Definizione
Un credito non assistito da alcuna causa di prelazione (come pegno, ipoteca o privilegio). I creditori chirografari vengono pagati solo dopo quelli privilegiati.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 98 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 47% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 47%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 17%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 187%
- Civile Sez. 68%
- Civile Sez. 35%
Precedenti più richiamati
- Cass. 571/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 14637/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 3778/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 4796/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 12116/2016in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una banca concedeva un mutuo fondiario per dieci milioni di euro garantito da ipoteca su un immobile societario. A seguito dell'apertura del fallimento della società debitrice, il tribunale dichiarava nullo il finanziamento per il superamento del limite di finanziabilità previsto dalla legge bancaria. Per questa ragione, il giudice revocava l'ipoteca e ammetteva il credito residuo come semplice debito non garantito. La società cessionaria del credito bancario impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la piena validità della garanzia ipotecaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente creditore. I giudici hanno chiarito che il mutuo fondiario conserva piena efficacia anche quando oltrepassa il tetto massimo di erogazione stabilito dalle autorità di vigilanza, poiché tale soglia non invalida il contratto né fa decadere la prelazione ipotecaria.
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Un acquirente firma una scrittura privata per acquistare un immobile e versa una cospicua caparra confirmatoria. Successivamente trascrive soltanto la domanda giudiziale diretta ad accertare l'autenticità delle firme, poiché la promittente venditrice rifiuta di stipulare il contratto definitivo. Poco dopo, la società venditrice viene dichiarata fallita e il curatore sceglie di sciogliersi dal contratto preliminare. L'acquirente chiede di insinuare al passivo il credito restitutorio della caparra con il privilegio speciale immobiliare. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. I giudici chiariscono che la semplice trascrizione della domanda giudiziale non equivale alla trascrizione del contratto preliminare. Senza il completamento dell'intera sequenza formale prima della dichiarazione di fallimento, il credito rimane chirografario e non gode di alcuna garanzia d'incasso sul bene.
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Un Lavoratore, avvocato, ha tentato di recuperare un credito nel fallimento di un'Azienda. Il credito riguardava spese legali e risarcimenti per responsabilità aggravata, pagati in base a sentenze poi caducate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Lavoratore. Ha stabilito che l'estinzione del giudizio di rinvio annulla le sentenze precedenti, ma il pagamento dell'imposta di registro non è un indebito. Inoltre, il **credito del professionista nel fallimento** per il rimborso di spese legali non gode di privilegio, perché non rappresenta un compenso per l'opera professionale, bensì un indebito oggettivo. Il credito rimane quindi chirografario.
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L'Azienda Artigiana ha chiesto il riconoscimento del privilegio artigiano per un credito nel fallimento di un'altra società. Il Tribunale ha negato questo privilegio, ammettendo il credito solo come ordinario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per il riconoscimento del privilegio artigiano non basta l'iscrizione all'albo. È fondamentale dimostrare che il lavoro personale dei soci prevale sul lavoro dei dipendenti e sul capitale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione.
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Una società creditrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito garantito da cambiali ipotecarie e maggiorato degli interessi moratori nel fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la restituzione di cambiali ipotecarie già saldate estingue definitivamente la garanzia ipotecaria, la quale non rivive se i titoli vengono riconsegnati per un debito diverso. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il divieto di applicare gli interessi moratori commerciali previsti dal D.Lgs. 231/2002 scatta solo con la dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, la società creditrice ha diritto di vedere ammessi al passivo gli interessi commerciali maturati fino all'apertura del fallimento, mentre perde la garanzia ipotecaria sulle vecchie cambiali riutilizzate.
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La Banca ha chiesto l'ammissione di un credito allo stato passivo di una Società Fallita. Il Tribunale ha respinto la domanda perché una perizia contabile ha accertato l'insussistenza del debito su conto corrente. Inoltre, il credito preteso per anticipi su fatture si è estinto a seguito dell'operata compensazione nel fallimento con le maggiori somme dovute dalla banca alla società. La Banca ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi e dell'assenza di specifiche violazioni di legge. La Suprema Corte ha confermato che la compensazione nel fallimento applicata dal curatore estingue legittimamente le pretese opposte e impedisce alla banca di richiedere importi già assorbiti dai controcrediti della società.
