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Codice Doganale Comunitario

Definizione

L'insieme delle norme che disciplinavano le procedure e le formalità doganali per l'importazione e l'esportazione di merci nel territorio dell'Unione Europea. Oggi è stato sostituito dal Codice Doganale dell'Unione (CDU).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Valore in dogana: se l’importatore non chiarisce, il Fisco vince
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agenzia delle Dogane può legittimamente ricalcolare il valore in dogana di merci importate se nutre 'fondati dubbi' sul valore dichiarato dall'importatore. Se, dopo aver richiesto chiarimenti, l'azienda non fornisce prove sufficienti a dissipare tali dubbi, l'Agenzia è autorizzata a discostarsi dal valore di transazione (il prezzo di fattura) e a utilizzare metodi di valutazione sussidiari, come il confronto con merci simili o perizie tecniche. La sentenza conferma la validità dell'accertamento fiscale, respingendo il ricorso della società e confermando che la procedura seguita dall'Agenzia per determinare il corretto valore in dogana era conforme alla legge.
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Royalties nel valore doganale: Fisco vince anche se pagate a terzi
La Corte di Cassazione ha stabilito che le somme pagate a titolo di royalties devono essere incluse nel valore doganale della merce importata, anche se il beneficiario è un soggetto terzo rispetto al venditore. La Corte ha chiarito che l'inclusione è obbligatoria quando il pagamento delle royalties costituisce una 'condizione di vendita' di fatto. Questo avviene se il titolare del marchio esercita un controllo, anche indiretto, sulla produzione o sulla commercializzazione dei beni. Di conseguenza, l'Agenzia delle Dogane ha vinto la causa, vedendo riconosciuto il suo diritto di recuperare maggiori dazi e IVA basati su un valore imponibile più alto, che comprende appunto le royalties.
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Certificato Falso: la Buona Fede dell’Importatore non Salva dai Dazi
Un'azienda importatrice si è vista revocare un'esenzione dai dazi dopo che il certificato di origine della merce (dal Bangladesh) è risultato falso. L'azienda ha sostenuto di aver agito in buona fede, ma la Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso. La sentenza stabilisce un principio cruciale: la semplice buona fede dell'importatore non è sufficiente per evitare il pagamento dei dazi. L'importatore deve anche dimostrare, con prove concrete, che l'errore è stato causato da un comportamento attivo delle autorità doganali e che non poteva essere scoperto usando una diligenza professionale. Poiché l'azienda non ha fornito questa prova, è stata condannata a pagare i dazi dovuti.
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Buona fede importatore: la Cassazione sui dazi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9088/2024, ha chiarito i limiti della buona fede importatore nel contesto dei dazi doganali. Il caso riguardava una società che importava tonno dalla Colombia beneficiando di tariffe preferenziali, successivamente contestate dall'Agenzia delle Dogane per non conformità delle merci alle regole di origine. La Corte ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che l'appartenenza a un gruppo che controlla l'intera filiera produttiva e la disponibilità di tutta la documentazione escludono la possibilità di invocare la buona fede. La sentenza ribadisce che la diligenza richiesta a un operatore professionale è qualificata e impone un dovere di verifica attiva, non potendo l'esenzione dai dazi basarsi su un errore dell'esportatore ma solo su un errore attivo delle autorità doganali.
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