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Deducibilità Costi Swap

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Deducibilità costi swap: la Cassazione chiarisce
Una società produttrice si è vista negare la deducibilità dei costi derivanti da contratti di Interest Rate Swap. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30591/2024, ha stabilito che la deducibilità di tali costi per le imprese non finanziarie è subordinata alla prova, a carico del contribuente, della loro finalità di copertura (hedging) e non speculativa. La Corte ha inoltre chiarito che un accertamento con adesione relativo a un'annualità precedente non crea un legittimo affidamento per gli anni successivi. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione e per l'applicazione di sanzioni più miti previste da una nuova legge.
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Deducibilità costi swap: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30590/2024, ha stabilito principi chiari sulla deducibilità dei costi derivanti da contratti swap. La Corte ha affermato che l'onere di provare la finalità di copertura (e quindi l'inerenza del costo) spetta esclusivamente al contribuente. Un precedente accordo con l'Amministrazione Finanziaria per un'annualità diversa non crea un legittimo affidamento per gli anni successivi. La decisione del giudice di merito è stata cassata per errata ripartizione dell'onere probatorio e la causa rinviata per un nuovo esame.
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Deducibilità costi SWAP: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi di un contratto SWAP. La Corte ha stabilito che se il contratto derivato ha una funzione di copertura del rischio e non speculativa, i costi sono inerenti all'attività d'impresa e quindi deducibili. La valutazione della natura del contratto spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata.
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