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Decisione accelerata

Definizione

Un rito semplificato in Cassazione per definire rapidamente i ricorsi che appaiono chiaramente inammissibili, improcedibili o infondati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Estinzione del giudizio: no al merito se scade il termine
Il Ricorrente ha impugnato una decisione nei confronti della Società Fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tramite decreto presidenziale, poiché il Ricorrente non ha chiesto la decisione del ricorso nei termini previsti dalla procedura accelerata. Successivamente, il Ricorrente ha presentato un'istanza chiedendo la fissazione dell'udienza per discutere il merito del ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile tale richiesta. I giudici hanno chiarito che, una volta dichiarata l'estinzione del giudizio, l'istanza per fissare l'udienza è ammessa solo per contestare eventuali errori procedurali che hanno portato all'estinzione stessa, e non per chiedere un nuovo esame del merito della causa. Di conseguenza, l'istanza è stata respinta senza addebito di spese.
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Decisione accelerata dei ricorsi: il termine di 40 giorni è perentorio
Un condominio ha impugnato una sentenza d'appello riguardante la ripartizione di spese legali per infiltrazioni, sostenendo che dovessero gravare su tutti i condòmini e non solo su quelli del condominio parziale interessato. La Suprema Corte ha formulato una proposta di decisione accelerata dei ricorsi, ravvisando l'inammissibilità dell'impugnazione. Il condominio non ha presentato istanza di decisione entro i quaranta giorni previsti, portando alla dichiarazione di estinzione del giudizio. Il ricorrente ha opposto il decreto sostenendo l'inapplicabilità della riforma Cartabia ai processi iniziati nel 2017. La Cassazione ha rigettato l'opposizione, confermando che la decisione accelerata dei ricorsi si applica a tutti i procedimenti pendenti senza udienza fissata al 1° gennaio 2023. Il termine di quaranta giorni è stato dichiarato perentorio e l'errore di diritto del difensore non giustifica la rimessione in termini.
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Esclusione del socio: concorrenza sleale e sanzioni processuali
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della esclusione del socio di una società di trasporti, accusato di aver violato il divieto di concorrenza e di non aver prestato la propria opera lavorativa come pattuito. Il socio uscente aveva impugnato la delibera assembleare sostenendo l'illegittimità del provvedimento e chiedendo, a sua volta, l'estromissione dell'altro socio amministratore. I giudici di merito hanno rigettato le sue istanze, rilevando prove documentali dell'attività concorrente svolta tramite un'altra impresa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il giudice non può sostituirsi alla volontà dei soci nelle decisioni gestionali. Inoltre, il ricorrente è stato condannato per responsabilità aggravata per aver insistito nel giudizio nonostante una proposta di definizione anticipata negativa, configurando un abuso del processo.
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