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Una Banca, creditrice di un'Azienda in fallimento, ha chiesto di essere ammessa al passivo con un credito garantito da pegno. Inizialmente, il giudice delegato ha riconosciuto il credito solo in via chirografaria (senza garanzia), dubitando della validità del pegno. La Banca ha contestato questa decisione e il Tribunale ha riconosciuto la validità del pegno. Il Fallimento ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il Fallimento ha tentato di ottenere un nuovo esame dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. La decisione conferma la validità del pegno e l'ammissione del credito in via privilegiata nell'accertamento passivo nel fallimento.
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Un Locatore ha chiesto l'Ammissione al passivo fallimentare per canoni di locazione non pagati e indennità di occupazione da parte di un'Azienda fallita. Il Tribunale aveva escluso il credito post-fallimento, ritenendolo solo prededucibile e non ammissibile in via chirografaria. La Cassazione ha accolto il ricorso del Locatore. Ha stabilito che il Tribunale ha errato nell'escludere totalmente il credito, soprattutto se il curatore fallimentare non aveva impugnato la precedente ammissione parziale. Il creditore può rinunciare alla prededuzione e chiedere l'ammissione chirografaria. La sentenza sottolinea il divieto di reformatio in peius.
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La vicenda riguarda la richiesta di ammissione allo stato passivo di una procedura concorsuale avanzata da una società creditrice. La banca originaria aveva concesso mutui ipotecari per ripianare precedenti debiti sul conto corrente. Il curatore fallimentare ha eccepito l'inefficacia delle garanzie reali attraverso la revocatoria fallimentare mutuo, chiedendo di declassare il credito da ipotecario a chirografario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società creditrice. I giudici hanno confermato la decisione del giudice di merito. L'operazione ha alterato l'equilibrio patrimoniale e ha danneggiato gli altri creditori. La garanzia ipotecaria resta quindi inefficace. La società creditrice perde il privilegio e partecipa alla ripartizione del patrimonio fallimentare come semplice creditore chirografario.
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Il Ministero dell'Ambiente ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di un'Azienda in amministrazione straordinaria per oltre un miliardo di euro a titolo di spese di bonifica e ripristino ambientale. Il Tribunale ha riconosciuto solo parzialmente il privilegio immobiliare bonifica, limitandolo agli immobili interni allo stabilimento e alle spese già sostenute. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, rilevando una grave contraddizione nella motivazione del Tribunale riguardo a circa 77 milioni di euro attribuiti sia ad aree esterne sia ad aree interne. La Suprema Corte ha confermato il rigetto delle pretese del Ministero sui beni esterni e sulle spese future non ancora sostenute, chiarendo che la garanzia reale si applica unicamente ai beni che beneficiano direttamente delle opere svolte. La causa torna al Tribunale per un nuovo esame.
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I Creditori hanno impugnato il rifiuto del Tribunale di riconoscere il loro credito come privilegiato nell'ambito del fallimento di una società costruttrice. I Creditori avevano ceduto un terreno in cambio di futuri appartamenti mai realizzati, trascrivendo il contratto preliminare. Il Tribunale aveva negato il privilegio ritenendo la domanda poco specifica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per l'insinuazione al passivo con privilegio non serve una formula magica o l'indicazione esatta della legge, ma basta che la pretesa e il privilegio emergano chiaramente dal complesso della domanda e dai documenti allegati, come i contratti preliminari trascritti.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per revocazione proposto da una Curatela fallimentare, riconoscendo un errore di fatto: il controricorso era andato smarrito per un disguido di cancelleria. Nel merito, la Corte ha esaminato il ricorso di un istituto bancario contro l'esclusione del proprio credito garantito dal passivo fallimentare. Il Tribunale aveva ammesso il credito solo come chirografario dopo che la banca era stata costretta a restituire le somme a seguito di azione revocatoria. La Cassazione ha stabilito che la revoca del pagamento non cancella la garanzia originaria. Pertanto, la banca conserva il diritto di insinuarsi al passivo mantenendo il proprio privilegio pignoratizio sulle somme restituite. La decisione del Tribunale è stata cassata con rinvio.
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Una società in concordato preventivo ha chiesto di essere ammessa al passivo del fallimento di un'altra impresa per un credito di oltre 1,2 milioni di euro. Il credito derivava dal mancato pagamento del prezzo pattuito per la cessione del contratto di affitto di azienda. Il Tribunale ha respinto la richiesta valorizzando una clausola contrattuale che subordinava il subentro nei contratti di leasing all'autorizzazione degli organi della procedura, mai ottenuta. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società creditrice. La Corte ha chiarito che l'interpretazione dei contratti spetta al giudice di merito e che non basta proporre una lettura alternativa per contestarla in sede di legittimità.
