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Deposito Temporaneo

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Provvedimenti

Deposito temporaneo rifiuti: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'amministratrice di un'azienda agricola per abbandono e combustione illecita di rifiuti. La difesa sosteneva si trattasse di un 'deposito temporaneo rifiuti' in attesa di smaltimento, ma la Corte ha respinto la tesi. La sentenza chiarisce che per essere considerato tale, il deposito deve rispettare requisiti stringenti, come il raggruppamento per categorie omogenee e la prova della provenienza e della destinazione. In assenza di queste condizioni, l'accumulo integra il reato di abbandono incontrollato.
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Deposito temporaneo rifiuti: quando è reato? Cassazione
Un imprenditore agricolo è stato condannato per gestione illecita di rifiuti, avendo accumulato sul terreno della sua azienda una notevole quantità di materiali, inclusi rifiuti pericolosi come l'amianto. L'imprenditore ha sostenuto si trattasse di un 'deposito temporaneo rifiuti' in attesa di smaltimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che non erano state rispettate le rigide condizioni normative per il deposito temporaneo, come il raggruppamento per categorie omogenee. Inoltre, ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'ingente quantità e la pericolosità dei rifiuti abbandonati.
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Deposito temporaneo rifiuti: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per gestione illecita di rifiuti. La sentenza ribadisce un principio fondamentale in materia ambientale: spetta a chi produce i rifiuti dimostrare di aver rispettato tutte le rigide condizioni previste dalla legge per il cosiddetto 'deposito temporaneo rifiuti'. In assenza di tale prova, lo stoccaggio è da considerarsi un'attività illegale. La Corte ha inoltre precisato che la procedura estintiva speciale per le contravvenzioni ambientali non è un obbligo per gli organi di vigilanza.
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Deposito temporaneo: onere della prova sul produttore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli amministratori di una società avverso il sequestro di un'area adibita a discarica abusiva. La Corte ha ribadito un principio fondamentale in materia ambientale: l'onere di provare la sussistenza delle condizioni per il lecito deposito temporaneo di rifiuti grava sul produttore e non sull'organo accertatore. La difesa non è riuscita a dimostrare il rispetto dei limiti quantitativi e temporali, né la corretta gestione dei rifiuti stoccati.
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