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Contratto derivato (IRS)

Definizione

Acronimo di Interest Rate Swap. È un contratto finanziario con cui due parti si scambiano flussi di cassa basati su tassi di interesse differenti, solitamente per proteggersi dal rischio di future variazioni dei tassi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ripetizione di indebito bancario: oneri di prova e conto
Una società e la sua garante hanno citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di interessi asseritamente non dovuti e contestare contratti derivati. Gli attori hanno lamentato l'addebito di somme illegittime senza però depositare in giudizio i contratti di conto e i relativi estratti completi. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sull'azione di ripetizione di indebito bancario. Chi agisce per riavere il denaro deve documentare i pagamenti effettuati e l'inesistenza del debito attraverso i documenti contabili. La banca non ha l'onere di produrre tali atti se il cliente poteva richiederli. L'autodichiarazione societaria di operatore qualificato esonera inoltre l'intermediario da ulteriori verifiche. I giudici hanno respinto il ricorso dei clienti, condannandoli alle spese legali.
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Contratto derivato nullo: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto derivato IRS, respingendo il ricorso di un istituto di credito. La decisione si fonda sulla mancata comunicazione al cliente del diritto di recesso, obbligatoria per i contratti stipulati fuori sede prima delle modifiche legislative del 2013. La Corte ha ribadito che tali modifiche non hanno efficacia retroattiva e non possono sanare le nullità precedenti. Di conseguenza, il contratto derivato nullo obbliga la banca alla restituzione delle somme percepite.
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Nesso di causalità: l’onere della prova nei derivati
Un'azienda ha citato in giudizio una banca per la nullità di un contratto derivato (IRS) e per l'applicazione di interessi usurari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando la richiesta di risarcimento danni per il fallimento dell'impresa. La Suprema Corte ha stabilito che spetta al cliente dimostrare in modo specifico il nesso di causalità tra gli addebiti illegittimi derivanti dal contratto nullo e il conseguente tracollo finanziario, non essendo sufficiente la sola declaratoria di nullità. La Corte ha inoltre ritenuto legittima la compensazione tra il credito del cliente e il debito accertato sul conto corrente.
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