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Concorrenza parassitaria

Definizione

Comportamento sistematico e continuativo di un'impresa che imita le iniziative commerciali, anche lecite se considerate singolarmente, di un concorrente, sfruttandone il lavoro e la creatività.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Storno di Dipendenti e Concorrenza Sleale: Quando non è illecito
L'Azienda Ricorrente ha accusato l'Azienda Resistente di **concorrenza sleale**, storno di dipendenti e contraffazione del marchio "Master Breve". L'Azienda Ricorrente lamentava che l'Azienda Resistente avesse sottratto collaboratori chiave e copiato i suoi corsi di formazione. La Corte d'Appello aveva escluso la concorrenza sleale, ritenendo che i dipendenti non fossero essenziali e che il marchio fosse generico. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda Ricorrente, confermando che non c'era prova di un intento dannoso (animus nocendi) nello storno di dipendenti, né che le competenze trasferite fossero esclusive. L'Azienda Ricorrente ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Concorrenza sleale: i limiti dell’imitazione parassitaria
Una società leader nel settore dei sistemi di sigillatura ha citato in giudizio un'azienda concorrente per atti di concorrenza sleale, tra cui imitazione servile, appropriazione di pregi e concorrenza parassitaria. Dopo una sentenza di primo grado parzialmente favorevole, la Corte d'Appello ha respinto tutte le domande. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo i rigorosi presupposti per configurare le diverse fattispecie di concorrenza sleale, in particolare quella parassitaria, che richiede un'imitazione sistematica e continuativa delle iniziative altrui, non essendo sufficienti singoli atti leciti.
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Concorrenza sleale: quando l’imitazione è lecita?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di concorrenza sleale tra due aziende produttrici di sistemi di sigillatura modulari. La Corte ha escluso l'imitazione servile quando la forma del prodotto è dettata da esigenze funzionali, respingendo le accuse di concorrenza parassitaria e appropriazione di pregi per mancanza di prove. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo al mendacio concorrenziale, censurando l'uso della dicitura "halogen free" su prodotti pubblicizzati prima dell'entrata in vigore della normativa tecnica di riferimento, poiché potenzialmente ingannevole per i consumatori. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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