodito non costituisce destrezza. Inoltre, la semplice intestazione anagrafica di una scheda telefonica non supera la soglia del ragionevole dubbio senza riscontri investigativi puntuali.
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Finto acquisto e furto: c’è l’aggravante della destrezza
Una cliente è entrata in un negozio e ha chiesto al titolare un pezzo di ricambio per una macchina da caffè. Il negoziante si è allontanato dal bancone per cercare il prodotto richiesto. La cliente ha approfittato del momento per sottrarre il telefono cellulare posato sul banco ed è fuggita senza comprare nulla. La Corte d'Appello ha condannato l'imputata per furto, riconoscendo l'aggravante della destrezza e negando la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti e della pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata. I giudici hanno confermato che creare un falso pretesto per allontanare la vittima configura pienamente l'aggravante della destrezza e giustifica il rigetto dei benefici di legge.
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Furto in abitazione: finta impiegata postale condannata
Una donna si è presentata a casa di due coniugi spacciandosi per una dipendente postale. Con il pretesto di verificare i numeri di serie delle banconote appena prelevate, la donna ha sottratto con destrezza 2.400 euro ed è fuggita. I giudici di merito l'hanno condannata per furto in abitazione e sostituzione di persona, applicando l'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità in proporzione alla pensione percepita dalle vittime. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la validità del riconoscimento fotografico e la gravità economica del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena affidabilità dell'individuazione visiva prolungata e hanno ribadito che il danno economico si misura anche sul reddito mensile effettivo della persona offesa.
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Danno di speciale tenuità: perché 50 euro rubati non bastano
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto di una banconota da 50 euro, aggravato dalla destrezza. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo l'esiguità dell'importo sottratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico di valore pressoché irrisorio. I giudici hanno chiarito che la somma di 50 euro non può considerarsi un danno irrilevante. Inoltre, la capacità economica della vittima di sopportare la perdita è del tutto irrilevante ai fini della concessione del beneficio. L'Imputata perde la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Gesto fulmineo: confermato il furto aggravato dalla destrezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato dalla destrezza a carico di un imputato che si era impossessato rapidamente di un bene altrui. La difesa sosteneva l'assenza dell'aggravante, ritenendo il fatto un semplice approfittamento senza previa creazione di un diversivo. I giudici hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il gesto fulmineo integra pienamente la destrezza se sorprende la vittima e ne neutralizza la reazione immediata. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto: la Destrezza non è Automatica, serve prova concreta
Tre donne sono state condannate per furto aggravato, avendo sottratto capi di abbigliamento da diversi negozi. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato, confermando l'aggravante della destrezza, basandosi sul ritrovamento di merce rubata e strumenti per rimuovere i dispositivi antitaccheggio. Le imputate hanno contestato la sussistenza della circostanza aggravante della destrezza. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, chiarendo che la destrezza implica una condotta attiva per eludere la sorveglianza, non il semplice approfittare di una distrazione. La sentenza è stata annullata con rinvio per riesaminare la sussistenza della circostanza aggravante della destrezza e ricalcolare la pena.
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