Definizione
Si verifica quando un soggetto compie atti idonei a commettere un reato, ma l'azione non si conclude o l'evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 228 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 67% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 16%
- Rigettato 15%
- Inammissibile 67%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 756%
- Penale Sez. 526%
- Penale Sez. 218%
Precedenti più richiamati
- Cass. 3526/2013in 11 provvedimenti
- Cass. 40020/2019in 14 provvedimenti
- Cass. S.U. 28243/2013in 11 provvedimenti
- Cass. 11683/2018in 5 provvedimenti
- Cass. S.U. 52117/2014in 10 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un automobilista insegue e sperona da tergo l'auto guidata dal fratello della sua ex compagna, facendola ribaltare in un campo dopo una caduta di circa un metro e mezzo. I giudici di merito condannano l'uomo per tentato omicidio a otto anni di reclusione e assolvono un terzo soggetto dall'accusa di subornazione per aver proposto un risarcimento in cambio del ritiro della denuncia. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della pubblica accusa sull'assoluzione del terzo soggetto, ma accoglie il ricorso dell'imputato principale. I giudici di legittimità chiariscono che il delitto tentato richiede il dolo diretto, anche nella forma alternativa, e non ammette il dolo eventuale. L'atto di speronare un veicolo a velocità sostenuta con un solo impatto non prova automaticamente l'intenzione di uccidere, rendendo necessario un nuovo giudizio d'appello.
Continua »
L'imputato ha tentato di rubare bottiglie di alcolici in un supermercato in due diverse occasioni, per un valore rispettivo di 168 e 151 euro. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto, negando la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione dello sconto di pena, sostenendo l'assenza di un danno economico effettivo poiché la merce non era uscita dal punto vendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel tentato furto il danno potenziale si misura sul valore dei beni presi di mira, che nella vicenda superava la soglia del pregiudizio irrisorio o lievissimo.
Continua »
Un'imputata sottrae bottiglie di alcolici all'interno di un esercizio commerciale. Al momento del fermo da parte degli addetti alla sicurezza, la donna reagisce con violenza scagliando calci, pugni, sputi e morsi per liberarsi e fuggire prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. La difesa contesta sia l'utilizzabilità di un referto medico acquisito prima del giudizio abbreviato, sia la sussistenza della rapina impropria consumata, ritenendo che i colpi a vuoto integrassero solo un delitto tentato. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso e conferma la condanna definitiva per rapina impropria. I giudici stabiliscono che la violenza usata per guadagnare la fuga consuma il reato anche se i colpi non feriscono i custodi.
Continua »
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un imputato per tentato furto aggravato. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando sia il mancato esame di un motivo di appello sia l'errato calcolo della pena nel delitto tentato. Secondo la difesa, il giudice di secondo grado non poteva integrare la motivazione del Tribunale e doveva applicare un criterio di calcolo più esplicito per la riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Corte territoriale ha il pieno potere di integrare la motivazione di primo grado. Inoltre, il giudice di merito può scegliere liberamente tra metodo sintetico e metodo bifasico nella quantificazione della sanzione. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione dello sconto massimo di due terzi per il delitto di tentato furto in abitazione commesso in concorso. La donna sosteneva che la corte di merito avesse errato nel quantificare il beneficio concedendo solo un taglio della metà. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la diminuzione della pena per tentativo rientra nel pieno potere discrezionale del giudice di merito. La scelta di non applicare lo sconto massimo risulta corretta quando la sentenza valuta accuratamente il grado di avanzamento del reato, la vicinanza alla consumazione, l'intensità del dolo e la concreta offensività della condotta. Di conseguenza, l'Imputata ha perso il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Un creditore ha inviato messaggi intimidatori a un debitore per ottenere la restituzione di una somma prestata, affermando che avrebbe recuperato il denaro in un modo o nell'altro. La Corte di appello ha condannato l'uomo per tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che le sue parole costituissero una semplice insistenza verbale adirata e non una vera minaccia penalmente perseguibile. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito, che hanno ravvisato nelle espressioni adoperate un atteggiamento concretamente minatorio. Il creditore perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
