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Danno Conseguenza

Definizione

Indica le concrete conseguenze pregiudizievoli derivanti da un fatto illecito. Per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'illecito (danno-evento), ma bisogna provare l'esistenza di questo specifico danno.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 59 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 32%
  • Rigettato 42%
  • Inammissibile 15%
  • Altro 10%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 363%
  • Civile Sez. 123%
  • Civile Sez. 615%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 19551/2023in 5 provvedimenti
  • Cass. 23960/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 8861/2021in 4 provvedimenti
  • Cass. 8477/2020in 4 provvedimenti
  • Cass. 33276/2023in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Intermediazione finanziaria: colpa della banca ma danno ridotto
Una società investitrice ha citato in giudizio un istituto bancario per violazione degli obblighi informativi in materia di intermediazione finanziaria dopo aver acquistato obbligazioni subordinate svalutatesi nel tempo. La Corte di Appello ha riconosciuto la colpa della banca, ma ha ridotto il risarcimento applicando il concorso di colpa: l'investitrice ha mantenuto imprudentemente i titoli dopo la loro sospensione dai mercati anziché venderli tempestivamente. La Corte di Cassazione ha confermato la negligenza dell'investitrice per i danni successivi evitabili con l'ordinaria diligenza. Inoltre, i giudici supremi hanno accolto il ricorso dell'istituto di credito: i giudici di merito hanno omesso di pronunciarsi sulla decurtazione degli importi riscossi dalla cliente a titolo di cedole durante l'investimento. La controversia torna ora ai giudici territoriali per calcolare correttamente le somme.
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Risarcimento del danno contrattuale: il ritardo non basta
Un utente ha chiesto l'adeguamento della propria tariffa mobile e l'attivazione della rete veloce. La compagnia telefonica ha tardato nell'eseguire l'operazione richiesta. L'utente ha citato l'operatore in giudizio per ottenere l'esecuzione del contratto, la restituzione delle somme pagate in eccesso, gli indennizzi previsti dall'autorità di vigilanza e il risarcimento del danno contrattuale. Nel corso del processo il gestore ha attivato l'offerta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cliente. I giudici hanno chiarito che il semplice ritardo contrattuale non fa presumere l'esistenza di un danno effettivo. Chi chiede un risarcimento deve provare la specifica perdita patrimoniale subita. Inoltre, le tabelle di indennizzo stabilite dall'autorità amministrativa non si applicano direttamente davanti al tribunale civile ordinario.
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Segnalazione illegittima al CRIF: illecito certo ma niente danni
A seguito del sisma in Abruzzo, una legge speciale dispose la sospensione delle rate dei finanziamenti. Nonostante tale blocco, due istituti di credito procedettero con una segnalazione illegittima al CRIF a carico di un operatore finanziario per rate non pagate. L'interessato citò gli istituti chiedendo il risarcimento dei danni all'onore, alla salute e al lavoro. I giudici hanno accertato l'illiceità dell'iscrizione nelle banche dati. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle richieste risarcitorie. Il danno all'immagine non è automatico: la vittima deve provare rigorosamente la perdita patrimoniale o personale sofferta e il legame causale con l'illecito. In assenza di tali riscontri concreti, nessun risarcimento può essere riconosciuto.
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Vizi dell’opera: niente risarcimento se vendi l’immobile
Un professionista ha chiesto il pagamento del proprio compenso per la ristrutturazione di un albergo. La società committente si è opposta, contestando la parcella e richiedendo il risarcimento danni per vizi dell'opera. Durante la causa, la committente ha venduto a terzi sia l'azienda sia l'immobile ristrutturato, dichiarando nel contratto che i locali erano in buono stato di manutenzione. La Corte d'Appello ha condannato la società a saldare il compenso e ha respinto la richiesta risarcitoria, non sussistendo una reale perdita patrimoniale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. Chi vende il bene e incassa il prezzo senza subire svalutazioni commerciali non deve più sostenere i costi di riparazione e, di conseguenza, perde ogni diritto a pretendere il risarcimento economico.
