Definizione
Una clausola contrattuale che crea un forte squilibrio di diritti e doveri a svantaggio di una delle parti. Per essere valida, deve essere specificamente approvata per iscritto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 185 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 35% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 35%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 19%
- Estinto 1%
- Altro 10%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 352%
- Civile Sez. 232%
- Civile Sez. 115%
Precedenti più richiamati
- Cass. 17939/2018in 17 provvedimenti
- Cass. 5733/2008in 6 provvedimenti
- Cass. 20606/2016in 6 provvedimenti
- Cass. 9738/2020in 6 provvedimenti
- Cass. 17073/2013in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una cliente ha conferito incarico a due avvocati per risolvere un complesso contenzioso immobiliare, sottoscrivendo una clausola che prevedeva un compenso forfettario di 25.000 euro anche in caso di recesso anticipato. Successivamente, la cliente ha disposto la revoca del mandato professionale. A fronte del mancato pagamento, i legali hanno ottenuto un decreto ingiuntivo, confermato con sentenza passata in giudicato a seguito del rigetto dell'opposizione della cliente. Ciononostante, in una causa parallela originariamente avviata per surrogarsi alla cliente, il Tribunale ha ritenuto la clausola contrattuale nulla e vessatoria, riducendo l'onorario a 3.000 euro. La Corte di Appello ha ribaltato questa statuizione: la validità del compenso pattuito era ormai coperta da giudicato irrevocabile, impedendo qualsiasi riesame del contratto.
Continua »
Un cliente ottiene un finanziamento e sottoscrive contemporaneamente due coperture accessorie a tutela del credito e del reddito. Dopo aver estinto anticipatamente il prestito, il debitore promuove un'azione giudiziaria sostenendo che tali coperture fossero obbligatorie e surrettiziamente occultate, alterando il corretto rapporto tra TAEG e polizze assicurative. Il tribunale di primo grado riconosce la violazione e sanziona l'intermediario, ma i giudici di secondo grado ribaltano completamente l'esito. La Corte d'Appello statuisce che spetta al mutuatario allegare e dimostrare in concreto che l'accesso al credito dipendesse dall'accettazione dei contratti assicurativi. In assenza di indizi univoci e insuperabili, la dichiarazione di facoltatività sottoscritta nel contratto resta valida. La società finanziaria ottiene la piena assoluzione con addebito integrale delle spese legali a carico del consumatore.
Continua »
Un Ente pubblico stipulava contratti di fornitura elettrica con una società energetica. La fornitrice applicava in seguito le tariffe del regime di salvaguardia, aumentando i costi. L'Ente pubblico sospendeva i pagamenti lamentando l'assenza di avvisi preventivi. La società energetica cedeva i crediti a una banca, che otteneva un decreto ingiuntivo per oltre seicentomila euro. L'Ente si opponeva invocando la tutela prevista per i clienti deboli e la nullità della clausola sulla competenza territoriale. I giudici hanno respinto l'opposizione e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione: un ente pubblico non rientra nella nozione di consumatore, riservata alle sole persone fisiche per scopi estranei all'attività professionale. Inoltre, il passaggio legale al regime di salvaguardia resta valido anche se non preceduto da comunicazioni formali.
Continua »
Una società cliente cita in giudizio il gestore di rete lamentando ritardi tecnici e mancata copertura, chiedendo i danni patrimoniali. Il fornitore si oppone ed esige il pagamento di fatture per quasi due milioni di euro. I giudici liquidano a favore della cliente solo la clausola penale concordata per i ritardi e compensano tale somma con il credito milionario del fornitore. La Corte di Cassazione conferma la decisione. La clausola penale predetermina forfettariamente il danno e non possiede natura vessatoria in un accordo negoziato tra imprese. Inoltre, l'operatore non può invocare l'eccezione di inadempimento per sospendere integralmente i pagamenti se continua a utilizzare i servizi della controparte, violando la buona fede e la proporzione tra prestazioni. La cliente perde la causa e deve saldare il debito residuo.
Continua »
Una cliente con abbonamento internet ultraveloce ha richiesto il trasloco della linea telefonica presso una nuova residenza. L'operatore telefonico ha verificato l'impossibilità di installare la fibra ottica nella zona di destinazione e ha attivato una tecnologia ADSL. L'utente ha citato l'azienda in giudizio per inadempimento contrattuale, chiedendo la fibra e contestando come abusiva la clausola sulla fattibilità tecnica. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente le richieste della consumatrice. I giudici hanno chiarito che la clausola contrattuale delimita validamente la prestazione dell'azienda in base alle reti disponibili e non presenta natura vessatoria. L'attivazione della linea alternativa non costituisce colpa del gestore quando mancano gli impianti idonei.
