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D.P.R. N. 309/1990

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Provvedimenti

Reato lieve di spaccio: narcotest e dosi sufficienti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato lieve di spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha ritenuto che il narcotest, unito alla suddivisione della sostanza in dosi e alle modalità di occultamento, costituisse prova sufficiente per confermare la condanna, respingendo le argomentazioni difensive come mere riproposizioni di tesi già vagliate.
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Confisca denaro spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti, confermando la legittimità della confisca del denaro derivante dalla vendita di droga. La Corte ha ribadito che i proventi economici, diretti o indiretti, del reato di spaccio sono soggetti a confisca ai sensi dell'art. 240 c.p., richiamato dall'art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 309/1990.
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Cessione di stupefacenti: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di cessione di stupefacenti, come previsto dall'art. 73 d.P.R. 309/1990. I giudici hanno ritenuto provata una pluralità di migliaia di cessioni di eroina, cocaina e crack, avvenute con cadenza quotidiana per oltre sette mesi e organizzate tramite contatti telefonici su utenze dedicate.
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Recidiva: la Cassazione annulla condanna per spaccio
Con la sentenza Penale, Sez. 4, n. 52140 del 2019, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della recidiva. Un individuo, condannato in primo e secondo grado per spaccio di eroina, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, l'errata applicazione dell'aggravante della recidiva. La Suprema Corte, pur confermando la responsabilità penale per il reato di spaccio, ha annullato la sentenza d'appello limitatamente al punto sulla recidiva. La motivazione centrale è che l'applicazione della recidiva non può essere un automatismo basato solo sui precedenti penali, ma richiede una valutazione concreta e motivata da parte del giudice sulla maggiore colpevolezza e pericolosità sociale dell'imputato, che nel caso di specie era mancata.
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