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Capacità drogante

Definizione

L'attitudine di una sostanza stupefacente a produrre effetti psicotropi su chi la assume. La sua dimostrazione è un elemento necessario per configurare il reato legato agli stupefacenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: condannati tutti anche con ruoli diversi
Tre imputati sono stati condannati per spaccio di stupefacenti in concorso. Due di essi vendevano le dosi all'esterno di un casolare, mentre il terzo confezionava la droga e custodiva il denaro all'interno. La difesa ha contestato la responsabilità penale, sostenendo la mancanza di possesso materiale della droga, la bassa percentuale di principio attivo (0,6%) e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato la piena partecipazione di tutti i soggetti all'attività criminosa organizzata. Inoltre, hanno chiarito che la richiesta di particolare tenuità del fatto non può essere presentata per la prima volta in Cassazione e che anche una bassa percentuale di principio attivo mantiene la capacità drogante. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Capacità drogante: come si prova lo spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di marijuana, stabilendo che la capacità drogante della sostanza può essere provata anche senza perizia chimica, basandosi sul narcotest e sulle modalità di cessione. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al diniego dell'attenuante della speciale tenuità patrimoniale. I giudici di merito non avevano adeguatamente valutato l'entità del lucro perseguito e il danno causato, criteri necessari per l'applicazione dell'art. 62 n. 4 del codice penale.
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Capacità drogante canapa: CBD non esclude reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di tre persone per detenzione e spaccio di derivati della canapa. La difesa sosteneva che l'alta percentuale di CBD neutralizzasse la capacità drogante del THC, rendendo la sostanza non stupefacente. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, sebbene il CBD possa ridurre l'effetto psicoattivo, non lo elimina. Il reato sussiste se la sostanza mantiene una concreta efficacia drogante, indipendentemente dal rapporto THC/CBD, soprattutto se destinata al consumo come il fumo.
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Ricorso inammissibile: quando il narcotest basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per detenzione ai fini di spaccio di 10,1 grammi di marijuana. L'imputato sosteneva la mancanza di prova sulla capacità drogante della sostanza, ma la Corte ha ritenuto il ricorso generico e ripetitivo. È stato stabilito che le prove raccolte, inclusa la suddivisione in dosi, la cessione osservata e i risultati del narcotest, erano sufficienti a confermare la condanna, rendendo non necessaria una perizia tecnica più complessa.
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