Continua »
L'Assicurata ha subito danni alla sua auto per grandine. La Compagnia Assicurativa ha offerto un indennizzo ridotto, applicando una clausola che aumentava la franchigia se l'auto non veniva riparata presso una carrozzeria convenzionata. L'Assicurata ha contestato la validità di questa clausola di risarcimento in forma specifica. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale clausola non è vessatoria, poiché non limita la responsabilità dell'assicuratore ma definisce l'oggetto del contratto, offrendo vantaggi come uno sconto sul premio. Ha rigettato la richiesta dell'Assicurata di ottenere un indennizzo maggiore, ma ha accolto il ricorso per l'eccessiva liquidazione delle spese legali nel grado di appello, riducendole.
Continua »
Una società di servizi ha citato in giudizio la ditta fornitrice per far dichiarare la scadenza anticipata di un contratto di assistenza informatica e l'annullamento della clausola sulla durata per dolo o vizio del consenso. L'accordo, siglato il primo gennaio 2011, prevedeva una validità di tre anni oltre al periodo residuo dell'anno solare in corso. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società attrice. La corretta interpretazione del contratto formulata dai giudici di merito ha confermato la scadenza al 31 dicembre 2014, valorizzando il chiaro tenore letterale del testo e respingendo le censure di vessatorietà e inganno prive di riscontro probatorio.
Continua »
Una società di pulizie ha citato in giudizio un Condominio per il mancato pagamento di canoni, nonostante la risoluzione anticipata del contratto. Il Condominio ha sostenuto l'inadempimento della società e la natura di clausola vessatoria di una condizione contrattuale che imponeva il pagamento fino alla scadenza naturale anche in caso di risoluzione per colpa del fornitore. Il Tribunale ha dato ragione al Condominio, qualificando la clausola come vessatoria e rigettando la richiesta della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando indirettamente la decisione del Tribunale sulla clausola vessatoria e l'inadempimento.
Continua »
Un Costruttore aveva inserito nel regolamento condominiale una clausola che lo esentava dal pagamento delle spese per le unità immobiliari invendute. Il Condominio aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per le spese non pagate. I giudici di merito avevano dichiarato la clausola vessatoria, ritenendola inefficace. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la valutazione della **clausola vessatoria condominiale** deve avvenire nell'ambito del singolo contratto di compravendita tra Costruttore (professionista) e Acquirente (consumatore), non solo sul regolamento condominiale. Il caso è stato rinviato per una nuova analisi.
Continua »
Un individuo (Il Venditore) conferì a un'agenzia immobiliare (L'Agenzia) un incarico di mediazione per la vendita di un immobile e un'attività commerciale. Il contratto prevedeva una **clausola vessatoria** che imponeva una penale se Il Venditore avesse rinunciato all'affare. Dopo il rifiuto del Venditore di concludere, L'Agenzia chiese il pagamento della penale. Il Tribunale diede ragione all'agenzia, ma la Corte d'Appello ribaltò la decisione, qualificando Il Venditore come "consumatore" e dichiarando la clausola nulla per squilibrio. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'Agenzia. Ha ribadito che la clausola era vessatoria in quanto prevedeva un compenso sproporzionato per il mediatore, anche in assenza di conclusione dell'affare per cause imputabili al consumatore.
Continua »
Un Fornitore di servizi ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un Committente. Il Committente ha contestato la competenza territoriale del giudice, invocando una clausola contrattuale che stabiliva un foro esclusivo. Il Tribunale di primo grado aveva ritenuto la clausola valida, non trattandosi, a suo dire, di un contratto per adesione. Il Fornitore ha presentato ricorso, sostenendo che la clausola fosse una clausola vessatoria e che il contratto fosse effettivamente per adesione, rendendo la clausola inefficace senza specifica approvazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la clausola era vessatoria e non validamente approvata. Ha dichiarato la competenza del Tribunale di Pescara, luogo di adempimento dell'obbligazione.
Continua »
Una persona ha sottoscritto una proposta di locazione tramite un'agenzia immobiliare, versando un deposito. Ha poi receduto, contestando la mancanza di requisiti igienico-sanitari dell'immobile e la validità di una `clausola vessatoria agenzia immobiliare` che prevedeva la trattenuta del deposito come penale e provvigione. Il Giudice di Pace ha respinto la sua domanda. Il Tribunale ha ritenuto la clausola penale vessatoria, ma ha comunque riconosciuto all'agenzia il diritto alla provvigione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della persona, confermando l'inammissibilità delle sue contestazioni sui fatti, già decisi in modo conforme nei gradi precedenti.
