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delitto di diffamazione

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Delitto di diffamazione: la critica non copre l’insulto
Una cittadina ha impugnato la condanna pronunciata dal Tribunale per il delitto di diffamazione nei confronti di un professionista. La ricorrente sosteneva di aver esercitato il legittimo diritto di critica e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le espressioni lesive usate costituivano un attacco personale ingiustificato e slegato da una critica costruttiva. Inoltre, la particolare tenuità del fatto non trova applicazione nei procedimenti per reati di competenza del giudice di pace. Per le sentenze di appello relative a tali reati, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge. L'imputata ha subito la conferma definitiva della condanna penale, dell'obbligo di risarcire il danno e del pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Diffamazione e provocazione: la rabbia non giustifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per aver diffamato un avvocato. La Corte ha stabilito che la scriminante della provocazione non può basarsi su un mero stato soggettivo di rabbia o esasperazione, ma richiede elementi oggettivi e concreti che giustifichino la reazione. In tema di diffamazione e provocazione, la percezione di essere vittima di un'ingiustizia, se priva di fondamento, non esclude la responsabilità penale.
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