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Compenso variabile

Definizione

La parte della retribuzione che varia in base al numero di provvedimenti definiti o all'attività concretamente svolta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Giudice con doppio incarico: negato il doppio compenso fisso
Un giudice tributario, già membro di una commissione, viene temporaneamente assegnato a una seconda per smaltire l'arretrato. Il giudice chiede un secondo stipendio, ma il Ministero nega il doppio compenso fisso, concedendo solo il compenso variabile per il lavoro extra. La Corte di Cassazione dà ragione al Ministero. Stabilisce che l'assegnazione temporanea ('applicazione') non crea un secondo ufficio né un nuovo rapporto di lavoro. Il giudice mantiene un unico ruolo, pertanto non ha diritto a un doppio compenso fisso. La legge vieta di essere membri di più commissioni e di cumulare gli stipendi fissi. Il ricorso del giudice viene respinto.
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Compenso variabile: no se P.A. non fissa obiettivi
Un commissario straordinario ha richiesto il pagamento di un compenso variabile legato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, la Pubblica Amministrazione non ha mai definito tali obiettivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione degli obiettivi rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione e non costituisce un obbligo. Di conseguenza, in assenza di obiettivi predeterminati, non sorge il diritto al compenso variabile né a un risarcimento per perdita di chance, respingendo il ricorso del commissario.
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Compenso giudice tributario: no extra per supplenza
Un Presidente di sezione di una commissione tributaria, agendo come sostituto del Presidente della commissione, ha richiesto un compenso extra per le maggiori responsabilità. La Corte di Cassazione ha negato tale richiesta, stabilendo che il quadro normativo non prevede alcun compenso giudice tributario aggiuntivo per la supplenza temporanea, in quanto tali funzioni sono considerate un'estensione del ruolo già ricoperto e remunerato.
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Compenso variabile: quando spetta al professionista?
Una professionista ha citato in giudizio una società sportiva per ottenere il pagamento di un compenso variabile legato alla stipula di nuove sponsorizzazioni. La Corte d'Appello ha confermato il suo diritto, specificando che il concetto di 'nuove sponsorizzazioni' deve essere interpretato in senso ampio, includendo qualsiasi nuovo vantaggio economico per l'azienda, anche derivante da accordi di 'cambio merci'. La richiesta di riconoscimento di mansioni superiori è stata invece respinta.
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