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Buona fede dell'importatore

Definizione

Condizione soggettiva dell'operatore che, pur avendo commesso un errore, dimostra di aver agito con diligenza e correttezza, senza poter ragionevolmente scoprire l'irregolarità. In ambito doganale, può esentare dal pagamento successivo dei dazi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recupero dazi: la buona fede non salva l’importatore distratto
Un'azienda importatrice si è vista revocare un'esenzione daziaria dopo che l'Agenzia delle Dogane ha scoperto la falsità del certificato di origine della merce. La Cassazione ha confermato la legittimità del **recupero a posteriori dei dazi**, stabilendo un principio fondamentale: la semplice buona fede dell'importatore non è sufficiente per evitare il pagamento. L'operatore professionale ha un dovere di diligenza qualificata, che impone di verificare l'attendibilità dei documenti. L'assoluzione penale del legale rappresentante non è vincolante nel processo tributario, che resta autonomo. L'azienda ha quindi perso la causa ed è stata condannata a versare i dazi non pagati.
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Buona fede dell’importatore: non basta contro un certificato falso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice dichiarazione di aver agito correttamente non è sufficiente per invocare la buona fede dell'importatore e ottenere l'annullamento di un avviso di rettifica per dazi doganali. Nel caso specifico, un'azienda aveva importato merce dal Bangladesh usufruendo di un'esenzione grazie a un certificato di origine, poi rivelatosi falso. La Corte ha chiarito che l'onere di provare la buona fede ricade interamente sull'importatore. Quest'ultimo deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per verificare la validità dei documenti e che l'errore non era ragionevolmente riconoscibile. L'assoluzione in sede penale del legale rappresentante è stata ritenuta irrilevante ai fini della decisione tributaria. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a pagare i dazi evasi.
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Buona fede dell’importatore: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha cassato la decisione di una corte di merito, chiarendo i criteri per la valutazione della buona fede dell'importatore in materia doganale. Il caso riguardava il recupero a posteriori di dazi su merci importate con certificati di origine poi rivelatisi non veritieri. La Suprema Corte ha ribadito che il semplice rilascio del certificato da parte delle autorità estere non è sufficiente a esonerare l'importatore, sul quale grava un preciso onere di diligenza per verificare la correttezza delle dichiarazioni. È stato inoltre precisato che una sentenza penale di non luogo a procedere non ha efficacia vincolante nel processo tributario.
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