Definizione
Obbligazione che ha per oggetto fin dall'origine una somma di denaro determinata.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 119 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 56% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 56%
- Rigettato 29%
- Inammissibile 14%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 150%
- Civile Sez. 332%
- Civile Sez. 218%
Precedenti più richiamati
- Cass. 20178/2017in 5 provvedimenti
- Cass. 32911/2021in 7 provvedimenti
- Cass. 10793/2014in 4 provvedimenti
- Cass. 3738/2012in 3 provvedimenti
- Cass. 719/2011in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La società debitrice, gravata da pesanti debiti fiscali, cedeva l'intero magazzino merci per trecentomila euro a un'altra impresa con identica sede e amministratori collegati. Il Fallimento della cedente promuoveva l'azione revocatoria ordinaria per sottrarre l'operazione al danno della massa dei creditori. L'acquirente sosteneva la legittimità della vendita, affermando di aver pagato un prezzo congruo impiegato per estinguere debiti scaduti. La Corte d'Appello ha confermato la revoca dell'atto: la sostituzione di beni materiali con denaro liquido rende più insicuro il recupero dei crediti e le parti erano pienamente consapevoli del dissesto. Accertata la parziale sparizione dei beni durante la causa, la Corte ha condannato l'acquirente a pagare il valore monetario sostitutivo, quantificato in trecentomila euro oltre interessi legali.
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Un'impresa edile pretendeva il pagamento integrale dei lavori, ma il committente sollevava l'eccezione di inadempimento contestando gravi difetti dell'opera e domandando la riduzione del prezzo con risarcimento dei danni. I giudici di merito riducevano il corrispettivo, applicando però interessi di mora automatici dalla data della fattura senza valutare la correttezza del rifiuto di pagamento. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del committente e cassa la decisione. Il giudice deve verificare la proporzionalità del rifiuto di pagamento prima di applicare gli interessi moratori. Inoltre, il risarcimento per i vizi costituisce un debito di valore: il giudice deve rivalutarlo all'attualità prima di effettuare la compensazione con il corrispettivo dovuto.
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La Corte d'Appello ha ridefinito i compensi professionali avvocato spettanti per attività stragiudiziale e penale. La sentenza chiarisce che i parametri ministeriali applicabili sono quelli vigenti al momento della cessazione dell'incarico, non quelli della successiva liquidazione. Viene inoltre confermato che la sottoscrizione per accettazione delle note spese costituisce ricognizione di debito, obbligando il cliente al pagamento.
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Il caso riguarda l'indennità di asservimento per un elettrodotto su terreni agricoli. Un'azienda agricola (il Proprietario) ha contestato la quantificazione del risarcimento stabilita dalla Corte d'Appello per la servitù e i danni connessi. La Corte di Cassazione ha esaminato diversi aspetti, inclusi il calcolo della perdita di redditività, il valore delle aree non direttamente asservite ma inutilizzabili, e il periodo di calcolo per l'occupazione temporanea. La Corte ha chiarito che l'indennità di asservimento è un "debito di valuta", non soggetto a rivalutazione automatica. Ha accolto parzialmente il ricorso del Proprietario sul calcolo dell'occupazione temporanea, rinviando alla Corte d'Appello, e ha rigettato le altre pretese.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata attuazione della direttiva europea 82/76/CEE. I medici, iscritti ai corsi prima del 31/12/1982, lamentavano il mancato riconoscimento di un indennizzo adeguato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il diritto al risarcimento si prescrive nel termine decennale, decorrente dall'entrata in vigore della legge n. 370/1999. Inoltre, ha ribadito che l'indennizzo deve seguire i parametri stabiliti dalla legge, non quelli rivendicati dai ricorrenti. La decisione si allinea a una consolidata giurisprudenza sulla prescrizione risarcimento medici specializzandi.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni proprietari contro il Comune, relativo all'ammontare dell'indennità di esproprio per terreni occupati. I proprietari contestavano la valutazione dei terreni come non edificabili e il calcolo degli interessi sull'indennità. La Corte ha stabilito che l'indennità di esproprio è stata correttamente calcolata, poiché i terreni non erano edificabili di fatto, indipendentemente dalla natura del vincolo urbanistico. Ha inoltre confermato che l'indennità di occupazione è un debito di valuta, soggetto a soli interessi compensativi e non a rivalutazione monetaria automatica. Il ricorso è stato respinto.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del Risarcimento medici specializzandi per la mancata o tardiva attuazione delle direttive comunitarie (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) da parte dello Stato italiano. Molti medici, iscritti a corsi di specializzazione prima del 1983, non avevano ricevuto un'adeguata remunerazione. La Corte, richiamando la giurisprudenza europea e delle Sezioni Unite, ha stabilito che il diritto al risarcimento spetta anche a questi medici, ma solo a partire dal 1° gennaio 1983 e fino alla conclusione della formazione, a condizione che la specializzazione fosse riconosciuta a livello comunitario. La sentenza impugnata è stata cassata per alcuni ricorrenti, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Un'Azienda Immobiliare ha chiesto a un Ente Pubblico il pagamento dell'indennità per l'occupazione di un'area, a seguito di una procedura espropriativa non conclusa con il decreto di esproprio. L'Azienda pretendeva la rivalutazione monetaria oltre agli interessi legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'indennità di espropriazione e di occupazione legittima sono debiti di valuta, non di valore. Pertanto, spetta solo il pagamento degli interessi legali, senza rivalutazione monetaria, a meno che non si dimostri un maggior danno. La normativa europea non impone una diversa qualificazione del debito.
