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Crediti in sofferenza

Definizione

Crediti che una banca ritiene difficilmente recuperabili perché i debitori sono in una situazione di grave e prolungata difficoltà economica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revocatoria fallimentare e cessione d’azienda bancaria: i limiti
La Corte di Cassazione ha affrontato la questione riguardante la revocatoria fallimentare e cessione d'azienda bancaria. La curatela del fallimento di una società chiedeva la restituzione di versamenti bancari effettuati dal correntista prima della dichiarazione di insolvenza. La banca subentrata negava la propria responsabilità, evidenziando che il contratto di cessione del ramo d'azienda escludeva espressamente i crediti in sofferenza e i relativi debiti restitutori. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso della procedura fallimentare e dell'assuntore del concordato. La Suprema Corte ha stabilito che le banche possono legittimamente escludere specifici rapporti o sofferenze dal trasferimento aziendale. Di conseguenza, l'istituto cessionario non risponde delle somme pretese tramite l'azione revocatoria legate a conti correnti chiusi in passivo prima della cessione.
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Deducibilità degli interessi passivi: la banca batte il fisco
Una banca ha richiesto il rimborso di maggiori imposte versate per l'anno 1984, contestando il calcolo imposto dall'Amministrazione Finanziaria. La controversia riguarda la deducibilità degli interessi passivi e la corretta inclusione degli interessi di mora maturati sui crediti in sofferenza all'interno del rapporto di deducibilità. L'ufficio fiscale aveva negato il rimborso, ritenendo irrilevanti tali interessi non ancora riscossi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che gli interessi moratori, pur se non incassati, costituiscono ricavi maturati nell'esercizio e vanno computati sia al numeratore che al denominatore della formula. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per il ricalcolo delle imposte dovute.
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Svalutazione dei crediti: banca contro fisco in Cassazione
Un istituto di credito ha dedotto fiscalmente l'intera svalutazione dei crediti incagliati e in sofferenza. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola illegittima, e ha emesso un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la svalutazione dei crediti è deducibile solo se esiste un rischio di inesigibilità ragionevolmente prevedibile. Ha escluso la svalutazione totale per i crediti incagliati (temporanei) e l'ha ammessa solo parzialmente per quelli in sofferenza. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della banca per un vizio di forma: il giudice d'appello ha totalmente ignorato un argomento difensivo cruciale sull'invarianza del risultato fiscale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Cessione crediti in blocco: Gazzetta Ufficiale batte Debitore
Un debitore ha contestato una società finanziaria che aveva acquisito il suo debito tramite una cessione crediti in blocco, sostenendo che la società non avesse provato di esserne la nuova titolare. La Corte di Cassazione ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale è una prova sufficiente, a condizione che identifichi con chiarezza le categorie dei crediti venduti. Poiché il debito rientrava nella categoria dei 'crediti in sofferenza' indicata nell'avviso, il diritto della società di procedere con il pignoramento è stato confermato. L'opposizione del debitore è stata quindi respinta.
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