Una società svolgeva attività di formazione professionale gratuita in due immobili, richiedendone l'iscrizione in catasto come scuole (categoria B/5). L'Agenzia delle Entrate ha rettificato l'atto, imponendo un diverso e più oneroso classamento catastale come uffici (A/10). La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: il classamento catastale di un immobile dipende dalle sue caratteristiche strutturali oggettive e dalla sua potenziale capacità di produrre reddito, non dall'uso specifico, anche se sociale o non lucrativo, che ne fa il proprietario. La potenziale destinazione economica prevale sull'utilizzo effettivo.
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