Definizione
La decisione del giudice di non addebitare le spese legali a nessuna delle parti, stabilendo che ciascuna sostenga i propri costi, solitamente in caso di accordo o soccombenza reciproca.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 36 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 74% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 74%
- Rigettato 9%
- Inammissibile 3%
- Estinto 11%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 560%
- Civile Sez. 634%
- Civile Sez. Lavoro6%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21956/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 23592/2024in 5 provvedimenti
- Cass. 21083/2015in 5 provvedimenti
- Cass. 22310/2017in 4 provvedimenti
- Cass. 9312/2024in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un Contribuente ha contestato un preavviso di fermo amministrativo per tasse automobilistiche. Il giudice di primo grado ha accolto il ricorso per vizi formali nella notifica, ma ha compensato le spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato questa decisione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che una vittoria basata solo su vizi formali non costituisce di per sé una ragione eccezionale per la compensazione delle spese. Le gravi ed eccezionali ragioni devono riguardare aspetti specifici della controversia. La Corte ha accolto il ricorso del Contribuente, cassando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione delle spese di lite.
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Un contribuente, a cui erano state revocate le agevolazioni per la prima casa, ha impugnato gli avvisi di liquidazione. Durante il ricorso in Cassazione, ha aderito a una **definizione agevolata liti tributarie**, rinunciando al giudizio e pagando il debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Ha stabilito che, in caso di rinuncia al ricorso per effetto di una definizione agevolata, le spese legali devono essere compensate tra le parti. Questo perché la rinuncia è un requisito della definizione agevolata, e condannare il contribuente alle spese andrebbe contro lo spirito della norma che mira a facilitare la chiusura delle controversie.
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La Regione ha contestato una sentenza sulla tassa automobilistica leasing per veicoli in locazione finanziaria, sostenendo che l'Azienda di leasing dovesse pagare, mentre il giudice precedente aveva indicato l'utilizzatore. La Regione ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento per rinuncia rituale, rendendo definitiva la sentenza impugnata. Ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra le parti, riconoscendo un orientamento giurisprudenziale in formazione sulla questione. Ogni parte ha pagato le proprie spese.
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Un Creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un Debitore per somme indebitamente versate. Dopo alterne vicende, il Tribunale ha confermato il decreto ma ha disposto la compensazione spese giudiziali, citando la 'peculiarità della vicenda'. Il Creditore ha impugnato questa decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese richiede 'gravi ed eccezionali ragioni' espressamente motivate, non bastando un generico riferimento alla peculiarità. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione delle spese.
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Un Contribuente impugna una cartella esattoriale per omesso versamento dell'imposta di registro. Il giudice tributario d'appello accoglie il ricorso e annulla la cartella, ma dispone la compensazione delle spese giudiziali richiamando solo generici "giusti motivi". Il Contribuente presenta ricorso in Cassazione denunciando la mancata esplicitazione dei motivi reali della decisione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata. I giudici di legittimità ribadiscono che la compensazione delle spese giudiziali richiede una soccombenza reciproca oppure gravi ed eccezionali ragioni che il giudice deve spiegare in modo chiaro e specifico. La causa torna alla corte territoriale per la corretta liquidazione delle spese.
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Una lavoratrice agricola ha ottenuto il riconoscimento del diritto all'iscrizione negli elenchi dei braccianti e all'indennità di disoccupazione, grazie a una precedente sentenza definitiva. Nonostante la vittoria totale contro l'INPS, la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese giudiziali, obbligando la donna a pagare il proprio legale. La lavoratrice ha fatto ricorso in Cassazione, contestando questa scelta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali non può fondarsi su motivi illogici o sulla semplice difesa dell'ente previdenziale basata su propri verbali ispettivi, specie quando la soccombenza dell'ente è evidente. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova decisione sulle spese.
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Un debitore si oppone a un precetto di pagamento invocando un accordo transattivo. Il creditore eccepisce la falsità della propria firma e chiama in causa il proprio avvocato, il quale a sua volta coinvolge la figlia del creditore, ritenuta l'autrice della firma falsa. Il Tribunale rigetta tutte le domande e compensa le spese tra le parti. In appello, il giudice conferma la decisione ma omette di pronunciarsi sulla compensazione delle spese tra il creditore e l'avvocato. La Cassazione accoglie il ricorso degli eredi del creditore su questo specifico punto, rilevando l'omessa pronuncia. Decidendo nel merito, la Suprema Corte conferma comunque la compensazione delle spese giudiziali per quel rapporto, accertando una soccombenza reciproca, e compensa anche le spese del giudizio di legittimità.
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Un contribuente ha impugnato un pignoramento presso terzi avviato dal fisco per debiti del padre defunto, avendo egli rinunciato all'eredità. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso del contribuente ma ha disposto la compensazione spese giudiziali usando la formula generica "tenuto conto della peculiarità della controversia". Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contestando tale statuizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può compensare le spese usando formule di stile o stereotipate. Le gravi ed eccezionali ragioni devono essere indicate in modo specifico e dettagliato nella motivazione, pena la nullità della decisione. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per cartelle esattoriali prescritte. Il giudice d'appello ha accolto il ricorso ma ha disposto la compensazione delle spese giudiziali senza fornire motivazioni concrete. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali nel processo tributario richiede motivi gravi ed eccezionali esplicitamente indicati, non formule astratte. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'Agente della Riscossione al pagamento delle spese di tutti i gradi di giudizio.
