Definizione
Accordo con cui una parte sostituisce a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto a prestazioni corrispettive.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 89 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 55% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 33%
- Rigettato 55%
- Inammissibile 5%
- Estinto 1%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Lavoro63%
- Civile Sez. 320%
- Civile Sez. 217%
Precedenti più richiamati
- Cass. 32498/2021in 6 provvedimenti
- Cass. 6220/2021in 5 provvedimenti
- Cass. 29955/2022in 5 provvedimenti
- Cass. 7652/2019in 4 provvedimenti
- Cass. 26420/2006in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un infermiere di un'azienda sanitaria ha presentato domanda per partecipare a una procedura di mobilità volontaria verso un'altra struttura pubblica. L'amministrazione di appartenenza ha rifiutato il rilascio del nulla osta a causa della grave carenza di organico nel presidio ospedaliero. Il dipendente ha impugnato il diniego sostenendo di possedere un vero e proprio diritto soggettivo al trasferimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente, stabilendo che la mobilità volontaria richiede necessariamente il previo consenso dell'ente di appartenenza e dell'ente di destinazione. Il lavoratore vanta soltanto un interesse legittimo al regolare svolgimento della procedura. L'amministrazione può negare legittimamente il trasferimento per tutelare i livelli essenziali di assistenza e la continuità del servizio sanitario. La Corte ha condannato il lavoratore al pagamento delle spese di giudizio.
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Un Lavoratore, transitato per mobilità da un'azienda statale a un Comune nel 1993, aveva ottenuto nel 2005 il riconoscimento di un superiore inquadramento dall'azienda di provenienza. Successivamente, ha chiesto al Comune il pagamento delle differenze retributive e il risarcimento danni, basandosi su tale riconoscimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando che il giudicato ottenuto contro l'azienda originaria non ha effetto sul Comune, poiché quest'ultimo non era parte di quel precedente giudizio. Inoltre, la Corte ha ribadito che il diritto alle differenze retributive si era estinto per **prescrizione del diritto all'inquadramento**, essendo trascorsi più di dieci anni dal transito senza azioni interruttive contro il Comune.
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L'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha contestato gli sgravi contributivi di un'Azienda per lavoratori assunti con contratti di formazione e lavoro. Questi contratti erano stati originariamente stipulati dalla Capogruppo e poi trasferiti ad altre società del gruppo. L'INPS sosteneva che la **cessione contratto formazione lavoro** richiedesse una nuova autorizzazione amministrativa per mantenere i benefici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che una vera e propria cessione del contratto, anche tra aziende dello stesso gruppo, necessita di una nuova autorizzazione per lo sgravio contributivo. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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L'INPGI ha richiesto contributi a un'azienda editoriale per una lavoratrice, sostenendo l'invalidità di una cessione del contratto di lavoro a un'altra società a causa di modifiche sostanziali nel rapporto. La Corte d'Appello ha ritenuto valida la cessione, considerando le modifiche come una 'promozione' interna. Per un'altra lavoratrice, la Corte ha confermato la qualifica di 'collaboratore fisso' con caratteristiche subordinate. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando la validità della cessione del contratto di lavoro anche in presenza di modifiche successive e la natura subordinata della collaborazione giornalistica.
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Una dipendente pubblica ottiene il trasferimento da un ente universitario a un'agenzia fiscale tramite una procedura di mobilità nel pubblico impiego. L'ente di destinazione assegna alla lavoratrice una posizione economica inferiore (F3 anziché F4), omettendo di computare le progressioni orizzontali maturate presso l'ente di provenienza. La Corte di Appello accoglie il ricorso della dipendente e dichiara il suo diritto al corretto inquadramento economico. L'agenzia ricorre in Cassazione sostenendo l'esattezza delle tabelle di comparazione applicate. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'ente pubblico e conferma il diritto della lavoratrice all'inquadramento nella posizione economica F4, condannando l'amministrazione al pagamento delle spese di lite.
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L'INPS ha contestato lo sgravio contributivo contratti formazione lavoro a un'azienda per lavoratori trasferiti da una capogruppo. La Corte d'Appello aveva escluso la necessità di una nuova autorizzazione per la cessione del contratto tra aziende dello stesso gruppo. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la cessione del contratto comporta una nuova titolarità del rapporto. Pertanto, è necessaria una nuova autorizzazione del progetto formativo per mantenere il diritto allo sgravio contributivo.