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Un'azienda affittuaria ha chiesto la nullità della clausola sul canone nel contratto di affitto ramo azienda relativo a un deposito di carburante marino. L'affittuaria pretendeva la gratuità d'uso prevista dalla legge speciale per i distributori stradali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ordinando il pagamento dei canoni arretrati e della rivalutazione monetaria. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi riguardanti la natura dell'impianto, poiché la qualificazione dei fatti spetta solo ai giudici di merito. La Suprema Corte ha tuttavia accolto il motivo sulla rivalutazione monetaria, avendo la Corte d'Appello omesso di decidere sulla specifica contestazione sollevata riguardo all'applicazione della rivalutazione a un debito di valuta.
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Un proprietario ha chiesto un indennizzo per la demolizione di un immobile a Pozzuoli, disposta dal Sindaco a causa del bradisismo. La questione centrale riguardava la natura dell'indennizzo (debito di valuta o di valore) e la responsabilità di pagamento tra Stato e Comune. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennizzo demolizione immobile, ordinato dal Sindaco come ufficiale di governo, è un debito di valuta a carico dello Stato. Non è una piena compensazione, ma un ristoro solidaristico. Gli interessi decorrono dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto l'indennizzo, non dalla data della demolizione. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di numerosi medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata remunerazione dei corsi di specializzazione, a causa del ritardo dello Stato italiano nell'attuare le direttive europee. La Corte d'Appello aveva rigettato alcune domande per mancanza di prova documentale. La Cassazione ha stabilito che il diritto al risarcimento spetta anche per corsi iniziati prima del 1983, purché la frequenza sia avvenuta dopo il 1° gennaio 1983. Ha inoltre chiarito che, se i fatti sono stati allegati e non contestati dalla controparte, non è sempre necessaria una prova documentale stringente. La sentenza è stata cassata con rinvio, accogliendo in gran parte le richieste di risarcimento medici specializzandi, tranne per un caso specifico.
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Alcuni cittadini hanno impugnato la determinazione relativa alla indennità di esproprio fissata per un terreno urbano adibito a parcheggio. Il Comune ha contestato i criteri di stima utilizzati e il calcolo della rivalutazione monetaria, chiedendo inoltre la sospensione del giudizio. La Corte di Cassazione ha analizzato la vicenda considerando i precedenti giudicati formatisi tra le parti in merito alla destinazione urbanistica e all'uso effettivo dell'area. I giudici hanno confermato la validità della stima basata sul valore commerciale del fondo e sulle sue reali potenzialità reddituali come parcheggio. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso principale del Comune sia il ricorso incidentale dei proprietari privati. Di conseguenza, la determinazione economica dell'indennità di esproprio è rimasta confermata, con compensazione integrale delle spese di giudizio tra le parti per reciproca soccombenza.
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La Cassazione ha affrontato il complesso tema del Risarcimento medici specializzandi per la mancata attuazione delle direttive europee da parte dello Stato italiano. Il caso riguardava medici che avevano frequentato corsi di specializzazione senza ricevere un'adeguata remunerazione. La Corte ha stabilito che il diritto al risarcimento spetta anche a chi ha iniziato la specializzazione prima dell'anno accademico 1982-1983, ma la remunerazione decorre dal 1° gennaio 1983. Ha inoltre chiarito che la durata inferiore del corso o l'iniziale non inclusione della specializzazione negli elenchi comunitari non precludono il diritto, se lo Stato non ha adeguato i corsi. La sentenza d'appello è stata cassata per riesaminare le posizioni dei medici alla luce di questi principi.
