Definizione
Una circostanza prevista dalla legge che esclude la punibilità di un fatto che altrimenti costituirebbe reato.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 106 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 81% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 12%
- Rigettato 6%
- Inammissibile 81%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 785%
- Penale Sez. 18%
- Penale Sez. 67%
Precedenti più richiamati
- Cass. 9655/2015in 3 provvedimenti
- Cass. 44280/2016in 3 provvedimenti
- Cass. 44882/2014in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale di un cittadino per il reato di diffamazione, respingendo l'applicazione della scriminante basata sul diritto di critica politica. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione nella sentenza di secondo grado e richiamando i principi della giurisprudenza europea a tutela della libertà di espressione. I giudici supremi hanno tuttavia rilevato che il ricorso si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dai giudici territoriali, omettendo una critica specifica contro il provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo definitiva la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali assieme a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
Continua »
Le forze dell'ordine fermano un'automobile dopo aver rilevato dalla banca dati l'assenza della copertura assicurativa. La conducente e il passeggero reagiscono con minacce e ostacolano i controlli di servizio. Entrambi ricevono una condanna per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale. Gli imputati impugnano la decisione sostenendo che la polizza era stata pagata e invocando la reazione legittima contro un presunto controllo ingiusto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. Gli agenti hanno operato legittimamente sulla base dei riscontri dei terminali, rendendo ingiustificata ogni reazione violenta. La semplice convinzione personale di essere in regola non autorizza a bloccare le verifiche delle forze dell'ordine. I ricorrenti subiscono la conferma definitiva della pena, il pagamento delle spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità dell'amministratore di una società per il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali per quasi 44.000 euro. Il datore di lavoro aveva privilegiato il pagamento degli stipendi dei dipendenti a causa di una grave crisi di liquidità aziendale. I giudici hanno chiarito che la scelta di pagare le retribuzioni non elimina il reato. La legge tutela prioritariamente il versamento dei contributi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'imprenditore limitatamente alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di secondo grado hanno ignorato le prove sulla grave crisi economica e sulla breve durata dell'inadempimento. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Napoli per rideterminare la sanzione.
Continua »
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha negato la convalida del fermo eseguito dalla polizia giudiziaria verso nove indagati per reati legati agli stupefacenti. Il magistrato riteneva applicabile l'arresto differito solo nei casi di criminalità transnazionale, agenti sotto copertura o arresto obbligatorio in flagranza. La Procura della Repubblica ha presentato ricorso in Cassazione contestando tale lettura restrittiva della legge n. 146 del 2006. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero e ha annullato l'ordinanza senza rinvio. I giudici hanno stabilito che l'arresto differito è pienamente legittimo anche per lo spaccio ordinario e senza infiltrati. La polizia può posticipare l'atto per raccogliere prove decisive e individuare i responsabili.
Continua »
Due imputate hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto confermata dalla Corte di Appello. La difesa lamentava la mancata applicazione dell'esimente prevista dalla legge penale, collegando l'episodio di furto e stato di necessità per giustificare la condotta patrimoniale illecita, oltre a contestare l'entità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso ripetevano pedissequamente le tesi già esaminate e rigettate nel giudizio di secondo grado, senza proporre una critica specifica alle motivazioni d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Di conseguenza, le imputate hanno perso definitivamente la causa, vedendosi confermata la condanna penale e l'obbligo di pagare le spese processuali, oltre a tremila euro ciascuna alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di un'imputata per i reati di lesioni personali, danneggiamento e porto di oggetti atti ad offendere. La donna ha impugnato la sentenza di secondo grado lamentando il mancato riconoscimento dell'esimente della legittima difesa. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputata ha riproposto le stesse argomentazioni già respinte dai giudici territoriali, chiedendo una nuova e non consentita valutazione delle prove di fatto. La Suprema Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, escludendo definitivamente ogni profilo di legittima difesa.
Continua »
Un cittadino veniva condannato in primo grado per il reato di diffamazione. In sede di appello, la Corte dichiarava il reato estinto per il decorso del tempo, ma confermava il risarcimento dei danni a favore della parte civile. La Corte d'Appello ometteva tuttavia di valutare i motivi di gravame presentati dall'imputato sull'effettiva esistenza del reato e sulle scriminanti invocatne. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto la tesi difensiva. In tema di prescrizione del reato e risarcimento civile, il giudice non può limitarsi a confermare i danni rilevando solo la mancanza di un'assoluzione piena immediata. Il giudice ha il dovere di esaminare specificamente le censure sui presupposti della responsabilità civile. La sentenza impugnata è stata quindi annullata limitatamente agli effetti civili con rinvio al giudice civile di appello.
Continua »
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per reati contro la Pubblica Amministrazione (violenza, interruzione di servizio e oltraggio a pubblico ufficiale). Il Lavoratore contestava la sussistenza di una causa di giustificazione e gli elementi dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Ha chiarito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma verificare l'applicazione della legge. Le contestazioni del Lavoratore miravano a una nuova valutazione delle prove, compito esclusivo del giudice di merito. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un cittadino per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. Il ricorrente invocava per la prima volta la scriminante della reazione agli atti arbitrari delle forze dell'ordine e lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno stabilito che una causa di giustificazione non sollevata tempestivamente durante il giudizio di secondo grado non può trovare spazio in sede di legittimità. Inoltre, la motivazione del giudice di merito sul rifiuto delle attenuanti risulta pienamente idonea e insindacabile se fondata su elementi concreti.
