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LexCEDpedia

Comportamento Abituale

Definizione

Condizione che si verifica quando un soggetto ha commesso più reati della stessa indole, anche se giudicati con sentenze diverse. Questa condizione impedisce l'applicazione di alcuni benefici di legge, come la particolare tenuità del fatto.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 110 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 54% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 35%
  • Rigettato 10%
  • Inammissibile 54%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 770%
  • Penale Sez. 315%
  • Penale Sez. 415%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 9858/2024in 13 provvedimenti
  • Cass. 6551/2020in 24 provvedimenti
  • Cass. 26867/2017in 4 provvedimenti
  • Cass. 11732/2021in 3 provvedimenti
  • Cass. 14073/2024in 6 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: stop alla tenuità con precedenti
Un automobilista affronta la condanna a quattro mesi di arresto e mille euro di ammenda per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'orario notturno e dall'aver provocato un incidente stradale. L'uomo ricorre in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici dichiarano il ricorso inammissibile e confermano la sentenza impugnata. La Corte evidenzia che la presenza di condanne penali anteriori della medesima indole delinea un comportamento abituale e seriale, incompatibile con il beneficio di legge. Inoltre, l'elevato tasso alcolemico registrato e la gravità della condotta, sfociata in un sinistro con grave pericolo per la circolazione, giustificano pienamente la risposta sanzionatoria e l'esclusione di qualunque attenuante. Il ricorrente subisce anche la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata tra reato ed abitualità
L'Imputato ha subito una condanna in appello per il reato di tentato furto aggravato. Egli ha quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la validità della querela, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e l'entità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile su tutti i fronti. La Corte ha chiarito che l'assenza formale di recidiva non impedisce di considerare il soggetto abituale nel crimine se ha commesso altri due illeciti, anche successivi nel tempo. Tale abitualità sbarra l'accesso al beneficio liberatorio. La decisione conferma la piena discrezionalità del giudice di merito nel dosare la pena e ribadisce la validità della querela quando la volontà punitiva della persona offesa risulti chiara. L'Imputato perde il giudizio e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi ha quattro evasioni
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto dopo una condanna penale. Il ricorrente aveva già collezionato quattro precedenti specifici per il reato di evasione. I giudici di merito avevano negato l'esimente rilevando una chiara abitualità criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, giudicando i motivi come una semplice replica di contestazioni già risolte e prive di vizi logici. La presenza di plurime condanne anteriori impedisce per legge il riconoscimento del beneficio richiesto. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'Imputato, imponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza al bar: banconota nascosta e condanna
Un cliente ordina un caffè al bancone di un locale e paga con una banconota da cinquanta euro. Nel ricevere il resto, infila con rapidità venti euro in tasca e inganna la cassiera sostenendo di aver ricevuto una somma errata, facendosi dare altri venti euro. I giudici condannano l'uomo per furto con destrezza. L'imputato propone ricorso per cassazione contestando l'aggravante e chiedendo la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso: la contestazione sulla destrezza non era stata sollevata in appello e i precedenti penali per truffa e bancarotta dimostrano l'abitualità della condotta, impedendo qualsiasi perdono.
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Particolare tenuità del fatto: stop per la patente falsa
Un automobilista è stato condannato per l'uso di una patente di guida falsificata a un anno e sette mesi di reclusione. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità e contestando la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'abitualità nella reiterazione di condotte simili impedisce tassativamente di concedere il beneficio. La serialità dei comportamenti esclude in radice la particolare tenuità del fatto, a prescindere dal ridotto allarme del singolo episodio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Particolare tenuità del fatto esclusa dai precedenti penali
Un uomo condannato per furto aggravato in concorso ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la particolare tenuità del fatto ed evitare la sanzione penale. I giudici di secondo grado avevano ridotto la pena a quattro mesi di reclusione e novantacinque euro di multa grazie all'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso dell'imputato. La presenza di numerosi precedenti penali per reati predatori e contro il patrimonio dimostra una condotta abituale. Tale serialità impedisce per legge il riconoscimento dell'esimente prevista dall'art. 131-bis c.p. La Suprema Corte ha confermato la condanna e inflitto all'uomo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Esclusione non punibilità per tenuità del fatto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver portato fuori dalla propria abitazione numerosi strumenti atti ad offendere. La decisione ha confermato l'esclusione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'articolo 131-bis c.p., a causa della gravità oggettiva del fatto e del comportamento abituale del soggetto. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Reato edilizio: Sanatoria condizionata non estingue il crimine
Un legale rappresentante di un'azienda ha realizzato opere edilizie abusive senza permessi, configurando un `reato edilizio`. Ha cercato di ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto e ha allegato una successiva `sanatoria condizionata`. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che la particolare tenuità del fatto non si applica per la gravità e l'abitualità della condotta. Inoltre, una sanatoria condizionata, che richiede interventi futuri, non estingue il reato edilizio, poiché la regolarizzazione deve riguardare opere già conformi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione del Reato: Quando il Tempo Cancella la Pena e le Sanzioni
Un Lavoratore ha impugnato una sentenza che gli negava la non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.), sostenendo che un precedente reato estinto non dovesse contare come "comportamento abituale". La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la fondatezza dell'argomento sulla tenuità del fatto, ha rilevato che il reato contestato era ormai coperto dalla prescrizione del reato. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio. La Corte ha anche revocato la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto.