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Alcuni investitori affidano il proprio denaro a un agente di una compagnia assicurativa per effettuare investimenti. L'agente si appropria indebitamente delle somme invece di investirle. Gli investitori agiscono in giudizio contro la compagnia assicurativa chiedendo il risarcimento dei danni. La responsabilità del preponente scatta quando il collaboratore commette un illecito nell'esercizio delle sue mansioni. La Corte d'Appello nega la rivalutazione monetaria considerando l'obbligazione un semplice debito di valuta. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che il debito derivante da fatto illecito ha natura di debito di valore. Di conseguenza, gli investitori hanno diritto alla rivalutazione monetaria della somma fino alla data della sentenza.
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Una società immobiliare ha richiesto tramite decreto ingiuntivo il pagamento dell'IVA relativa a una permuta immobiliare a un acquirente privato. Il privato ha contestato la richiesta e ha preteso una somma a titolo di penale per la consegna tardiva degli immobili. I giudici hanno accertato la debenza dell'IVA e concesso la penale, compensando parzialmente gli importi. Il contenzioso è giunto in Cassazione per chiarire il calcolo degli interessi sulla penale contrattuale e la corretta ripartizione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha stabilito che la penale configura un debito risarcitorio e produce interessi moratori a partire dalla domanda giudiziale. I giudici hanno inoltre confermato la piena discrezionalità del magistrato di merito nel distribuire le spese legali in presenza di un accoglimento parziale, rigettando integralmente il ricorso del privato.
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Una società cooperativa ha citato in giudizio il proprio ex amministratore chiedendo il risarcimento dei danni derivanti da una cattiva gestione economica. L'ex amministratore ha domandato a sua volta la condanna della società al saldo dei propri compensi arretrati. I giudici di merito hanno operato la compensazione tra i reciproci importi, riducendo la condanna a carico dell'ex dirigente. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi di entrambe le parti. Gli Ermellini hanno chiarito che la compensazione tra crediti societari impone di rivalutare il debito risarcitorio, trattandosi di debito di valore, prima di compensarlo con il credito da compenso, che costituisce debito di valuta. La Suprema Corte ha inoltre riscontrato il mancato esame delle dettagliate contestazioni mosse dall'amministratore contro la perizia tecnica d'ufficio, rinviando la causa per un nuovo e corretto conteggio contabile.
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Il Promissario Acquirente ottiene la consegna anticipata di una casa ma scopre la mancanza dell'abitabilità. Il Tribunale dichiara la risoluzione del preliminare di vendita per inadempimento del Venditore. Gli Eredi del Venditore chiedono il compenso per l'uso dell'immobile. La Corte d'Appello condanna l'Acquirente a versare un'indennità per tutto il periodo di disponibilità e rigetta la rivalutazione automatica degli acconti. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'obbligo di pagare i frutti dell'immobile occupato discende dagli effetti restitutori della risoluzione contrattuale, indipendentemente dalla colpa della parte venditrice.
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Un proprietario terriero ha contestato la stima dell'indennità di espropriazione determinata da un Comune per l'acquisizione di terreni destinati all'edilizia agevolata. La Corte d'Appello ha applicato le norme provinciali sulla perequazione urbanistica, calcolando l'importo sul valore venale dell'edilizia residenziale privata ridotto del 50% e scomputando le spese di urbanizzazione primaria, negando la rivalutazione monetaria automatica. Entrambe le parti hanno impugnato la decisione: il privato ha contestato il dimezzamento e le detrazioni, mentre l'amministrazione ha richiesto la stima sui valori inferiori dell'edilizia popolare. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità del calcolo, ribadendo che i vantaggi acquisiti sui terreni limitrofi compensano il sacrificio del privato e che l'indennizzo costituisce un mero debito di valuta.
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La Corte d'Appello di Napoli ha annullato una rettifica finanziaria del 10% applicata da un ente regionale a un Comune per presunte irregolarità in un bando d'appalto finanziato con fondi europei. La decisione si fonda sul fatto che l'appalto era sotto soglia comunitaria e mancava la prova di un interesse transfrontaliero certo.
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La Corte d'Appello ha condannato un istituto di credito al rimborso di somme sottratte tramite bonifici non autorizzati con firme apocrife. La sentenza stabilisce che, ai sensi del D.Lgs. 11/2010, l'assenza di consenso del correntista obbliga la banca al ripristino immediato della provvista, indipendentemente dai rapporti di debito o credito tra l'ordinante apparente e il beneficiario.
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