I giudici hanno confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione per furto in abitazione a carico di un imputato sorpreso subito dopo l'azione criminosa. La difesa sosteneva che il reato dovesse qualificarsi come tentativo, poiché le forze dell'ordine avevano monitorato l'uomo a distanza prima di bloccarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La vittima aveva perso di vista l'autore della sottrazione, consentendo a quest'ultimo di acquisire la piena e autonoma disponibilità dei beni, seppur per pochi istanti. Tale circostanza integra pienamente la fattispecie di furto consumato ed esclude il semplice tentativo. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre caricava su un furgone pneumatici e cerchi in lega smontati da un'automobile rubata. La difesa sosteneva la sussistenza del solo tentativo, poiché la polizia aveva bloccato l'azione prima del completo caricamento della refurtiva. La Suprema Corte ha respinto la richiesta e ha confermato la condanna per il delitto di riciclaggio consumato. I giudici hanno chiarito che il delitto di riciclaggio si perfeziona anche quando il trasferimento dei beni illeciti è soltanto parziale, purché l'azione risulti idonea a ostacolare l'identificazione della loro origine delittuosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reato di riciclaggio a carico di diversi soggetti che avevano attivato carte prepagate per ricevere somme provento di una truffa. I ricorrenti sostenevano l'insussistenza del reato consumato per il mancato prelievo del denaro, bloccato dal sistema, e per l'assenza di operazioni di ripulitura. I giudici hanno stabilito che la semplice messa a disposizione di una carta di pagamento a proprio nome integra pienamente il delitto, poiché il frazionamento e l'intestazione fittizia ostacolano la tracciabilità delle somme. Anche l'incasso non riuscito di vaglia integra il tentativo. Tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese.
Continua »
Un cliente si è appropriato di alcuni prodotti all'interno di un punto vendita commerciale ed è fuggito, venendo inseguito dal direttore solo dopo l'uscita. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per furto consumato aggravato da recidiva. L'autore ha proposto ricorso per cassazione, contestando la validità della denuncia sporta dal personale privo di delega societaria e sostenendo la presenza di un mero tentativo. La Suprema Corte ha confermato la condanna, sancendo che il furto in supermercato si considera pienamente consumato se l'inseguimento scatta quando il reo ha già sottratto la merce dal controllo del locale, e che anche la cassiera possiede il diritto di presentare querela.
Continua »
Tre individui sono stati condannati per episodi di furto consumato e tentato in abitazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza delle prove e lamentando l'omessa motivazione su alcune discrepanze orarie. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne e rigettato i ricorsi. La decisione si fonda sul principio della doppia conforme, valevole quando le motivazioni dei primi due gradi di giudizio si integrano perfettamente. I giudici hanno stabilito che l'aggancio alle celle telefoniche, i servizi di osservazione e l'uso dell'espressione in codice 'essere al lavoro' costituiscono una solida struttura probatoria. Nel reato di furto in abitazione indizi precisi e concordanti risultano pienamente sufficienti a confermare la responsabilità penale dei colpevoli.
Continua »
Un commerciante ha minacciato pesantemente un coltivatore diretto per costringerlo a cessare la vendita di prodotti ortofrutticoli su strada e per imporre i prezzi delle ciliegie. L'autore delle intimidazioni ha sostenuto la legittimità del proprio intervento, affermando che la vittima non possedeva le autorizzazioni commerciali necessarie. I giudici di merito hanno condannato l'imputato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di illecita concorrenza con minaccia, sia consumata che tentata. I giudici supremi hanno chiarito che nessun presunto abuso amministrativo giustifica l'intimidazione violenta per alterare il mercato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Un uomo ha rubato uno smartphone dalla borsa di una cliente all'interno di un bar e si è dato alla fuga. L'impianto di videosorveglianza lo ha immortalato e alcuni clienti lo hanno riconosciuto prima che le forze dell'ordine lo fermassero con la refurtiva. L'imputato ha proposto ricorso chiedendo di considerare l'azione un mero tentativo di furto e invocando il valore economico lievissimo del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di furto consumato, poiché l'autore della sottrazione ha acquisito, anche solo per breve tempo, la piena e autonoma disponibilità del telefono uscendo dal locale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato l'imputato al pagamento delle spese.
