Definizione
Situazione che si verifica quando due giudici appartenenti a ordini diversi (es. ordinario e amministrativo) affermano o negano entrambi la propria competenza a decidere sulla stessa causa. La questione viene risolta dalla Corte di Cassazione.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 42 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 21% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 17%
- Inammissibile 21%
- Altro 62%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Unite62%
- Penale Sez. 133%
- Penale Sez. 75%
Precedenti più richiamati
- Cass. 5680/2014in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 18621/2016in 6 provvedimenti
- Cass. S.U. 8193/2021in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La controversia nasce dall'impugnazione di una determina regionale che concedeva la legittimazione e l'affrancazione usi civici su un terreno a favore di un privato. Il ricorrente contestava tale atto sostenendo che il beneficiario non fosse un occupante abusivo ma un detentore con regolare contratto d'affitto, ormai risolto. Sia il TAR sia il Commissario per la liquidazione degli usi civici declinavano la propria competenza a decidere, sollevando conflitto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno assegnato la causa al Tribunale Amministrativo Regionale. La Suprema Corte ha chiarito che, quando non si discute della reale natura demaniale del suolo ma solo del corretto esercizio del potere amministrativo della Regione nel verificare i requisiti del richiedente, la tutela spetta interamente al giudice amministrativo.
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Un'attività commerciale ha subito ingenti perdite economiche e danni strutturali a causa della costruzione di un parcheggio sotterraneo adiacente durata oltre dieci anni. L'esercente ha citato in giudizio il Comune e le società appaltatrici richiedendo il risarcimento danni per lavori pubblici derivante dall'imperizia nell'esecuzione e dalla mancanza di vigilanza sul cantiere. Il Tribunale civile e la Corte d'Appello hanno dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ma il TAR ha sollevato conflitto negativo davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno attribuito la giurisdizione al Giudice Ordinario. La domanda risarcitoria non riguarda la legittimità dei provvedimenti urbanistici, ma contestazioni di condotte materiali illecite e ritardi esecutivi contrari alle regole di diligenza.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Conflitto di giurisdizione riguardante una selezione interna per posizioni dirigenziali in un Consorzio di Bonifica. Un Lavoratore aveva impugnato l'esito della selezione davanti al giudice ordinario, mentre un altro Lavoratore si era rivolto al giudice amministrativo. Il giudice ordinario aveva declinato la giurisdizione, ritenendo la questione di competenza amministrativa. Il giudice amministrativo, a sua volta, ha sollevato il conflitto, sostenendo la competenza del giudice ordinario. La Cassazione ha dichiarato il conflitto inammissibile perché la decisione del giudice ordinario era stata presa in fase cautelare (urgente) e non a cognizione piena, e perché i due ricorsi erano autonomi, non la prosecuzione della stessa causa.
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Una Comunità Montana è stata citata in giudizio da un Comune per il mancato pagamento di somme relative alla gestione di beni agro-silvo-pastorali. La Comunità Montana ha chiamato in causa la Regione, sostenendo che quest'ultima avesse un obbligo di manleva della Regione, ovvero di tenerla indenne dal debito, in base a specifiche leggi regionali. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha sollevato un conflitto di giurisdizione, ritenendo che la controversia spettasse al giudice ordinario. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha confermato questa posizione. Ha stabilito che la pretesa della Comunità Montana contro la Regione riguarda un diritto soggettivo (un semplice obbligo di pagamento) e non un interesse legittimo (un potere discrezionale della Pubblica Amministrazione). Pertanto, la giurisdizione è del giudice ordinario.
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Un Cittadino ha impugnato la revoca di una concessione edilizia e un ordine di demolizione emessi dall'Amministrazione Comunale, riguardanti opere su un'area ritenuta demaniale. Il Tribunale Amministrativo ha declinato la giurisdizione, inviando il caso al Tribunale Specializzato per le Acque. Il Giudice Delegato di quest'ultimo ha sollevato un conflitto di giurisdizione. La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile questo conflitto di giurisdizione, perché il Giudice Delegato ha agito autonomamente senza la decisione del collegio, violando le procedure stabilite.
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La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra il Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale militare di Verona e il GIP del Tribunale di Piacenza. Il caso riguardava l'imputazione di truffa militare a due militari, già oggetto di un procedimento penale ordinario per altri reati. La Corte ha stabilito che, non essendoci una connessione tra la truffa militare e i reati comuni più gravi, la competenza per la truffa militare spetta esclusivamente al Giudice militare di Verona. Per un terzo militare, per cui il conflitto era già stato risolto, la Corte non ha ritenuto necessario provvedere nuovamente.
