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Colloqui Detenuti

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Colloqui detenuti: Videochiamate non automatiche, serve prova difficoltà
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza il diritto ai colloqui detenuti tramite video-collegamento, motivando con le difficoltà di spostamento dei familiari dovute alle restrizioni COVID-19. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza. La Corte ha chiarito che il diritto ai colloqui detenuti in video-collegamento non è automatico. Non basta invocare l'emergenza pandemica, ormai superata. È indispensabile dimostrare in modo concreto e attuale l'effettiva impossibilità o grave difficoltà di svolgere i colloqui in presenza. La Cassazione ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione.
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Colloqui detenuti: tutela dei legami familiari
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava l'autorizzazione ai colloqui detenuti tra un indagato e la propria compagna. Il diniego era stato motivato dal GIP con un generico rischio di inquinamento probatorio, nonostante la fase delle indagini preliminari fosse già conclusa. La Suprema Corte ha ribadito che il diritto ai colloqui con i familiari gode di una tutela rafforzata e che ogni limitazione deve essere supportata da motivazioni specifiche, concrete e non meramente ipotetiche.
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Colloqui detenuti: quando possono essere negati?
Un detenuto ha presentato ricorso contro il diniego di colloqui con il padre, motivato dal giudice con il rischio di inquinamento probatorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i colloqui detenuti, pur essendo un diritto fondamentale, possono essere temporaneamente limitati in presenza di esigenze investigative concrete e attuali, come un interrogatorio imminente, a condizione che la decisione sia adeguatamente motivata.
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Colloqui detenuti: la Cassazione limita le visite
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la limitazione dei colloqui con i familiari. La decisione si fonda sul rischio concreto che l'indagato potesse veicolare minacce a testimoni e coindagati, un pericolo desunto da precedenti comunicazioni illegali. La Corte ha stabilito che una motivazione sintetica è sufficiente se basata su elementi specifici, confermando la legittimità della restrizione dei colloqui detenuti per esigenze cautelari.
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