Continua »
Un uomo ha forzato la catena e il lucchetto di una barca ormeggiata sulla spiaggia, spingendola in mare per sottrarla al proprietario. La difesa ha sostenuto che la condotta integrasse un semplice tentativo, non avendo l'agente acquisito un dominio duraturo sul bene. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna per furto consumato con l'aggravante della violenza sulle cose. I giudici hanno chiarito che il delitto di furto consumato si perfeziona nell'istante in cui la cosa viene rimossa dal luogo originario ed esce dalla sfera di disponibilità della persona offesa. La durata del possesso e il successivo recupero della refurtiva da parte delle forze dell'ordine non trasformano l'illecito in tentato.
Continua »
Tre imputati, accusati di molteplici furti in abitazione, hanno concordato la pena con il Tribunale mediante patteggiamento. Successivamente, i soggetti hanno proposto ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione. I condannati hanno contestato la qualificazione giuridica dei reati tra furto consumato e tentato, il difetto di motivazione e la mancata estensione delle circostanze attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. La legge limita rigorosamente i motivi di impugnazione successivi all'accordo sulla pena, ammettendoli solo per errori palesi e immediati o per sanzioni illegali. I giudici hanno confermato la piena validità della sentenza impugnata, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Un uomo e i suoi complici hanno suonato ripetutamente al citofono di una villa per accertarsi che fosse disabitata, provando subito dopo a forzare il cancello d'ingresso. L'arrivo imprevisto di una pattuglia della polizia locale a sirene spiegate ha interrotto l'azione, scatenando una fuga precipitosa. Gli agenti hanno bloccato uno dei fuggitivi, rinvenendo strumenti professionali da scasso. La difesa ha sostenuto l'impunibilità dell'azione, qualificandola come mero atto preparatorio interrotto da una presunta desistenza volontaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la sequenza delle azioni integra pienamente il tentato furto in abitazione e che la fuga provocata dall'arrivo delle forze dell'ordine esclude qualsiasi spontaneità nell'interruzione del reato.
Continua »
Un professionista creava atti giudiziari e ricevute di pagamento inesistenti tramite fotomontaggi e collage rinvenuti nel proprio studio. La difesa sosteneva l'impossibilità di punire semplici copie di atti mai esistiti e mai esibiti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che sussiste il reato di falsità materiale quando la copia assume l'apparenza visiva di un originale o attesta falsamente l'esistenza di un provvedimento ufficiale. Anche gli atti preparatori non ultimati configurano un tentativo punibile se possiedono idoneità ingannatoria.
Continua »
Il Tribunale aveva parzialmente accolto l'appello di un Lavoratore, escludendo una circostanza aggravante per alcuni furti, ma la manteneva per un caso di Tentato Furto Aggravato da autovetture. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che l'assenza di beni nelle auto avrebbe dovuto escludere l'aggravante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che l'aggravante può applicarsi al delitto tentato. La valutazione si basa sull'intento criminoso dell'agente, anche se non trova beni di valore. L'esito è la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali per il Lavoratore.
Continua »
Un uomo sottoposto a una misura di restrizione presso la propria abitazione si è allontanato dal luogo stabilito senza autorizzazione. La difesa ha sostenuto che l'episodio dovesse essere considerato un semplice tentativo o un fatto di particolare tenuità, vista la presunta intenzione dell'imputato di compiere un'assenza brevissima per poi rientrare subito. I giudici di merito hanno invece ritenuto integrato il reato di evasione consumato a tutti gli effetti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato, poiché ha riproposto questioni di fatto già ampiamente smentite e motivate nei gradi precedenti. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte d'Appello aveva condannato un individuo per furto tentato, confermando la recidiva ma escludendo l'aggravante. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'eccessività della pena base e la mancanza di motivazione sulla sua determinazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la determinazione pena furto tentato, se rientra nella media edittale, non richiede una motivazione specifica ed estesa. Basta un richiamo al criterio di adeguatezza della pena, considerando i fatti e la personalità del condannato. L'individuo ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali.
Continua »