La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e l'applicazione del DASPO giudiziario per la durata di tre anni nei confronti di un tifoso accusato di violenze durante una partita di calcio. Il ricorrente contestava l'identificazione avvenuta tramite video e l'impossibilità di adempiere all'obbligo di firma poiché residente all'estero. I giudici hanno respinto il ricorso: il riconoscimento da parte della polizia tramite filmati nitidi costituisce un valido indizio, confermato dal ritrovamento degli indumenti compatibili. Inoltre, la presunta residenza all'estero non era documentata e, comunque, non impedisce l'applicazione della misura, potendo l'interessato giustificare le singole assenze. Il tifoso perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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