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L'Istituto di Credito ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'impresa per un credito derivante da un finanziamento volto a ripianare un debito precedente su conto corrente. Il Tribunale ha respinto la richiesta per la mancata presentazione degli estratti conto originari, ritenendo che il collegamento negoziale tra i contratti imponesse la prova del rapporto iniziale. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che la rinegoziazione del debito è un'operazione lecita e che, in assenza di contestazioni sulla validità del debito originario, non è necessario produrre tutta la documentazione storica del conto corrente. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
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Un'impresa di autotrasporti ha chiesto l'ammissione al passivo di una grande azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo il riconoscimento di crediti prededucibili per servizi di trasporto merci. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti (post-produzione) non fosse essenziale alla continuità produttiva o al risanamento ambientale. L'impresa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la legge riconosca la prededuzione a tutti gli autotrasportatori senza distinzioni. La Suprema Corte, rilevando la presenza di numerose cause identiche, non ha deciso nel merito ma ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la questione alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per una trattazione unitaria.
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Una banca proponeva ricorso per l'ammissione al passivo del fallimento di una società per un credito derivante da un contratto di leasing rinegoziato. Il Tribunale respingeva la domanda ravvisando un'ipotesi di abusiva concessione del credito, poiché la banca aveva rifinanziato il debitore già gravemente inadempiente senza verificarne la reale situazione patrimoniale o richiedere un piano di risanamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che il dovere di eseguire il contratto secondo buona fede non giustifica la concessione di nuovo credito a un soggetto insolvente, specie dopo la risoluzione del precedente accordo. La banca, avendo omesso qualsiasi indagine sulla solvibilità del debitore, ha agito illegittimamente, prolungando artificiosamente la permanenza sul mercato di un'impresa ormai decotta.
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Un'imprenditrice ha impugnato la dichiarazione di fallimento della sua ditta individuale, sostenendo di non aver ricevuto la notifica dell'atto (inviata alla sua PEC ma gestita dal consulente) e di non essere insolvente, vantando crediti verso terzi e un patrimonio immobiliare. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, evidenziando che la notifica PEC era regolare e che i debiti superavano i 700.000 euro. Inoltre, l'imprenditrice non ha depositato i bilanci per dimostrare di essere sotto le soglie di fallibilità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la disponibilità di beni immobili o crediti futuri non esclude lo stato di insolvenza se manca la liquidità immediata per pagare i debiti scaduti.
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Il caso riguarda un debitore che ha proposto un accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento. Una banca, agendo per conto di una società veicolo, ha espresso voto contrario all'accordo in quanto titolare del credito a seguito di una cessione dei crediti in blocco. Il debitore contestava la validità del voto, sostenendo che la cessione non gli fosse stata notificata individualmente e fosse inopponibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando che per la cessione dei crediti in blocco ex art. 58 TUB la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è sufficiente a rendere efficace il trasferimento senza necessità di notifica individuale. Di conseguenza, il voto negativo espresso dal cessionario è pienamente valido, impedendo l'omologazione dell'accordo per mancato raggiungimento della maggioranza richiesta.
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Un istituto di credito, ammesso al passivo di una società fallita, ha contestato il riparto fallimentare parziale. Il curatore aveva ridotto il suo credito della somma già recuperata tramite un pignoramento contro il fideiussore della società. Il Tribunale ha respinto il reclamo del creditore, ritenendo legittima la decurtazione. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rilevato un vizio preliminare e fondamentale: la mancata partecipazione al giudizio degli altri creditori concorrenti. Trattandosi di una contestazione sul piano di riparto fallimentare, la decisione influisce inevitabilmente sulle quote di tutti i partecipanti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente, ordinando che il processo venga celebrato nuovamente coinvolgendo tutti i creditori interessati per garantire il rispetto del contraddittorio.
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Una banca chiede di ammettere al passivo di un fallimento un credito derivante da mutuo fondiario, pretendendo la collocazione ipotecaria. Il giudice delegato ammette il credito solo come chirografario, ritenendo non provata la consegna del denaro al momento della firma del contratto. Il Tribunale respinge l'opposizione della banca. La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso della banca. Gli Ermellini chiariscono che l'ammissione del credito, ormai definitiva, fa sorgere il giudicato endofallimentare. Questo impedisce al giudice dell'opposizione di rimettere in discussione l'esistenza e il perfezionamento del contratto di mutuo (compresa la consegna del denaro) al solo fine di negare la garanzia ipotecaria, se il curatore non ha contestato il credito stesso.
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