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Distanze tra costruzioni: risarcimento anche senza demolire
Un proprietario realizza una sopraelevazione del proprio immobile. La vicina di casa agisce in giudizio contestando l'inottemperanza alle distanze tra costruzioni e alle norme urbanistiche locali, richiedendo l'abbattimento dell'opera e il risarcimento per la perdita di aria e luce. La Corte di Cassazione stabilisce che il giudice ordinario ha sempre il potere di valutare la domanda risarcitoria avanzata dal privato nei confronti del confinante. Se la sopraelevazione viola le regole sulle distanze dal confine, il vicino può ottenere la demolizione. Qualora invece la costruzione rispetti i distacchi ma violi regolamenti comunali sulle altezze o volumetrie, la tutela si limita al risarcimento del danno economico, che va dimostrato concretamente. L'erede della vicina ottiene la cassazione della sentenza sfavorevole e il rinvio della causa per l'esame del danno.
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Risarcimento danni per diffamazione: no al danno presunto
Un professionista ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione nei confronti di una controparte aziendale. La presunta lesione dell'onorabilità derivava dall'affermazione, contenuta in uno scritto difensivo, di condanne penali già subite dal richiedente, laddove all'epoca i procedimenti risultavano soltanto pendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errata indicazione temporale delle condanne non costituisce automaticamente un'offesa diffamatoria. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che il risarcimento danni per diffamazione richiede sempre la prova concreta del danno subito, patrimoniale o non patrimoniale, escludendo che il pregiudizio possa considerarsi presunto o esistente di per sé senza un'adeguata dimostrazione fattuale.
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Risarcimento danno da fermo tecnico: la prova necessaria
L'Impresa di trasporti ha contestato la fattura dell'Officina per la riparazione di un autocarro, lamentando un ritardo causato dalla caduta di un bullone nel motore. L'Impresa ha richiesto il risarcimento danno da fermo tecnico per la sosta forzata del veicolo durata dieci giorni. I giudici di merito hanno riconosciuto il compenso dovuto per le riparazioni eseguite, rigettando la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che il risarcimento danno da fermo tecnico non spetta automaticamente per la semplice indisponibilità del mezzo. Il proprietario deve dimostrare concretamente la spesa sostenuta per un veicolo sostitutivo oppure il mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata a contratti di trasporto. Il ricorso dell'Impresa è stato respinto.
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Occupazione senza titolo: rilascio immobile e prova del danno
Due proprietari agiscono in giudizio per ottenere la liberazione di un appartamento abitato illegittimamente da una parente e il risarcimento dei danni da mancato godimento. In primo grado il tribunale blocca la domanda per vizi nella procedura di conciliazione. La Corte di Appello ribalta parzialmente l'esito: convalida la procedura svolta tramite delegato, ordina l'immediato rilascio della casa, ma respinge la domanda risarcitoria per assenza di prova sul danno economico effettivo. La vicenda giunge in Cassazione, dove l'occupazione senza titolo e la quantificazione del correlato pregiudizio patrimoniale richiedono una trattazione approfondita. La Corte dispone quindi il rinvio della controversia alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per definire compiutamente la questione.
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Discarico per inesigibilità: niente rimborsi senza prova del danno
L'Ente Previdenziale ha richiesto il risarcimento dei danni all'Agente della Riscossione per non aver incassato o rendicontato vecchi contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha stabilito che per i crediti resi esecutivi fino al 1999 opera l'annullamento automatico e il relativo discarico per inesigibilità. Inoltre, con riguardo alle condotte dell'Agente della Riscossione, l'Ente Previdenziale non può pretendere il pagamento dell'intero credito non riscosso dimostrando una semplice omissione procedurale. In una causa ordinaria di responsabilità contrattuale, l'ente ha l'onere di provare il danno effettivo subito e la reale solvibilità dei debitori originali. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione e rinviato la decisione al giudice di merito.
