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Compensi Sportivi Dilettantistici

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compensi sportivi: i requisiti per l’esenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione contributiva per i compensi sportivi dilettantistici non è automatica. Analizzando un caso tra enti previdenziali e un'associazione sportiva, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso l'esenzione in modo acritico. È stato ribadito che l'associazione deve dimostrare rigorosamente la sussistenza di tutti i requisiti, in particolare la natura non solo formalmente ma sostanzialmente dilettantistica dell'ente e l'assenza del carattere di professionalità nella prestazione del collaboratore.
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Compensi sportivi: quando sono dovuti i contributi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11196/2025, ha stabilito che i compensi sportivi dilettantistici sono soggetti a contribuzione previdenziale quando l'attività viene svolta con carattere di professionalità. Nel caso specifico, è stato rigettato il ricorso di una società sportiva, confermando che la natura continuativa e l'importo ingente dei compensi erogati agli istruttori configuravano un'attività professionale, escludendola dal regime di esenzione fiscale e contributivo previsto dall'art. 67 del TUIR.
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Compensi sportivi dilettantistici: quando sono redditi
Una società sportiva dilettantistica ha contestato una richiesta di contributi da parte dell'INPS per i suoi istruttori, sostenendo che i loro guadagni fossero "redditi diversi" e quindi esenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che quando i compensi sportivi dilettantistici derivano da un'attività svolta in modo professionale, abituale e continuativo, sono soggetti a contribuzione previdenziale. La professionalità è stata accertata sulla base della durata del rapporto, delle qualifiche degli istruttori e della non simbolicità dei compensi.
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Compensi sportivi dilettantistici: quando sono esenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i compensi sportivi dilettantistici non sono automaticamente esenti da contributi previdenziali. Se l'attività dell'istruttore è svolta con carattere di professionalità, abitualità e prevalenza, anche se non in via esclusiva, i compensi sono soggetti a contribuzione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società sportiva, confermando che la mera affiliazione al CONI non è sufficiente e che l'onere di provare la natura non professionale della prestazione spetta alla società stessa.
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