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Consiglio di Disciplina (CDD)

Definizione

Un organo terzo previsto dalla normativa speciale per gli autoferrotranvieri, che ha il compito di giudicare su determinate sanzioni disciplinari, inclusa la destituzione, su richiesta del lavoratore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento autoferrotranviere: nullo se deciso dall’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul licenziamento autoferrotranviere. Un'azienda di trasporti aveva licenziato un dipendente senza seguire la procedura speciale che impone il coinvolgimento del Consiglio di Disciplina. La Corte ha chiarito che questa non è una semplice violazione procedurale. La legge speciale, ancora in vigore, affida il potere di licenziare esclusivamente al Consiglio di Disciplina. Di conseguenza, il licenziamento deciso direttamente dall'azienda è nullo, perché emesso da un organo incompetente. Questo vizio radicale comporta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, e non un semplice indennizzo economico.
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Consiglio di Disciplina assente? La nullità del licenziamento è certa
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento disciplinare di un autista di linea. Il lavoratore aveva chiesto di essere giudicato dal Consiglio di Disciplina, un organo speciale previsto per la sua categoria. L'Azienda lo ha licenziato ugualmente, adducendo che il Consiglio non era stato formato per ritardi di un ente esterno. Secondo la Corte, la richiesta del lavoratore trasferisce il potere decisionale all'organo terzo. L'inerzia di altri enti non può danneggiare il dipendente. L'Azienda, procedendo al licenziamento, ha agito senza averne più il potere. Di conseguenza, il licenziamento è nullo e il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Tutela reintegratoria: licenziamento nullo e Jobs Act
Un dipendente del settore trasporti, assunto con contratto a tutele crescenti, viene licenziato. Il licenziamento è dichiarato nullo per un grave vizio procedurale, ma la Corte d'Appello nega la tutela reintegratoria, concedendo solo un'indennità economica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 9530/2023, solleva una questione di legittimità costituzionale, sospettando che la norma del Jobs Act che limita la reintegrazione ai soli casi di nullità "espressa" violi la legge delega del Parlamento, e rimette gli atti alla Corte Costituzionale.
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