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Discarico automatico dei ruoli: l’ente perde il risarcimento
Un ente previdenziale ha chiesto il risarcimento danni all'agente della riscossione per la mancata informazione sullo stato di recupero dei crediti relativi a vecchi ruoli. La Corte di Cassazione ha confermato che il discarico automatico dei ruoli, previsto dalla legge per riorganizzare il sistema esattoriale, si applica anche agli enti previdenziali. La cancellazione automatica dei ruoli risalenti elimina l'obbligo di rendiconto per l'esattore. Di conseguenza, l'ente creditore non può ottenere un risarcimento automatico pari all'intero importo dei crediti non incassati. Per chiedere i danni, l'ente deve provare che i crediti erano concretamente recuperabili e che la perdita è derivata dalla negligenza dell'esattore. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato rigettato.
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Diffamazione a mezzo stampa: il danno non è mai automatico
Un imprenditore e la sua azienda hanno citato in giudizio un giornalista, un direttore e il presidente di un associazione per la pubblicazione di articoli e interviste lesivi della reputazione, legati a un indagine penale poi conclusasi con il proscioglimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che nei casi di diffamazione a mezzo stampa il risarcimento del danno non patrimoniale non spetta mai in modo automatico. La vittima deve sempre dimostrare il concreto pregiudizio patito, ovvero il danno-conseguenza. Inoltre, il diritto di critica non protegge chi attribuisce fatti falsi o diversi da quelli reali oggetto delle indagini. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Occupazione senza titolo: serve la prova del danno reale
Un'azienda acquista all'asta un palazzo storico, il quale rimane parzialmente occupato per alcuni mesi. Dopo lo sgombero dei beni rimasti, la società richiede il risarcimento per i presunti danni derivanti dalla ritardata disponibilità del bene e il rimborso integrale delle spese di pulizia sostenute. La Corte di Cassazione conferma che l'occupazione senza titolo non genera un danno risarcibile in modo automatico. Il proprietario ha infatti l'onere di dimostrare la concreta possibilità di godimento andata persa, sia essa diretta o indiretta. Poiché l'immobile storico richiedeva comunque complessi interventi di ristrutturazione ed erano assenti progetti concreti di utilizzo immediato, la richiesta risarcitoria per il ritardato uso viene respinta, confermando unicamente il rimborso equitativo per le spese di sgombero.
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Occupazione senza titolo: casa abitata ma risarcimento dovuto
Una società proprietaria ha agito contro una persona per ottenere il rilascio di un appartamento e il pagamento di un'indennità per occupazione senza titolo protratta per molti anni. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ordinando il rilascio e liquidando l'indennità in base al canone locativo di mercato. L'occupante ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di prove sul reale danno economico subito dalla società. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il danno derivante da occupazione senza titolo può essere provato mediante presunzioni, come l'ubicazione dell'immobile in un'area densamente abitata e la stipula di un preliminare di vendita che dimostra l'intenzione di monetizzare il bene.
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Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: il danno si paga
Un'impresa subisce una segnalazione illegittima alla Centrale Rischi da parte di una società finanziaria a seguito della distruzione di un autocarro in un incidente. L'errata iscrizione pregiudica l'immagine commerciale dell'azienda, impedendole di ottenere un nuovo veicolo in leasing per proseguire le proprie attività. Sebbene la presenza del danno sia stata accertata, i giudici di appello negano il risarcimento adducendo l'impossibilità di quantificarne la cifra precisa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa e afferma un principio fondamentale: quando l'esistenza del pregiudizio è certa, il giudice non può negare la tutela risarcitoria, ma deve determinarne l'ammontare ricorrendo alla liquidazione equitativa. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per la corretta quantificazione economica.
