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Cessione Di Ramo D'Azienda

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Provvedimenti

Cessione ramo d’azienda: il diritto alla doppia paga
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita attraverso una cessione ramo d'azienda, ha visto ripristinato il suo rapporto di lavoro con il datore originale. La Corte di Cassazione ha confermato che, se il datore di lavoro originale non la reintegra, deve corrisponderle l'intera retribuzione, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare e a percepire uno stipendio dalla nuova società. Il pagamento del cessionario non estingue il debito del cedente.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione completa dal datore di lavoro originario (cedente) dal momento in cui offre la propria prestazione. La somma percepita dal datore di lavoro di fatto (cessionario) non può essere detratta, poiché si originano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente e uno 'de facto' con il cessionario. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il principio della non detraibilità delle somme percepite altrove.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20314/2025, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione sia dal datore di lavoro originario (cedente) che da quello di fatto (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' ripristinato con il cedente e uno 'de facto' proseguito con il cessionario. Di conseguenza, la retribuzione versata da quest'ultimo non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si applica il principio della 'compensatio lucri cum damno'.
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Responsabilità solidale cessione azienda: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19144/2025, ha stabilito che la responsabilità solidale del cessionario di un ramo d'azienda è illimitata quando la cessione è finalizzata a frodare i creditori, in particolare l'erario. Il caso riguardava una società che aveva acquistato un ramo d'azienda da un'altra entità, entrambe riconducibili alla stessa famiglia e coinvolte in un sistema fraudolento. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo che la consapevolezza del cessionario riguardo al disegno fraudolento fosse sufficientemente provata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, legittimando così la contestazione della responsabilità solidale illimitata ai sensi dell'art. 14, comma 4, del D.Lgs. 472/1997.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace una cessione di ramo d'azienda nel settore del recupero crediti. La sentenza stabilisce che, per essere legittima, la cessione deve riguardare un'entità che possieda una preesistente e reale autonomia funzionale, e non una struttura creata artificialmente per la cessione e dipendente dalla società cedente per operare. La mancanza di autonomia e la dipendenza operativa hanno reso la cessione invalida, con il conseguente ripristino dei rapporti di lavoro presso l'azienda cedente.
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Cessione ramo d’azienda: debiti fiscali e responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società acquirente in una cessione di ramo d'azienda è solidalmente responsabile per i debiti fiscali della società cedente, anche se accertati dopo il trasferimento. La sentenza chiarisce che se l'acquirente non richiede il certificato dei carichi pendenti all'Amministrazione Finanziaria, la sua responsabilità si estende ai debiti sorti nell'anno della cessione e nei due precedenti, anche se non ancora formalizzati. Viene inoltre confermato che, una volta che il debito è sancito da una sentenza definitiva, il termine per la riscossione è quello decennale ordinario e non i più brevi termini di decadenza fiscale.
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Cessione ramo d’azienda: subentro automatico nel leasing
Una società che acquisisce un ramo d'azienda viene condannata a pagare i canoni di locazione dell'immobile in cui l'attività era esercitata. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile, chiarendo che il pagamento dei canoni per un certo periodo da parte del cessionario costituisce una prova del subentro nel contratto, rendendo la cessione efficace nei confronti del locatore, anche in assenza di una comunicazione formale.
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Cessione ramo d’azienda: quando è illegittima?
Un gruppo di lavoratori ha impugnato la cessione del ramo d'azienda in cui erano impiegati. Il Tribunale del Lavoro ha dichiarato l'operazione di cessione ramo d'azienda illegittima, ordinando il ripristino immediato dei rapporti di lavoro con l'azienda cedente alle medesime condizioni precedenti. Le due società coinvolte sono state condannate in solido al pagamento delle spese legali.
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