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Furto al supermercato: la Cassazione conferma la particolare tenuità del fatto
Una donna ha sottratto merce per circa 200 euro da un supermercato, nascondendola e pagando solo altri articoli. In primo grado, è stata condannata per furto tentato. La Corte d'Appello l'ha assolta per la particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offesa minima e il comportamento non abituale. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo l'illogicità della motivazione, in particolare riguardo alla presunta incensuratezza della donna e alla gravità del dolo. La Cassazione ha confermato l'assoluzione, ribadendo che l'errore sull'incensuratezza non incide, poiché per escludere la particolare tenuità del fatto è necessaria l'abitualità, ovvero almeno due precedenti reati della stessa indole, non riscontrati nel caso specifico.
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Particolare tenuità del fatto: reati precedenti bloccano il beneficio
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna per il reato di truffa. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale. L'Imputato risultava infatti già condannato per due precedenti reati della stessa indole. Inoltre, le attenuanti generiche richiedono elementi positivi specifici e non spettano automaticamente per la sola assenza di aspetti negativi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Combustione illecita di rifiuti: bruciare rame costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di combustione illecita di rifiuti e porto abusivo di armi, per aver dato fuoco a guaine di plastica allo scopo di recuperare i cavi di rame contenuti all'interno e per la detenzione di un coltello a serramanico. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza dell'elemento soggettivo, avendo egli tentato di contenere le fiamme, e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato richiede il solo dolo generico, ossia la consapevolezza di dare fuoco ai materiali. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici impedisce il riconoscimento della tenuità del fatto, a prescindere dal tempo trascorso dai reati anteriori. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reati abituali e particolare tenuità del fatto: stop ai ricorsi
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e contestare l'elemento psicologico del reato. I giudici di merito avevano negato il beneficio a causa della serialità e dell'abitualità delle condotte illecite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la commissione di più reati della stessa indole impedisce il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. L'Imputato perde il giudizio ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto e minacce: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per il delitto di minaccia grave ai danni della persona offesa. Il responsabile ha presentato ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno accertato che l'autore ha minacciato la vittima in maniera ripetuta nel tempo. La condotta seriale integra la nozione legale di comportamento abituale, elemento che preclude in modo assoluto qualsiasi beneficio legato alla minima gravità del reato. L'imputato deve quindi risarcire il danno e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Targhe false: sì al riesame per particolare tenuità del fatto
Un automobilista viene condannato per la contraffazione delle targhe del proprio furgone, realizzate in cartone e plastica. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici di merito solo sulla base di precedenti penali generici. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso: sebbene la contraffazione non sia un falso grossolano, la negazione della particolare tenuità del fatto richiede una valutazione rigorosa dei precedenti, verificando se siano della stessa indole. La sentenza viene annullata con rinvio limitatamente a questo punto.
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Particolare tenuità del fatto: negata se lo spaccio è ripetuto
Il caso riguarda un uomo condannato per molteplici episodi di spaccio di sostanze stupefacenti commessi in un breve arco temporale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la reiterazione di sei cessioni di droga in un mese configura un comportamento abituale. Tale abitualità esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto, anche in presenza di un reato continuato. Inoltre, la serialità delle condotte impedisce una prognosi favorevole per la sospensione della pena. L'imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il reato è abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la ricettazione di un telefono cellulare. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato il diniego di tale beneficio poiché l'imputato registrava numerosi precedenti penali per reati della stessa specie. Questa condotta seriale configura un comportamento abituale, escludendo per legge l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Precedenti penali e particolare tenuità del fatto: no all’assoluzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro l'assoluzione di un uomo accusato di truffa. Il giudice di secondo grado aveva applicato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo erroneamente l'imputato incensurato. Al contrario, il casellario giudiziale mostrava numerose condanne definitive per furto, rapina e traffico di droga. La Cassazione ha chiarito che la presenza di precedenti penali configura un comportamento abituale, che impedisce l'applicazione di questo beneficio. La sentenza è stata annullata con rinvio ad altra Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Particolare tenuità del fatto: negata se l’omissione è ripetuta
L'Amministratrice di una società è stata condannata per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali dei dipendenti per l'anno 2013, per un totale di oltre 13.000 euro. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale e sistematico. Nel caso specifico, l'imputata aveva già subito una precedente condanna per lo stesso reato nell'anno precedente e aveva commesso plurime omissioni nel corso dell'anno. Inoltre, l'importo non versato superava significativamente la soglia di rilevanza penale, escludendo la lievità dell'offesa. L'Amministratrice è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: no sconti ai recidivi
Il caso riguarda Il Detenuto, condannato per il reato di evasione a causa del suo allontanamento volontario e ingiustificato dal luogo di arresto. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata in presenza di un comportamento abituale. Nel caso specifico, Il Detenuto aveva commesso ripetute violazioni degli obblighi di sorveglianza speciale anche dopo il reato. La Cassazione ha ribadito che l'abitualità esclude il beneficio se l'autore commette almeno altri due reati della stessa indole, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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