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Controricorrente

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Provvedimenti

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e prova
Un lavoratore veniva licenziato per giustificato motivo oggettivo basato su una presunta riduzione del personale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, valorizzando un estratto INPS prodotto in giudizio che dimostrava nuove assunzioni successive al recesso. La Suprema Corte ha ritenuto tale documento prova sufficiente a smentire le ragioni addotte dalla società, respingendo il ricorso dell'azienda in quanto mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Sopravvenienza attiva: tassabile la cancellazione debiti
Una società di trasporti ha beneficiato della cancellazione parziale dei debiti contributivi in seguito a una legge per le aree colpite da un sisma. L'Agenzia delle Entrate ha tassato tale beneficio come 'sopravvenienza attiva'. La Corte di Cassazione ha confermato la tassabilità, rigettando il ricorso dell'impresa. La Corte ha stabilito che l'annullamento di passività dedotte in esercizi precedenti genera reddito imponibile. L'imponibilità sorge nell'anno in cui il diritto al beneficio diventa certo e determinabile, ovvero quando l'azienda presenta la domanda di adesione, applicando il principio di competenza.
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Inquadramento superiore: serve l’ordine scritto?
Un lavoratore del settore trasporti ha richiesto l'inquadramento superiore per aver svolto mansioni più elevate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, a differenza del regime generale, nel settore degli autoferrotranvieri l'inquadramento superiore non è automatico ma richiede un ordine scritto del direttore, salvo eccezioni non provate nel caso specifico. Al lavoratore sono state riconosciute solo le differenze retributive, ma non la qualifica superiore.
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Contratti a progetto: quando è un lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che riqualificavano 53 contratti a progetto in rapporti di lavoro subordinato. Il caso riguardava una società di formazione i cui 'progetti' per i docenti coincidevano interamente con l'attività ordinaria dell'azienda, mancando della specificità richiesta dalla legge. La Corte ha ribadito che un progetto deve essere distinto e autonomo rispetto al ciclo produttivo aziendale, altrimenti si configura un abuso dello strumento contrattuale.
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Inquadramento superiore: quando è inammissibile il ricorso
Un lavoratore chiede l'inquadramento superiore per le mansioni svolte. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che negava il 'contenuto significativo' delle mansioni. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali e per un'errata interpretazione della decisione impugnata.
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Termine decadenziale agricoli: la guida completa
Una lavoratrice agricola ha impugnato il diniego di iscrizione negli elenchi di categoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'azione giudiziaria deve essere proposta entro il termine decadenziale di 120 giorni. Tale termine decorre dalla notifica del provvedimento esplicito o, in caso di silenzio, dalla scadenza del termine per la pronuncia della decisione, che equivale a un rigetto tacito. Eventuali informazioni errate fornite dall'ente non interrompono né sospendono tale termine.
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Vittime del dovere: rischio tipico esclude i benefici
Un istruttore militare, ferito a causa dell'errore di un allievo durante un'esercitazione con bombe a mano, si è visto negare dalla Corte di Cassazione lo status di vittima del dovere. Secondo la Corte, l'incidente rientra nel rischio tipico e prevedibile dell'attività di addestramento e non configura le 'particolari condizioni' di rischio straordinario richieste dalla legge per accedere ai benefici.
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Rendita vitalizia: prescrizione del diritto del lavoratore
Una lavoratrice ha richiesto la costituzione di una rendita vitalizia per contributi previdenziali omessi. La Corte d'Appello aveva considerato tale diritto imprescrittibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto alla rendita vitalizia è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni. La sentenza chiarisce i momenti da cui decorre la prescrizione sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore, uniformandosi ai principi delle Sezioni Unite e alle recenti novità legislative.
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Giudicato implicito: silenzio su interessi e rivalutazione
La Corte di Cassazione chiarisce che se un giudice, in una causa di lavoro, non si pronuncia sulla richiesta di interessi e rivalutazione, si forma un giudicato implicito negativo. Questo impedisce al creditore di agire nuovamente in giudizio per ottenere tali somme accessorie, in quanto avrebbe dovuto impugnare la sentenza originaria per l'omessa pronuncia. La mancata impugnazione rende definitiva la reiezione implicita della domanda.
