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Controlli A Distanza

Definizione

Sistemi (come le telecamere) che permettono al datore di lavoro di monitorare l'attività dei dipendenti da una postazione remota. Il loro utilizzo è strettamente regolamentato dalla legge per tutelare la privacy del lavoratore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento individuale: nullo se il badge spia è abusivo
L'Azienda ha intimato un licenziamento individuale a un Lavoratore, accusandolo di aver timbrato il badge d'ingresso per una collega assente. Per dimostrare l'infrazione, l'Azienda ha utilizzato i dati del sistema di rilevazione delle presenze. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il provvedimento poiché i controlli automatici a distanza erano privi di accordo sindacale o autorizzazione amministrativa, rendendo i dati inutilizzabili. Mancando altre prove della condotta contestata, il licenziamento è stato ritenuto illegittimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la reintegra del Lavoratore e il risarcimento del danno, ribadendo che i controlli tecnologici non autorizzati non possono fondare un licenziamento.
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Utilizzabilità videoriprese: accordi e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di un croupier, basato su prove da videosorveglianza. La sentenza stabilisce che l'utilizzabilità delle videoriprese è preclusa se un contratto collettivo, recependo le limitazioni di un'autorizzazione amministrativa, ne vieta l'uso per fini disciplinari. Questa clausola, espressione dell'autonomia collettiva, prevale come condizione di maggior favore per il lavoratore, rendendo le prove inutilizzabili e il licenziamento privo di giusta causa.
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Controlli a distanza: licenziamento e privacy policy
La Corte di Cassazione interviene su un caso di licenziamento basato sulla cronologia internet di una dipendente. La Corte ha confermato l'illegittimità del licenziamento perché i dati erano inutilizzabili a causa di una policy aziendale poco chiara sui controlli a distanza. Tuttavia, ha chiarito che, in questi casi, il risarcimento per la lavoratrice non può superare le 12 mensilità, riformando parzialmente la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato una reintegra piena.
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