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Cessione Di Ramo Di Azienda

Definizione

Un contratto con cui un imprenditore trasferisce a un altro soggetto un insieme di beni organizzati per l'esercizio di un'attività economica, che costituisce una parte autonoma dell'azienda.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Retribuzioni non percepite: Cassazione conferma diritto dopo cessione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un Lavoratore a ricevere le retribuzioni non percepite a seguito di un trasferimento di ramo d'azienda dichiarato illegittimo. Nonostante un precedente giudizio avesse accertato l'illegittimità della cessione, la domanda per le retribuzioni non era stata preclusa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, che contestava il riconoscimento delle somme dovute, ribadendo che la richiesta di pagamento delle retribuzioni poteva essere proposta anche in un giudizio autonomo.
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Cessione di ramo di azienda: nullo il passaggio fittizio
Una società commerciale ha scorporato un ipermercato creando una nuova azienda e cedendone subito le quote a un terzo privo di garanzie economiche. Pochi giorni dopo il passaggio, la nuova società ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per i dipendenti trasferiti. I giudici di merito hanno accertato la natura fittizia e fraudolenta dell'intera operazione, dichiarando nulla la cessione di ramo di azienda. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questa pronuncia, rigettando le difese della società cedente. L'operazione societaria mirava unicamente a espellere il personale aggirando i vincoli di tutela previsti dalla legge. Di conseguenza, la Corte ha ordinato il ripristino immediato del rapporto di lavoro dei dipendenti presso l'azienda originaria e il pagamento di tutte le retribuzioni maturate sin dal momento del presunto trasferimento.
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Cessione di ramo di azienda: dipendenti trasferiti senza reintegro
Un gruppo di dipendenti ha impugnato il passaggio del settore informatico aziendale a una nuova società, sostenendo che l'operazione non integrasse una valida cessione di ramo di azienda, bensì un espediente per esternalizzare personale. I lavoratori chiedevano quindi il ripristino del rapporto con il datore di lavoro originario. I giudici di merito hanno respinto le domande, accertando che l'operazione comprendeva beni, contratti e competenze tecniche autonome. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del trasferimento, stabilendo che la presenza di un complesso organizzato dotato di autonomia funzionale giustifica il passaggio automatico dei dipendenti, rigettando integralmente il ricorso dei lavoratori con condanna alle spese processuali.
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Cessione ramo azienda e reintegra del lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione ramo azienda operata da una nota società di telecomunicazioni. Il lavoratore, nonostante il trasferimento, ha ottenuto il diritto al ripristino del rapporto con la società cedente e al pagamento delle retribuzioni maturate. La Corte ha stabilito che lo status di pensionato non impedisce la reintegrazione né consente di ridurre il risarcimento, poiché la pensione non è considerata un guadagno sostitutivo derivante dalla stessa capacità lavorativa.
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Cessione ramo azienda: quale CCNL si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione ramo azienda: ai lavoratori trasferiti si applica immediatamente il contratto collettivo vigente presso l'azienda cessionaria, anche se meno favorevole. Il caso riguardava una dipendente che contestava l'applicazione del CCNL Terziario (applicato dalla cedente) in favore del CCNL Metalmeccanici (applicato dalla cessionaria). La Suprema Corte ha accolto il ricorso della lavoratrice, chiarendo che l'integrazione nella nuova realtà organizzativa impone l'adozione delle regole collettive della società che riceve il ramo d'azienda, sostituendo integralmente quelle precedenti.
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Cessione ramo azienda e pensione: la guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore coinvolto in una cessione ramo azienda dichiarata illegittima. Nonostante il dipendente avesse iniziato a percepire la pensione di anzianità, la Corte ha stabilito che tale circostanza non estingue il rapporto di lavoro con l'azienda cedente né impedisce il ripristino del contratto. L'incompatibilità tra pensione e reddito da lavoro rileva solo sul piano previdenziale e non incide sulla validità del vincolo contrattuale. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni arretrate decorre solo dalla formale messa in mora del datore di lavoro.
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Cessione ramo azienda: guida alle retribuzioni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire le retribuzioni arretrate a seguito di una cessione ramo azienda dichiarata nulla. Nonostante il dipendente avesse prestato attività lavorativa presso il soggetto cessionario, l'originario datore di lavoro (cedente) è obbligato al pagamento integrale delle mensilità maturate dalla data della messa in mora. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto del datore di riammettere il lavoratore, dopo l'offerta della prestazione, configura una mora accipiendi che rende il credito retributivo certo e non detraibile da quanto percepito altrove.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio per non perdere
La Corte di Cassazione chiarisce che la parte, pur vittoriosa nel merito in primo grado, deve proporre appello incidentale per contestare il rigetto di una sua eccezione. In caso contrario, sulla questione si forma un giudicato interno che impedisce al giudice d'appello di riesaminarla. Il caso riguardava la presunta nullità di una cessione di ramo d'azienda, eccezione rigettata in primo grado ma erroneamente accolta in appello senza un'impugnazione incidentale.
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