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Un dipendente comunale si trasferisce presso un'Agenzia fiscale tramite la mobilità nel pubblico impiego. L'ente di destinazione assegna al lavoratore una fascia economica inferiore, ignorando gli scatti stipendiali già maturati. Il lavoratore agisce in giudizio per ottenere il riconoscimento del livello economico superiore e le differenze retributive. I giudici di merito accolgono la domanda del dipendente e condannano l'amministrazione al pagamento. L'Agenzia ricorre in Cassazione sostenendo l'irrilevanza delle progressioni economiche precedenti. La Suprema Corte rigetta il ricorso dell'ente e conferma che il passaggio tra enti costituisce una cessione del contratto a tutele piene. L'amministrazione deve garantire l'invarianza del trattamento economico e riconoscere la posizione acquisita.
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Un dipendente pubblico transitava tramite mobilità volontaria da un ente locale a un'agenzia fiscale. L'ente di destinazione attribuiva al lavoratore una posizione economica inferiore a quella maturata presso l'amministrazione di provenienza, escludendo le progressioni economiche già acquisite. La Corte di Cassazione ha confermato i precedenti gradi di giudizio, rigettando il ricorso dell'agenzia. I giudici hanno stabilito che la mobilità volontaria realizza una cessione del contratto di lavoro che tutela la conservazione dell'anzianità, dell'inquadramento e del trattamento retributivo. Il passaggio non può penalizzare il dipendente privandolo dei livelli economici già raggiunti. Di conseguenza, l'amministrazione ricevente deve riconoscere la posizione economica corrispondente a quella maturata in precedenza, pagando le relative differenze retributive e le spese legali.
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Un Lavoratore, trasferito tramite mobilità intercompartimentale da un Ente Locale a un Ministero, ha contestato il suo inquadramento lavorativo. Nonostante provenisse da una posizione C2, è stato assegnato a un profilo B3, ritenuto inferiore. Il Tribunale aveva riconosciuto il suo diritto all'inquadramento superiore (B3 super), ma la Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta. La Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che l'Amministrazione non può dequalificare il personale trasferito. L'inquadramento deve considerare la posizione di provenienza e le progressioni di carriera, evitando una "dequalificazione strisciante". La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Un lavoratore, trasferito tramite mobilità volontaria da un Comune a un Consorzio (CISI), è stato licenziato per soppressione del posto. Il Tribunale di Napoli aveva rigettato il ricorso, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato il licenziamento illegittimo, qualificando il CISI come ente pubblico non economico e applicando la disciplina del pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che la mera concessione di servizi a terzi non esclude la natura di ente pubblico economico di un consorzio, se scopi e fonti di entrata sono imprenditoriali. Pertanto, la mobilità volontaria nel pubblico impiego verso un ente economico comporta l'applicazione del diritto privato al rapporto di lavoro, rendendo legittimo il licenziamento ex art. 2118 c.c.
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Una lavoratrice otteneva il trasferimento presso una nuova Agenzia pubblica tramite la procedura di mobilità. L'ente di destinazione le riconosceva un inquadramento economico base (F1), ignorando lo scatto economico superiore (F2) già maturato presso l'ente di provenienza. La dipendente contestava il declassamento retributivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno confermato che la mobilità nel pubblico impiego costituisce una cessione del contratto a tutti gli effetti. Di conseguenza, l'ente cessionario deve garantire l'invarianza del trattamento economico e riconoscere le progressioni economiche orizzontali già acquisite dal lavoratore.
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Un lavoratore ha contestato la validità della sua **cessione del contratto di lavoro** da un'azienda originaria a una cessionaria, sostenendo di non aver dato il consenso e di essere stato licenziato ingiustamente dalla nuova azienda. La Corte d'Appello ha riconosciuto la validità della cessione, basandosi sui fatti concludenti: il lavoratore aveva firmato un nuovo contratto e lavorato per oltre un anno con l'azienda cessionaria. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il consenso del lavoratore alla cessione del contratto può essere anche tacito, purché dimostrato da comportamenti inequivocabili. Il ricorso del lavoratore è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Una lavoratrice ottiene differenze retributive contro il proprio datore di lavoro pubblico in liquidazione coatta amministrativa. Successivamente, la dipendente passa per mobilità a un'altra amministrazione pubblica e richiede l'ammissione al passivo della liquidazione per le differenze stipendiali e per la corrispondente quota di trattamento di fine rapporto. Il tribunale accoglie entrambe le domande. L'ente pubblico impugna la decisione contestando l'esigibilità del trattamento economico. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente pubblico e rigetta la domanda di ammissione al passivo del credito previdenziale. Il principio stabilito chiarisce che il binomio TFR e mobilità non determina la cessazione del rapporto, bensì una continuazione del servizio. Di conseguenza, il credito non risulta esigibile fino alla cessazione definitiva del lavoro.