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Un cittadino impugna un verbale per violazione del Codice della Strada e ottiene l'annullamento della multa dal Giudice di Pace. Tuttavia, il giudice dispone la compensazione delle spese giudiziali, costringendo il cittadino a pagare il proprio avvocato. La motivazione risiede nel fatto che il ricorrente avrebbe potuto difendersi da solo e che il ricorso presentava moduli standardizzati reperibili online. Il Tribunale conferma la decisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino, stabilendo che la facoltà di stare in giudizio personalmente non esclude il diritto al rimborso delle spese legali se ci si avvale di un professionista. La compensazione delle spese giudiziali è ammessa solo in casi eccezionali e tassativi, come l'assoluta novità della questione o il mutamento della giurisprudenza, requisiti non soddisfatti in questa vicenda.
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Un Notaio impugna alcuni avvisi di liquidazione per imposte di registro relative a un atto da lui rogato. Il giudice d'appello dichiara cessata la materia del contendere poiché un contraente aveva già pagato il dovuto, disponendo però la compensazione delle spese giudiziali senza alcuna motivazione. Il Notaio ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibili i primi motivi per carenza di interesse, poiché il Notaio non ha subito alcun pregiudizio pratico dalla decisione di merito. Accoglie invece il motivo sulla compensazione delle spese giudiziali: il giudice tributario non può azzerare le spese di lite con una formula generica, ma deve indicare espressamente le gravi ed eccezionali ragioni. La sentenza viene cassata con rinvio limitatamente alle spese.
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Un cittadino propone opposizione contro una cartella esattoriale per violazioni del codice della strada, poiché il Comune aveva già annullato le sanzioni. Il Tribunale accoglie l'opposizione ma dispone la compensazione delle spese giudiziali, motivando che l'annullamento era avvenuto grazie al riconoscimento dell'errore da parte della Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali era illegittima. L'errore dell'amministrazione e il successivo sgravio, avvenuto solo dopo l'avvio della causa, dimostrano la fondatezza dell'azione del cittadino, il quale non deve subire il costo di un processo reso necessario dall'errore altrui. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Un cittadino ha proposto opposizione contro un verbale per violazione del codice della strada. Dopo che il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello per presunta tardività, il cittadino ha ottenuto la revocazione della sentenza dimostrando di aver spedito il ricorso nei termini a mezzo posta. Tuttavia, il Tribunale ha disposto la compensazione delle spese giudiziali poiché la Pubblica Amministrazione era rimasta contumace. Il cittadino ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la contumacia della controparte non giustifica la compensazione delle spese giudiziali. Per derogare al principio di soccombenza occorrono gravi ed eccezionali ragioni, che il giudice deve indicare espressamente nella motivazione.
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Un automobilista disabile ha ottenuto l'annullamento di una multa per accesso in zona a traffico limitato, ma il Tribunale ha disposto la compensazione delle spese giudiziali per via della mancata comunicazione preventiva del transito al Comune. L'automobilista ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo di aver provato l'invio della comunicazione tramite un documento allegato alla comparsa conclusionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la compensazione delle spese giudiziali rientra nei poteri discrezionali del giudice e che la produzione tardiva di documenti non è consentita.
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Gli Eredi di un dirigente pubblico hanno ottenuto in primo grado il rimborso dell'IRPEF sull'indennità di fine rapporto, con condanna dell'Amministrazione Finanziaria al pagamento delle spese. In appello, pur rigettando il ricorso del Fisco, il giudice di secondo grado ha disposto d'ufficio la compensazione delle spese giudiziali per entrambi i gradi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli Eredi, stabilendo che il giudice d'appello non può modificare la decisione sulle spese di primo grado se non vi è uno specifico motivo di impugnazione sul punto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Un contribuente ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva disposto la compensazione delle spese giudiziali tra le parti. Il giudice di secondo grado si era limitato a richiamare genericamente i temi trattati nella causa, senza specificare i motivi concreti di tale scelta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali nel processo tributario richiede l'indicazione esplicita, logica e non erronea delle gravi ed eccezionali ragioni che la giustificano. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione conforme a questo principio.
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Il Contribuente ha impugnato con successo gli avvisi di accertamento IMU emessi dall'Ente Locale. Nonostante la vittoria totale del Contribuente, la Commissione Tributaria Regionale ha disposto la compensazione delle spese giudiziali, giustificandola con la generica particolarità della controversia e la mancanza di attività difensiva dell'ente pubblico. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali richiede motivi specifici, gravi ed eccezionali, espressamente indicati in motivazione. Formule generiche o l'inerzia della parte soccombente non legittimano la compensazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Un avvocato ha presentato opposizione contro il rifiuto di liquidare il suo compenso per l'attività svolta in regime di patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, riconoscendo il diritto al compenso, ma ha deciso per la compensazione delle spese giudiziali tra le parti senza fornire alcuna motivazione. Il professionista ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali, in assenza di una sconfitta reciproca, richiede obbligatoriamente l'indicazione di gravi ed eccezionali ragioni nella motivazione del provvedimento. Di conseguenza, la decisione impugnata è stata annullata con rinvio al Tribunale.
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Un avvocato ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che, pur accogliendo la sua opposizione sulla liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato, ha disposto la compensazione delle spese giudiziali solo perché il Ministero della Giustizia era rimasto contumace. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici di legittimità hanno chiarito che la contumacia della controparte non costituisce un motivo valido per disporre la compensazione delle spese giudiziali. Per derogare al principio della soccombenza occorrono infatti gravi ed eccezionali ragioni, che il giudice deve indicare espressamente nella motivazione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di secondo grado ha annullato l'atto impositivo ma ha deciso per la compensazione delle spese giudiziali tra le parti, senza fornire alcuna spiegazione. Il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del principio di soccombenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice tributario non può azzerare le spese di lite senza indicare espressamente i gravi ed eccezionali motivi richiesti dalla legge. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio affinché un nuovo giudice decida sulle spese motivando adeguatamente la scelta.
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