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Contratto A Termine

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Provvedimenti

Contratti a termine docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione cattolica, per un periodo superiore a tre anni senza l'indizione di un concorso triennale, costituisce un abuso. Tale abuso non dà diritto alla conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma al risarcimento del cosiddetto danno eurounitario. La Suprema Corte ha cassato la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato l'abuso, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Contratti a termine: no all’abuso nella P.A.
Una municipalità ha impiegato lavoratori con contratti a termine reiterati per servizi di giardinaggio, giustificandoli con una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prassi, definendola un abuso di contratti a termine poiché volti a soddisfare esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. La Corte ha precisato che il mero richiamo a un progetto regionale non è sufficiente a legittimare la precarietà del rapporto. Sono stati respinti sia il ricorso del Comune sia quello dei lavoratori sulle spese legali.
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Contratto a termine: domanda di restituzione omessa
In un caso di conversione di un contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il giudice d'appello, nel riconsiderare il caso, deve obbligatoriamente pronunciarsi sulla domanda di restituzione delle somme versate dal datore di lavoro in esecuzione di una precedente sentenza poi annullata. L'omessa pronuncia su tale punto costituisce un vizio della sentenza, portando alla sua cassazione parziale con rinvio per un nuovo esame della specifica domanda.
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Contratti a termine: il calcolo dei 36 mesi
Un musicista, assunto per anni da un teatro con una serie di contratti a termine, ha contestato l'illegittimità della reiterazione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: nel calcolo del limite massimo di 36 mesi, si devono contare anche i contratti stipulati prima dell'introduzione di tale limite. La finalità della norma è prevenire l'abuso derivante dalla successione di contratti, a prescindere dalla legittimità dei singoli accordi secondo le leggi dell'epoca. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione d'appello e riconosciuto al lavoratore il diritto al risarcimento del danno.
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Contratti a termine e limite 36 mesi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel calcolo della durata massima di 36 mesi per i contratti a termine, devono essere inclusi anche i rapporti di lavoro stipulati prima dell'introduzione di tale limite. La decisione mira a prevenire l'abuso derivante dalla reiterazione di contratti a tempo determinato, affermando che la finalità anti-abuso della normativa prevale sulla legge specifica in vigore al momento della stipula di ogni singolo contratto. Il caso riguardava un lavoratore di un ente teatrale che, dopo una lunga successione di contratti, si è visto riconoscere il superamento del limite legale.
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Contratti a termine: calcolo dei 36 mesi e abusi
La Cassazione chiarisce il calcolo del limite massimo per i contratti a termine. Anche i rapporti di lavoro precedenti alla riforma del 2001 vanno computati per verificare il superamento dei 36 mesi, al fine di prevenire l'abuso di contratti a termine successivi. La sentenza cassa la decisione d'appello e condanna un ente teatrale al risarcimento del danno in favore della lavoratrice.
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Contratti a termine: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di una musicista per la conversione dei suoi contratti a termine in un posto a tempo indeterminato è stato respinto dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la validità dei contratti, ritenendo le causali sufficientemente specifiche e confermando l'effetto di un precedente giudicato su una parte del rapporto di lavoro. È stata inoltre chiarita la normativa sulla rappresentanza legale delle fondazioni pubbliche.
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Contratti a termine: calcolo dei 36 mesi e abuso
Una lavoratrice del settore artistico ha visto riconosciuto l'abuso nella reiterazione di contratti a termine da parte di un ente teatrale pubblico. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il calcolo del limite massimo di 36 mesi, devono essere considerati tutti i contratti precedenti, anche quelli stipulati sotto la vigenza di normative passate. La violazione di tale limite non comporta la conversione del rapporto per il settore pubblico, ma dà diritto al risarcimento del danno.
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Contratti a termine: calcolo del limite di 36 mesi
Un musicista, assunto con una serie di contratti a termine dal 1997, ha visto riconosciuto il suo diritto al risarcimento per il superamento del limite massimo di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della durata complessiva, devono essere considerati anche i rapporti di lavoro precedenti all'entrata in vigore del D.Lgs. 368/2001. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha confermato la condanna dell'ente teatrale al risarcimento del danno, riaffermando il principio della lotta all'abuso dei contratti a termine anche nel settore pubblico e artistico.
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Contratto a termine fondazioni liriche: quando è nullo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati tra una fondazione lirica e una ballerina. L'ordinanza ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva dichiarato la nullità degli ultimi contratti e la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Il punto chiave è che la fondazione non è riuscita a dimostrare l'esistenza di esigenze tecniche, organizzative o produttive meramente temporanee e specifiche, che non potessero essere soddisfatte dal personale stabile. La reiterazione sistematica del contratto a termine per coprire esigenze durature è stata ritenuta abusiva, rendendo illecita l'apposizione del termine.
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Contratti a termine: la Cassazione sulle fondazioni
Un lavoratore di una fondazione lirico-sinfonica ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che anche per le fondazioni liriche, soggette a una disciplina speciale, la mera regolarità formale non basta. È necessario che il datore di lavoro provi l'esistenza di ragioni oggettive, tecniche, produttive o organizzative che giustifichino la natura temporanea del rapporto, in linea con la normativa europea sui contratti a termine.
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Lavoro precario: contratti a termine e risarcimento
Un'amministrazione comunale ha impiegato diversi lavoratori con una serie di contratti a tempo determinato, giustificandoli sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale pratica costituisce un abuso di lavoro precario, poiché le mansioni svolte rispondevano a esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. Pur negando la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, come previsto per il settore pubblico, la Corte ha ribadito il diritto dei lavoratori a ottenere un risarcimento del danno. La sentenza ha inoltre affrontato e respinto le contestazioni relative alla liquidazione delle spese legali, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
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Successione contratti a termine: quando scatta l’assunzione
Un lavoratore, dopo una serie di contratti a termine diretti con un'azienda, prosegue il rapporto tramite un'agenzia di somministrazione, superando i 12 mesi totali. Il Tribunale ha dichiarato l'illegittimità di tale pratica, disponendo la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La sentenza analizza la successione contratti a termine, stabilendo che il superamento dei limiti di durata senza una valida causale comporta la stabilizzazione del lavoratore, oltre al riconoscimento di un inquadramento superiore e delle relative differenze retributive.
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