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Risarcimento danni per diffamazione: no al danno automatico
Una cittadina ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione a una società editrice a causa di articoli lesivi della sua reputazione. Il Tribunale ha accolto la domanda ritenendo il danno automatico. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha omesso di valutare il motivo di appello dell'editore sulla mancanza di prove concrete del danno non patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società editrice, evidenziando che il giudice di secondo grado ha commesso un errore procedurale ignorando la contestazione sulla prova del danno. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame della vicenda.
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Risarcimento danni: negato se i versamenti superano i prelievi
Il Risparmiatore ha citato in giudizio la Banca e un dipendente infedele chiedendo il risarcimento danni per prelievi non autorizzati dal proprio libretto bancario. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. I giudici di secondo grado hanno accertato che, a fronte di prelievi abusivi, il dipendente aveva effettuato versamenti superiori sul medesimo libretto, generando un vantaggio economico per il titolare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Risparmiatore, confermando che, in assenza di un effettivo danno economico, non sussiste il diritto al risarcimento danni. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il giudice può rilevare d'ufficio il vantaggio economico se questo emerge dai documenti già presenti agli atti.
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Risoluzione bancaria: niente risarcimento danni senza prove
Una fondazione azionista ha impugnato i provvedimenti di risoluzione di una banca in dissesto, chiedendo l'annullamento degli atti e il risarcimento danni per l'azzeramento delle proprie azioni. Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile la domanda di annullamento, poiché la banca era già stata liquidata e ceduta a un altro istituto, e ha rigettato la richiesta di risarcimento danni per mancata prova del pregiudizio subito. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso della fondazione. La Corte ha chiarito che, quando una decisione si fonda su più ragioni autonome (come la mancata prova del danno), l'omessa contestazione di una di esse rende inammissibile l'impugnazione delle altre. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento danni è stata definitivamente respinta.
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Procedura di risoluzione bancaria: azionisti senza risarcimento
A seguito del dissesto di un istituto di credito, la Banca d'Italia ha avviato la procedura di risoluzione bancaria, azzerando il valore delle azioni. La Fondazione azionista ha impugnato i provvedimenti chiedendone l'annullamento e il risarcimento dei danni. Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile la domanda di annullamento (perché la banca era ormai liquidata e incorporata in un altro gruppo) e infondata quella risarcitoria per mancanza di prova del danno. La Fondazione ha proposto ricorso in Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che, quando una decisione si fonda su più ragioni autonome (come la mancata prova del danno), l'omessa contestazione di una di esse rende inutile l'impugnazione delle altre, confermando la perdita definitiva del diritto al risarcimento per l'azionista.
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Risoluzione bancaria: senza prova del danno niente risarcimento
Due soci di un istituto di credito in dissesto hanno impugnato i provvedimenti di risoluzione e chiesto il risarcimento danni per risoluzione bancaria, lamentando l'azzeramento delle proprie azioni. Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda risarcitoria per tre motivi autonomi, tra cui la totale assenza di prove sul danno concreto subito. I soci hanno fatto ricorso in Cassazione contestando solo le questioni legate agli aiuti di Stato e alla giurisdizione, senza impugnare la decisione sulla mancata prova del danno. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile: quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome, basta che una sola di esse non venga contestata per rendere inutile l'intero ricorso, poiché la decisione originaria rimane comunque in piedi.
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Risarcimento danni: la condanna penale non basta senza prove
Un ristoratore ha chiesto il risarcimento danni a seguito della contaminazione dell'acqua pubblica gestita da un'azienda idrica. Dopo la condanna penale dei responsabili, poi prescritta, la causa è passata al giudice civile. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul danno all'immagine e sulle perdite economiche. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la condanna penale generica accerta solo l'evento lesivo, ma non esonera il danneggiato dall'onere di provare il concreto danno conseguenza nel giudizio civile. Il ricorso del ristoratore è stato rigettato quasi interamente, salvo per la compensazione delle spese legali.
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