Un collaboratore ha chiesto il pagamento di ventimila euro a un'azienda per lo sviluppo di un brevetto, sostenendo l'esistenza di un accordo di consulenza continuativo. L'azienda ha negato l'intesa stabile, riconoscendo solo una singola giornata di formazione. Il Tribunale, inquadrata la vicenda come contratto di prestazione d'opera, ha rigettato la domanda poiché il valore reale delle prestazioni (pari a 720 euro) era già stato ampiamente coperto da acconti per 4.500 euro ricevuti prima e durante la causa. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso del collaboratore, dichiarando inammissibili le contestazioni sui fatti già accertati nei gradi precedenti a causa del principio della doppia conforme e confermando la condanna al pagamento delle spese legali.
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