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Daspo Recidivo

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

DASPO recidivo: 5 anni di divieto sono legittimi?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO recidivo della durata minima di cinque anni, anche a fronte di un precedente provvedimento risalente a oltre 25 anni prima. La sentenza ha stabilito che i termini per la difesa sono stati rispettati, l'estensione del divieto alle partite amichevoli è lecita se queste sono pubblicizzate e un obbligo di firma plurimo è giustificato dalla pericolosità del soggetto. La Corte ha sottolineato che, in assenza di un formale percorso di riabilitazione, un precedente DASPO legittima l'applicazione delle sanzioni più severe previste per i recidivi.
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DASPO recidivo: la Cassazione e l’obbligo di firma
Un tifoso, già destinatario in passato di misure analoghe, riceve un nuovo DASPO con obbligo di firma per comportamenti provocatori durante una partita di basket. Il suo ricorso, basato su un presunto difetto di motivazione e sulla violazione del diritto di difesa, viene respinto. La Corte di Cassazione conferma che per un DASPO recidivo l'obbligo di firma è quasi automatico e che spetta al ricorrente dimostrare di non aver potuto accedere agli atti. La decisione sottolinea il rigore della normativa verso chi reitera condotte pericolose negli stadi.
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DASPO recidivo: la Cassazione sull’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza chiarisce che la violazione del termine dilatorio di 48 ore per la difesa è irrilevante se non si dimostra un pregiudizio concreto. Inoltre, in caso di DASPO recidivo, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione della pericolosità del soggetto, in quanto questa è presunta dalla legge.
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DASPO recidivo: obbligo di firma e doppia presentazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO recidivo della durata di otto anni, con obbligo di doppia presentazione alla polizia. Il ricorso, basato sulla presunta insufficienza di prove e sulla sproporzionalità della misura, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che l'identificazione del soggetto sul luogo e nell'immediatezza degli scontri tra tifoserie è un elemento sufficiente per la convalida della misura preventiva. Inoltre, ha ribadito la legittimità dell'obbligo di doppia firma, anche per le trasferte, come strumento necessario per garantire l'effettività del divieto.
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