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La Corte di Cassazione ha risolto un **conflitto di giurisdizione** sorto tra il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale militare di Verona e quello di Piacenza. Il caso riguardava l'accusa di truffa militare mossa a due soggetti, contestata in entrambi i procedimenti. La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione sui reati militari spetta in via esclusiva all'autorità giudiziaria militare, come previsto dalla Costituzione. Ha escluso l'applicazione della deroga che permetterebbe al giudice ordinario di giudicare anche reati militari connessi a reati comuni, poiché nel caso specifico non è stata riscontrata alcuna connessione. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale militare di Verona per il reato di truffa militare.
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La Corte di Cassazione ha risolto un **conflitto di giurisdizione** tra un Tribunale ordinario e un Tribunale militare. Un militare era imputato per truffa militare e altri reati. Entrambi i giudici rivendicavano la competenza sui capi d'accusa relativi alla truffa militare. La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione spetta al giudice militare quando il reato comune non è più grave di quello militare e non sussiste una connessione tale da attrarre la competenza al giudice ordinario. Nel caso specifico, non vi era un reato comune più grave né una connessione rilevante. Pertanto, la competenza per i reati di truffa militare è stata assegnata al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale militare di Verona.
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Un militare, accusato di spionaggio e corruzione, si trovava ad affrontare procedimenti sia davanti al Tribunale Militare che alla Corte d'Assise ordinaria. Il Tribunale Militare aveva sollevato un **conflitto di giurisdizione**, sostenendo che i reati militari fossero "speciali" e assorbissero quelli comuni, tranne la corruzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il conflitto. Ha chiarito che le norme sullo spionaggio ordinario hanno un ambito più ampio (spionaggio politico o militare) rispetto a quelle militari (solo spionaggio militare). Pertanto, non esiste una *lex specialis* che faccia prevalere la giurisdizione militare. Le due giurisdizioni rimangono distinte per i rispettivi reati.
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Un militare diffondeva immagini di un arrestato in manette tramite chat. Il Giudice per le indagini preliminari di Roma e il Tribunale militare di Roma si contendevano la competenza sul caso, generando un **conflitto di giurisdizione**. La Cassazione ha stabilito che la giurisdizione spetta al giudice ordinario di Roma. Questo perché i reati contestati (rivelazione di segreti d'ufficio e abuso d'ufficio, insieme a reati militari) configurano un concorso formale, e il reato comune risultava più grave, attirando la competenza del tribunale ordinario per tutti i fatti.
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La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra il Giudice per le indagini preliminari (GUP) di un Tribunale militare e quello di un Tribunale ordinario. Il caso riguardava il reato di truffa militare contestato a tre soggetti. Il GUP militare di Verona aveva sollevato il conflitto, sostenendo che la truffa militare non era connessa ad altri reati comuni, quindi la giurisdizione doveva rimanere militare. La Cassazione ha stabilito che la giurisdizione per la truffa militare spetta al GUP del Tribunale militare di Verona per due dei tre imputati, confermando l'assenza di connessione con reati comuni. Per il terzo imputato, la questione era già stata risolta in precedenza.
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Un ex dirigente pubblico richiede all'Ente previdenziale la rideterminazione della pensione e il calcolo del TFS, pretendendo l'inclusione di somme incassate per incarichi ad interim riferibili all'ultimo anno lavorativo. Il Tribunale del lavoro nega la propria competenza in favore della Corte dei Conti. La Corte dei Conti accetta la causa sulla pensione ma solleva conflitto di giurisdizione sulla domanda del TFS. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione risolvono il contrasto. La Suprema Corte stabilisce che la controversia sul calcolo del TFS spetta al giudice ordinario del lavoro, trattandosi di un'indennità di fine rapporto distinta dalla pensione. La sentenza del Tribunale viene cassata e la causa riprende davanti al giudice del lavoro.
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Due militari hanno attestato trasferte mai effettuate nei registri di presenza durante la distribuzione dei vaccini per ottenere indebite indennità. Il giudice ordinario e il giudice militare hanno rifiutato entrambi la competenza. Il primo riteneva il fatto un reato militare. Il secondo lo qualificava come reato comune. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto attribuendo il caso alla giustizia ordinaria. La Suprema Corte ha chiarito che dichiarare il falso su documenti veri configura il reato di falso ideologico secondo l'articolo 480 del codice penale. Il codice penale militare punisce infatti solo la contraffazione materiale dei documenti. Di conseguenza, la competenza spetta interamente al tribunale ordinario.
