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Concorso eventuale

Definizione

La cooperazione di più persone nella commissione di un reato che, per sua natura, potrebbe essere realizzato anche da un solo soggetto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concorso in corruzione: condannato anche il mero esecutore
Un funzionario regionale addetto all'istruttoria delle pratiche amministrative ha agevolato le richieste di concessione presentate da un gruppo imprenditoriale privato in cambio di denaro. Il dipendente pubblico ha impugnato la condanna sostenendo di aver operato come mero esecutore materiale degli ordini del proprio dirigente, senza possedere autonomi poteri di firma o di decisione finale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per concorso in corruzione per l'esercizio della funzione. I giudici hanno chiarito che risponde del reato anche l'intermediario privo di poteri decisionali quando mette stabilmente la propria funzione al servizio del privato, riceve quote del denaro e partecipa attivamente alla pianificazione dell'accordo illecito.
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Concorso in corruzione: condannato il fratello del Sindaco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista condannato per concorso in corruzione. L'imputato, fratello del Sindaco di un Comune, fungeva da intermediario e collettore delle tangenti. Attraverso la propria società di progettazione, formalmente intestata a lui ma gestita di fatto insieme al fratello pubblico ufficiale, riceveva somme di denaro da imprenditori privati. In cambio, il Sindaco sbloccava pratiche edilizie e varianti urbanistiche illegittime. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità del professionista come "extraneus" (soggetto esterno), evidenziando come la sua struttura societaria fosse lo strumento per mascherare il prezzo del reato sotto forma di fittizie prestazioni professionali. Di conseguenza, è stata confermata la condanna a oltre tre anni di reclusione e la confisca per equivalente di circa 55.000 euro.
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Concorso nel reato di corruzione: libero l’autista esecutore
Un autista e assistente personale, dipendente di un imprenditore, è stato accusato di concorso nel reato di corruzione per aver eseguito le disposizioni del proprio datore di lavoro a favore di una funzionaria pubblica. L'autista utilizzava carte di credito fornite dall'imprenditore per pagare le spese personali della donna. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le misure cautelari a carico del lavoratore. I giudici hanno stabilito che la mera esecuzione materiale di un accordo corruttivo già concluso da altri, senza alcuna partecipazione alla sua creazione o rinegoziazione, non costituisce reato. Le prestazioni dell'autista rappresentavano in realtà l'utilità stessa promessa dall'imprenditore alla funzionaria, escludendo la responsabilità penale del dipendente.
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