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Collaboratore Di Giustizia

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Provvedimenti

Associazione mafiosa: la prova dai collaboratori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'inattendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni plurime, convergenti e dettagliate di diversi collaboratori, che si riscontrano a vicenda su episodi specifici, costituiscono gravi indizi di colpevolezza. La partecipazione all'associazione mafiosa, ha ribadito la Corte, richiede un contributo concreto e causale agli scopi del sodalizio, come la gestione del traffico di stupefacenti per conto del clan, e non un mero status di affiliato.
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Appello cautelare PM: quando è ammissibile?
Un Pubblico Ministero (PM) ricorre contro il rigetto di una misura cautelare per un imputato di associazione a delinquere. Il Tribunale del Riesame dichiara l'appello inammissibile, ritenendolo una mera ripetizione della richiesta iniziale. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, stabilendo che l'appello del PM era ammissibile perché, pur utilizzando argomenti già noti, li contestualizzava per criticare specificamente le motivazioni del primo giudice e introduceva nuovi elementi probatori che il Riesame avrebbe dovuto valutare. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame basato su un'analisi completa dei motivi dell'appello cautelare del PM.
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