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Stato di disoccupazione: requisito per categorie protette
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che per l'assunzione nelle categorie protette è essenziale possedere lo stato di disoccupazione al momento della procedura. La Corte ha chiarito che, secondo il D.Lgs. 150/2015, un rapporto di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi fa perdere tale status, rendendo il candidato non idoneo, a prescindere dal reddito percepito.
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Diligenza professionale notaio: limiti e responsabilità
Una società finanziaria ha impugnato una sentenza che esonerava un notaio da responsabilità per non aver rilevato la presenza di usi civici su un immobile ipotecato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che la valutazione sulla diligenza professionale del notaio, alla luce delle specifiche condizioni locali, costituisce un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Responsabilità notaio: esclusa per accollo tributario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva il risarcimento danni a un notaio. Il professionista aveva autenticato un accordo di accollo tributario, successivamente rivelatosi problematico. La Suprema Corte ha escluso la responsabilità del notaio, sottolineando che la normativa fiscale in materia era complessa e incerta al momento dell'atto, rendendo non evidente la sua potenziale illegittimità. La decisione conferma che la responsabilità professionale del notaio non è automatica, ma va valutata in base alla chiarezza della legge vigente.
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Esenzione spese processuali: la prova documentale
Una cittadina si è vista negare l'esenzione dalle spese processuali in una causa contro l'Ente Previdenziale, nonostante avesse presentato la documentazione necessaria. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che un giudice non può ignorare la prova documentale che attesta i requisiti di reddito per l'esenzione. La sentenza ha annullato la condanna al pagamento delle spese e ha condannato l'Ente a rimborsare i costi del giudizio di legittimità.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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Sospensione cautelare: chi è l’organo competente?
La Cassazione esamina la legittimità di una sospensione cautelare dal servizio disposta dalla Giunta di una Camera di Commercio. La Corte d'Appello l'aveva annullata, ritenendo competente l'Ufficio procedimenti disciplinari. Data la complessità e l'assenza di precedenti, la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per decidere quale organo sia competente in assenza di una figura dirigenziale e di una specifica previsione normativa.
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Licenziamento per assenza: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico è stato licenziato per un'assenza ingiustificata prolungata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la gravità dell'assenza era di per sé sufficiente a giustificare la sanzione espulsiva. La Corte ha ritenuto irrilevante l'annullamento di una precedente sanzione disciplinare, poiché la decisione non si fondava sulla recidiva ma sulla gravità intrinseca del comportamento. L'analisi si concentra sulla proporzionalità del licenziamento per assenza e sui limiti del ricorso in Cassazione.
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Interpretazione nomofilattica: Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato una causa a pubblica udienza. La decisione è motivata dalla necessità di risolvere una questione di interpretazione nomofilattica relativa a una norma comunitaria (Reg. CEE 1393/2007), la cui applicazione non è uniforme. Il caso vede contrapposti un'agenzia di riscossione e il fallimento di una società contro altre entità societarie.
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Contestazione disciplinare generica: nullo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di un dipendente comunale, sanzionato per aver sporto una denuncia contro l'amministrazione. Il motivo centrale della decisione risiede nella nullità della contestazione disciplinare, ritenuta troppo generica per consentire un'adeguata difesa. Secondo la Corte, la descrizione precisa dei fatti è un requisito imprescindibile che non può essere sanato da un rinvio generico ad altri atti. Di conseguenza, il ricorso del Comune è stato dichiarato inammissibile.
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Fondo spese concordato: il mancato versamento è grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale di una S.r.l. dopo aver dichiarato inammissibile la sua domanda di concordato preventivo. La decisione si fonda sul mancato deposito del fondo spese concordato, ritenuto un inadempimento assorbente e sufficiente a giustificare la revoca dell'autorizzazione, rendendo irrilevanti le altre censure sollevate dal ricorrente.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Un docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che, senza una norma specifica, il servizio in scuole paritarie non è equiparabile a quello prestato nelle scuole statali per tali fini, né si applica il principio di non discriminazione UE.
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