Continua »
Un venditore ambulante ha collegato un cavo elettrico tra il proprio furgone e il banco di vendita, facendolo passare sopra il marciapiede senza alcuna protezione o segnalazione. Un pedone è inciampato nel filo scoperto, cadendo al suolo e riportando gravi fratture con oltre quaranta giorni di prognosi. Il giudice di primo grado ha assolto l'ambulante, ritenendo l'atto giustificato dal diritto al lavoro e dalla presunta visibilità dell'ostacolo. La Corte di Cassazione ha tuttavia annullato l'assoluzione. La Suprema Corte ha stabilito che l'attività lavorativa autorizzata non cancella il dovere di tutelare i passanti. Configura il delitto di lesioni personali colpose la condotta di chi crea un pericolo concreto per i pedoni omettendo le cautele necessarie. Il caso torna al giudice di merito per una nuova decisione.
Continua »
Un cittadino straniero è stato condannato a un anno di reclusione per il reato di reingresso illegale nel territorio dello Stato dopo un precedente provvedimento di espulsione. La difesa sosteneva che la concomitanza di un ordine di carcerazione dovesse fungere da causa di giustificazione o sollevare dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. La Corte di Appello ha ribaltato l'assoluzione di primo grado, rilevando la piena sussistenza della responsabilità penale materiale e psicologica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Lavoratore, condannato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Il Lavoratore aveva contestato la sentenza d'appello, sostenendo l'esistenza di una causa di giustificazione e un presunto comportamento persecutorio degli agenti. La Cassazione ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero basati su questioni di fatto già esaminate e non ammissibili in sede di legittimità. Ha inoltre confermato che la condotta ingiuriosa non rientra nella minaccia o violenza tipica del reato di resistenza. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Un cittadino ha impugnato una sentenza che non gli riconosceva la legittima difesa contro pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'articolo 393-bis del codice penale si applica solo se l'agente pubblico compie un'azione ingiustamente persecutoria, che va oltre i suoi poteri. Non basta una semplice illegittimità del suo operato. Il ricorso del cittadino è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e le spese processuali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un individuo (Il Relatore) accusato di diffamazione aggravata e continuata contro un'associazione (L'Associazione) e i suoi rappresentanti. Il Relatore aveva diffuso dichiarazioni, anche online, che attribuivano a L'Associazione la promozione di 'inculturazione del gender' e 'istigazione all'omosessualità' tramite materiali 'pornografici' a minori, distorcendo i reali scopi dell'ente. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto le affermazioni legittima critica politica. La Cassazione ha stabilito che la libertà di espressione non giustifica accuse false o attacchi personali basati su fatti manipolati, specialmente se costituiscono hate speech. Il caso torna in appello per un nuovo esame, mentre i ricorsi di altri due soggetti (I Presidenti dell'Associazione) sono stati dichiarati inammissibili per difetto di legittimazione.
Continua »
L'Imputata è stata condannata per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento della causa di giustificazione per reazione ad atti arbitrari del pubblico ufficiale. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'atto di impugnazione richiedeva una rivalutazione dei fatti e del merito probatorio, attività vietata davanti alla Corte di Cassazione in presenza di una motivazione coerente e priva di vizi logici. La condanna penale è divenuta definitiva con l'addebito delle spese processuali e di una sanzione economica.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso penale inammissibile. Un imputato aveva presentato ricorso contestando il mancato riconoscimento di una causa di giustificazione (Art. 54 c.p.). La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché le argomentazioni presentate riguardavano questioni di fatto già esaminate e respinte dai giudici precedenti, e non errori nell'applicazione della legge. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende. Questo sottolinea l'importanza di presentare argomentazioni legali valide in sede di legittimità.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale presentato da un individuo condannato per il reato di evasione (Art. 385 c.p.). Il Ricorrente contestava la mancata applicazione della causa di giustificazione della 'minima offensività' (Art. 131-bis c.p.). La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti, ritenendo che l'allontanamento prolungato (due mesi) e i precedenti penali dell'imputato (incluso un'altra evasione) escludessero la 'minima offensività' del fatto. L'individuo ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per violazione degli arresti domiciliari. L'individuo aveva lasciato la propria abitazione, sostenendo di aver agito per necessità, ovvero per chiedere cibo ai vicini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero generiche e ripetitive, e che la presunta necessità non costituisse una valida causa di giustificazione ai sensi dell'articolo 54 del codice penale. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per il reato di evasione (Art. 385 c.p.). L'uomo aveva violato una misura restrittiva uscendo di casa per portare a passeggio il cane, in un orario non consentito. Il ricorso contestava la mancanza del dolo nel reato di evasione, sostenendo che le sue ragioni personali escludessero l'intenzione di evadere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la motivazione della sentenza precedente era logica e corretta, confermando che le ragioni personali non escludono il dolo quando l'individuo era consapevole delle limitazioni imposte.
Continua »
Un Individuo ha presentato un ricorso contro una sentenza di appello, sollevando una "causa di giustificazione" (una difesa legale). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo è che la questione della "causa di giustificazione" non era stata presentata nel precedente grado di giudizio, dove l'Imputato si era limitato a contestare l'insussistenza del "dolo" (l'intenzione di commettere il reato). Di conseguenza, l'Individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »