Definizione
Registro ufficiale che contiene i precedenti penali e i provvedimenti giudiziari di un cittadino.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 31 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2023–2026). Nel 83% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 13%
- Inammissibile 83%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2023
2026
Sezioni
- Penale Sez. 777%
- Penale Sez. 115%
- Penale Sez. 28%
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina condannata in assenza, confermando l'inammissibilità della richiesta di rescissione del giudicato per tardività. Il punto centrale della controversia riguarda il calcolo del termine di trenta giorni previsto dall'art. 629-bis c.p.p. La Suprema Corte ha ribadito che tale termine decorre dal momento in cui il soggetto ha conoscenza dell'esistenza del procedimento, e non dalla successiva acquisizione integrale degli atti processuali. Nel caso specifico, la notifica di un provvedimento di sorveglianza e il ritiro di un certificato del casellario giudiziale sono stati ritenuti elementi sufficienti a integrare la conoscenza legale necessaria.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta. Gli imputati avevano contestato la valutazione delle prove e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso contro il patteggiamento è limitato a vizi specifici, escludendo il riesame del merito probatorio. Inoltre, la presenza di precedenti penali giustifica il diniego dei benefici di legge.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo alla mancata concessione della sospensione condizionale per un reato di spaccio. La difesa non ha allegato il certificato del casellario giudiziale, violando il principio di autosufficienza. Inoltre, l'esistenza di una precedente condanna superiore ai limiti legali impedisce comunque l'accesso al beneficio, rendendo la doglianza priva di fondamento pratico.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto e tentato furto, dichiarando inammissibile il ricorso relativo alla quantificazione della pena. La decisione sottolinea che il giudice di merito gode di un'ampia discrezionalità nella determinazione della sanzione tra il minimo e il massimo edittale. Nel caso specifico, la pena è stata ritenuta congrua e correttamente motivata in base alla personalità negativa del reo e ai suoi numerosi precedenti penali, senza che fosse necessaria una motivazione analitica poiché la sanzione non superava la media edittale.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lesioni aggravate a carico di un imputato che aveva colpito la vittima utilizzando una stecca da biliardo. Il ricorso, basato sulla contestazione della pena e sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che la determinazione della sanzione e il diniego delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivati. Nel caso specifico, la gravità dello strumento utilizzato per l'offesa ha giustificato il rigore del trattamento sanzionatorio.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Napoli riguardante la **competenza giudice esecuzione** in materia di continuazione tra reati. Il caso nasce dal ricorso del Pubblico Ministero contro una decisione che aveva parzialmente accolto l'istanza di un condannato. La Suprema Corte ha ribadito che la competenza si determina in base all'ultimo provvedimento divenuto irrevocabile al momento della presentazione della domanda. Nel caso di specie, l'ultima sentenza definitiva era stata emessa da un tribunale differente rispetto a quello che ha deciso, rendendo l'ordinanza nulla per vizio di competenza.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsità ideologica a carico di una professionista che, per iscriversi al registro dei tirocinanti, ha falsamente dichiarato di non avere condanne penali. La sentenza ribadisce che le dichiarazioni sostitutive presentate agli ordini professionali sono equiparate ad atti pubblici. La consapevolezza delle proprie condanne pregresse esclude l'errore incolpevole, integrando pienamente il dolo richiesto dalla norma penale.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che contestava il diniego delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che, al momento del fatto, la sua fedina penale riportasse una sola condanna, rendendo errato il riferimento a precedenti penali multipli. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla personalità del reo e l'assenza di elementi positivi prevalgono sulla mera conta numerica delle condanne, rendendo la doglianza del ricorrente una critica puramente lessicale e priva di fondamento giuridico.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di archiviazione per particolare tenuità emessa senza considerare l'opposizione dell'indagato. Il soggetto coinvolto aveva richiesto la sospensione del procedimento con messa alla prova, un esito giuridicamente più favorevole rispetto alla non punibilità ex art. 131-bis c.p. Il giudice di merito aveva erroneamente ignorato tale istanza, ritenendo che l'opposizione provenisse dalla persona offesa. La Suprema Corte ha chiarito che l'archiviazione per tenuità del fatto ha natura decisoria e pregiudizievole, rendendo il ricorso per cassazione lo strumento necessario per tutelare il diritto di difesa violato.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadine condannate per minaccia aggravata in concorso. I motivi di ricorso sono stati giudicati generici poiché riproponevano le medesime doglianze già respinte in appello, senza contestare efficacemente la logica della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha confermato che la nozione di privata dimora si estende anche a immobili non abitati ma destinati funzionalmente alla vita privata. È stata inoltre ribadita la legittimità della pena inflitta, frutto del corretto esercizio del potere discrezionale del giudice di merito.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa attestazione a pubblico ufficiale. La decisione si concentra sulla legittimità della **Recidiva**, confermata a causa della pericolosità sociale desunta dai numerosi precedenti penali per rapina e violazione delle norme sulle armi. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il diniego delle attenuanti generiche è correttamente motivato quando il giudice di merito evidenzia l'assenza di elementi positivi nel certificato del casellario giudiziale, senza dover analizzare ogni singolo dettaglio difensivo.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto a carico di un imputato con un curriculum criminale particolarmente fitto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la contestazione relativa alla recidiva reiterata è risultata manifestamente infondata. I giudici di merito hanno correttamente evidenziato come i 31 precedenti penali, molti dei quali per reati contro il patrimonio, dimostrino una spiccata pericolosità sociale. Anche la doglianza sull'eccessività della pena è stata rigettata in quanto priva di elementi concreti atti a giustificare una mitigazione del trattamento sanzionatorio.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto a carico di un'imputata, dichiarando inammissibile il ricorso relativo all'applicazione della recidiva. I giudici hanno stabilito che la reiterazione specifica e infraquinquennale di reati della stessa natura dimostra una maggiore pericolosità sociale, giustificando pienamente l'aggravamento della pena.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un'imputata, dichiarando inammissibile il ricorso. Il punto centrale della controversia riguarda l'applicazione della Recidiva, contestata dalla difesa ma confermata dai giudici di legittimità sulla base della pericolosità sociale della donna, desunta dai numerosi precedenti penali specifici. La Corte ha inoltre respinto le censure relative alla valutazione delle prove testimoniali e al mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena, ritenendo le doglianze generiche e prive di elementi concreti per una prognosi favorevole.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per violazione delle norme sull'immigrazione. Il fulcro della controversia riguardava l'applicabilità della particolare tenuità del fatto ex art. 34 d.lgs. 274/2000. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso era generico, non avendo contestato la sussistenza di precedenti penali specifici risultanti dal casellario giudiziale. Tali precedenti escludono il requisito dell'occasionalità della condotta, rendendo impossibile l'applicazione della causa di improcedibilità richiesta dalla difesa.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato in appello per truffa dopo un'assoluzione in primo grado. Sebbene la responsabilità penale sia stata confermata grazie a una motivazione rafforzata che ha provato l'attività decettiva, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente al diniego dei benefici. Il giudice d'appello ha infatti omesso di valutare la sospensione condizionale della pena, nonostante fosse stata richiesta in via subordinata nel primo grado di giudizio. La Suprema Corte ha concesso direttamente i benefici, non ravvisando la necessità di ulteriori accertamenti di fatto.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della particolare tenuità del fatto per un imputato accusato di false dichiarazioni. La decisione si basa sulla presenza di precedenti penali della stessa indole, come falsità materiale e violazioni lavorative, che configurano l'abitualità della condotta. Tale requisito ostativo impedisce l'applicazione dell'art. 131-bis c.p., poiché la reiterazione di reati volti a falsare la realtà dimostra una pericolosità sociale incompatibile con il beneficio della non punibilità.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della Recidiva per un imputato che aveva beneficiato dell'esito positivo dell'affidamento in prova. Il ricorso del Procuratore Generale è stato dichiarato inammissibile poiché non ha dimostrato la decisività del presunto travisamento dei dati del casellario giudiziale. La Corte ha ribadito che l'aggravante non è un automatismo formale, ma richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale del reo e della gravità della condotta reiterata.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca della sospensione condizionale della pena disposta dal Giudice dell'esecuzione. Il ricorrente aveva ottenuto il beneficio nonostante avesse già usufruito della misura per due volte in precedenza. Tale circostanza non era emersa durante il processo di cognizione a causa di un casellario giudiziale incompleto. La Suprema Corte ha ribadito che la violazione dei limiti previsti dall'art. 164 c.p. comporta la revoca di diritto del beneficio, rendendo il ricorso inammissibile.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato che contestava il diniego della particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sull'accertata abitualità del comportamento, documentata da numerosi precedenti penali per reati della stessa indole, come resistenza a pubblico ufficiale e violazioni in materia di armi. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se basato sulla personalità negativa del reo e sulla sua insofferenza alle regole civili.
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