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Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'ente pubblico in liquidazione per ottenere differenze retributive e trattamento di fine rapporto. L'ente ha contestato la richiesta del trattamento. L'amministrazione ha eccepito che la dipendente era transitata a un altro ente tramite mobilità, senza alcuna interruzione lavorativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente debitore. I giudici hanno chiarito che il tema di TFR e mobilità pubblica presuppone la continuità del rapporto contrattuale. Il passaggio tra enti pubblici rappresenta una cessione del contratto e non una cessazione del servizio. Di conseguenza, il credito per la liquidazione non diviene esigibile al momento del trasferimento, ma soltanto alla fine definitiva del servizio. La domanda di ammissione al passivo del trattamento è stata quindi integralmente respinta.
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Un locatore ha richiesto il pagamento dei canoni insoluti ai garanti di una societa conduttrice. L'azienda locataria aveva ceduto il contratto di locazione a un'altra impresa per poi estinguersi mediante cancellazione societaria. I garanti hanno eccepito l'estinzione della garanzia a seguito della cessione d'azienda e della cancellazione dell'ente debitore originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fideiussione locazione commerciale rimane pienamente valida ed efficace. Il fideiussore continua a rispondere per l'intero importo del debito del conduttore cedente non liberato dal creditore, a prescindere dall'estinzione della societa garantita e dai limiti di responsabilita patrimoniale dei soci.
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La controversia nasce dall'impugnazione avanzata da un dipendente contro il trasferimento di un impianto produttivo tra due società. Il lavoratore chiedeva la continuità del rapporto e la reintegrazione presso la società cedente, contestando la legittimità del passaggio aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che la firma del nuovo contratto con la società cessionaria e lo svolgimento effettivo dell'attività lavorativa per un anno integrano una valida cessione del contratto di lavoro per fatti concludenti. L'eventuale invalidità del trasferimento d'azienda non impedisce il perfezionamento del passaggio contrattuale individuale liberamente accettato dal lavoratore. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Un dipendente pubblico è passato per mobilità volontaria nel pubblico impiego dall'Università all'Agenzia delle Dogane. L'amministrazione di destinazione lo ha inquadrato in una fascia retributiva inferiore (F3 anziché F4) rispetto a quella corrispondente alla sua qualifica di provenienza. Il lavoratore ha fatto ricorso per ottenere il corretto inquadramento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione, confermando che il passaggio diretto configura una cessione del contratto di lavoro. Questo comporta il trasferimento del rapporto mantenendo immutati gli elementi essenziali, inclusa la posizione economica acquisita. La Suprema Corte ha chiarito che l'inquadramento deve rispettare la corrispondenza delle qualifiche per evitare dequalificazioni professionali, rendendo irrilevante l'eventuale firma di un contratto individuale con un inquadramento inferiore.
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Una lavoratrice, originariamente impiegata presso un Comune con inquadramento in Area C (posizione C2), si trasferisce presso l'Agenzia delle Dogane tramite mobilità volontaria. L'amministrazione di destinazione la inquadra in una fascia retributiva inferiore (F3 anziché F4). La lavoratrice agisce in giudizio per ottenere il corretto inquadramento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello accolgono la domanda. La Corte di Cassazione conferma la decisione, respingendo il ricorso dell'Agenzia. I giudici chiariscono che la mobilità volontaria costituisce una cessione del contratto di lavoro, che deve mantenere immutati gli elementi essenziali del rapporto, inclusi qualifica e trattamento economico, per evitare dequalificazioni. La firma di un nuovo contratto con inquadramento inferiore non sana la violazione di legge.
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L'Erede del Cedente si è opposto al decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di canoni di leasing scaduti prima della cessione del contratto di leasing a un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessione del contratto non libera automaticamente il cedente dai debiti pregressi se l'accordo prevede che il nuovo acquirente risponda dei canoni solo da una data successiva. Inoltre, la consegna di assegni ha efficacia pro solvendo e non estingue il debito fino all'effettivo incasso, mentre i rendiconti periodici a zero non costituiscono prova di avvenuto pagamento.
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L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'omesso pagamento dell'IVA su un'operazione qualificata come cessione di contratto di fornitura. La società sosteneva invece che il contratto si fosse trasferito automaticamente nell'ambito di un complessivo trasferimento d'azienda, escludendo l'applicazione dell'imposta come operazione autonoma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il subentro nei contratti aziendali avviene automaticamente per legge, a meno che non venga provata l'esistenza di un espresso patto contrario tra le parti. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio perché il giudice di secondo grado ha omesso di esaminare l'atto di cessione, il quale confermava il passaggio automatico del contratto senza alcuna esclusione.
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