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Un Ente Comunale ha chiesto il pagamento di somme arretrate a una Società di Telecomunicazioni per l'occupazione di un terreno pubblico destinato a stazione radio base. La controversia è nata dalla pretesa dell'amministrazione di riscuotere somme contrattuali pregresse. Il Tribunale ordinario ha negato la propria competenza a favore del Tribunale Amministrativo, il quale a sua volta ha sollevato conflitto negativo davanti alla Cassazione. Le Sezioni Unite hanno chiarito che le liti riguardanti i canoni per impianti di telefonia spettano al Giudice Ordinario. La legge statale vieta ai Comuni di imporre oneri discrezionali ulteriori rispetto a quelli fissati dal Codice delle comunicazioni elettroniche, rendendo la richiesta un mero credito patrimoniale.
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La Corte Militare di Appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione della magistratura militare riguardo all'accusa di collusione aggravata mossa contro l'imputato, trasmettendo il fascicolo alla Procura ordinaria della Repubblica. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro tale decisione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché la pronuncia sul difetto di giurisdizione non è impugnabile direttamente dalle parti, potendo semmai generare un conflitto di giurisdizione tra giudici. I giudici di legittimità hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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I Proprietari di un terreno hanno chiesto il risarcimento dei danni al Comune per l'occupazione e l'irreversibile trasformazione del loro fondo senza un tempestivo decreto di esproprio. Sia il Giudice Amministrativo che il Giudice Ordinario hanno rifiutato la propria giurisdizione, creando un blocco processuale. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto questo conflitto negativo. I giudici hanno stabilito che, in caso di occupazione appropriativa, la presenza di una dichiarazione di pubblica utilità collega l'opera al potere pubblico. Di conseguenza, la giurisdizione spetta esclusivamente al Giudice Amministrativo. La Cassazione ha quindi sbloccato la causa, rimettendo la decisione al Tribunale Amministrativo Regionale.
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I Proprietari di un terreno hanno chiesto il risarcimento dei danni al Comune per l'occupazione e la trasformazione irreversibile del loro fondo senza un valido decreto di esproprio. La causa è rimbalzata per anni tra il Giudice Amministrativo (TAR) e il Giudice Ordinario (Tribunale), poiché entrambi hanno ripetutamente dichiarato il proprio difetto di giurisdizione. Di fronte a questo continuo rimpallo, i Proprietari si sono rivolti alla Corte di Cassazione denunciando un conflitto di giurisdizione negativo. Le Sezioni Unite, rilevando la complessità della questione legata al trasferimento della causa prima e dopo le riforme legislative del 2009, hanno emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, richiedendo una relazione di approfondimento all'Ufficio del Massimario per fare chiarezza sulle regole applicabili.
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Un militare e due civili venivano accusati di concorso in peculato militare. Il Tribunale ordinario declinava la competenza a favore del Tribunale militare, ritenendo che l'intero reato spettasse a quest'ultimo. Il Tribunale militare sollevava conflitto di giurisdizione. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo che, in caso di concorso tra civili e militari nello stesso reato, le sfere di giurisdizione rimangono separate. Di conseguenza, la giurisdizione penale militare spetta al giudice speciale solo per il militare, mentre il giudice ordinario mantiene la competenza a giudicare i civili, pur applicando la legge penale militare. La Corte ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale ordinario per le imputate civili.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Clinica Fallita contro la decisione della Corte d'Appello di Napoli, che aveva dichiarato inammissibile la riassunzione della causa per il pagamento di prestazioni sanitarie. In precedenza, le Sezioni Unite avevano risolto un conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza spettava al giudice ordinario e indicando la Corte d'Appello come sede per la prosecuzione del giudizio. La Corte d'Appello aveva invece ritenuto erroneamente che il processo dovesse ricominciare dal primo grado (Tribunale). La Cassazione ha chiarito che il giudice del rinvio non può modificare la designazione fatta dalla Corte regolatrice. Di conseguenza, la riassunzione della causa davanti alla Corte d'Appello era pienamente legittima. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova decisione nel merito.
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Un lavoratore della scuola, inserito nelle graduatorie scolastiche di terza fascia come assistente tecnico, ha subito la risoluzione anticipata del contratto. Il dirigente scolastico ha infatti annullato la convalida dei suoi titoli di studio. Il lavoratore ha fatto ricorso per ottenere il corretto reinserimento in graduatoria e il risarcimento dei danni. Si è così aperto un conflitto su quale giudice dovesse decidere il caso. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la giurisdizione spetta al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro. La gestione di queste graduatorie non comporta l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali della pubblica amministrazione, né costituisce una procedura concorsuale. Si tratta invece di un'attività automatica che incide direttamente sul diritto soggettivo del lavoratore all'assunzione.
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