Continua »
Una società creditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il debitore principale e il garante per crediti commerciali non pagati. Il garante ha presentato opposizione eccependo l'incompetenza territoriale del giudice adito in favore del tribunale indicato nel contratto. La società ha contestato sia la notifica dell'opposizione, viziata da un errore materiale nell'intestazione della ricevuta telematica, sia la validità della deroga territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. La Corte ha stabilito che un mero errore materiale nella notifica non genera nullità se l'atto raggiunge il suo scopo. Inoltre, la clausola che stabilisce un foro convenzionale esclusivo cancella automaticamente tutti i fori alternativi ordinari, senza obbligo di contestarli specificamente.
Continua »
L'Azienda Creditrice ha richiesto l'ammissione di due crediti nello stato passivo del Fallimento dell'Azienda Fallita, derivanti da vizi e difetti in contratti di subappalto e fornitura. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, ammettendo i crediti. L'Azienda Fallita ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione del principio di non contestazione e la mancata valutazione di un concorso di colpa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'ammissione credito fallimento e la decisione del Tribunale.
Continua »
I Proprietari affidano a un'agenzia la vendita di un immobile stabilendo il compenso. L'affare sfuma prima del rogito notarile a causa di ipoteche gravanti sull'immobile. I Proprietari rifiutano di versare la provvigione agenzia immobiliare di diecimila euro. Essi sostengono che il mediatore avesse l'obbligo di effettuare le visure ipotecarie prima della firma del preliminare. L'agenzia agisce in giudizio e ottiene ragione. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'agente immobiliare non ha l'obbligo automatico di eseguire verifiche nei registri immobiliari senza uno specifico incarico contrattuale. Di conseguenza, i Proprietari devono pagare la provvigione pattuita e le spese di giudizio.
Continua »
L'Azienda Fornitrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro L'Azienda Cliente per fatture non pagate relative a una licenza software e servizi di manutenzione. L'Azienda Cliente ha contestato, sostenendo vizi del programma e l'illegittimità di una clausola contrattuale che imponeva la **decadenza garanzia software** per mancata denuncia tempestiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Cliente. Ha confermato che l'Azienda Cliente non ha provato di aver denunciato i vizi nei termini contrattuali. La clausola non è stata ritenuta vessatoria come sostenuto. L'Azienda Cliente deve pagare quanto dovuto.
Continua »
Un Condominio ha subito danni da infiltrazioni d'acqua provenienti da un'area comune. L'Impresa Edile, responsabile dei lavori, ha cercato di attivare la propria polizza assicurativa per la Copertura assicurativa lavori edili, ma le compagnie hanno negato la garanzia, sostenendo che l'attività svolta (rifacimento di una copertura) non rientrava tra quelle assicurate. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che le clausole di una polizza che limitano il rischio devono essere interpretate a favore dell'assicurato. Ha anche confermato il rigetto delle eccezioni di decadenza e prescrizione sollevate dall'Impresa Edile.
Continua »
Due acquirenti hanno comprato un terreno agricolo da un ente pubblico, omettendo poi di pagare due rate annuali consecutive. L'ente venditore ha attivato in giudizio la clausola risolutiva espressa presente nel rogito notarile per sciogliere la vendita. Gli acquirenti hanno versato metà del debito durante la causa, sostenendo che tale versamento sanasse l'inadempimento e che il patto fosse vessatorio perché privo di doppia firma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli acquirenti. I giudici hanno chiarito che il pagamento tardivo dopo la dichiarazione di risoluzione non produce effetti e che la clausola inserita nell'atto notarile non necessita di approvazione specifica.
Continua »
La vicenda nasce da un finanziamento garantito da cessione del quinto e da una polizza collettiva aziendale. In seguito alla perdita dell'impiego della debitrice, la compagnia assicurativa ha saldato il debito residuo alla banca e ha azionato la Surrogazione dell'assicuratore per recuperare le somme dalla mutuataria. L'opponente sosteneva la vessatorietà della clausola di surroga e la propria qualifica di assicurata diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'assicurazione, precisando che la polizza è stata stipulata dalla banca in nome e per conto proprio. La mutuataria non è parte del contratto assicurativo ma semplice soggetto esposto al rischio. Pertanto, la disciplina delle clausole vessatorie non si applica e l'assicuratore ha pieno diritto di rivalersi sul debitore inadempiente per recuperare il credito versato.
Continua »
Un consumatore ha opposto resistenza al pagamento di un finanziamento contestando in modo generale la presenza di clausole vessatorie nel contratto. Il Tribunale ha respinto l'appello per due ragioni distinte: la presenza delle sottoscrizioni e la totale genericità della contestazione, priva dell'indicazione specifica delle pattuizioni abusive. Il debitore ha proposto ricorso in Cassazione impugnando soltanto una delle due motivazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che quando una sentenza si regge su più ragioni autonome, occorre contestarle tutte specificamente. La mancata impugnazione di una ragione autosufficiente rende l'azione inammissibile. Il consumatore è stato condannato al pagamento delle spese di lite, al risarcimento per lite temeraria e al versamento di una sanzione pecuniaria.
Continua »