Un noto Gruppo Editoriale ha pubblicato sul proprio sito web, senza autorizzazione, 125 spezzoni di programmi televisivi prodotti da un'Emittente Televisiva concorrente, lucrando sui ricavi pubblicitari per cinque anni. L'Emittente Televisiva ha promosso un'azione legale ottenendo la condanna dell'editore per violazione dei diritti d'autore e concorrenza sleale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gruppo Editoriale, confermando la sussistenza della concorrenza sleale. I giudici hanno chiarito che l'uso non autorizzato di video altrui per scopi commerciali configura un illecito concorrenziale basato sulla comunanza di clientela nel mercato pubblicitario. Di conseguenza, l'Editore è stato condannato a risarcire i danni e a rispettare l'ordine di inibitoria per il futuro, oltre al pagamento delle spese legali.
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