Un ristoratore dichiara un reddito di poco più di 1.600 euro, ma l'Agenzia delle Entrate contesta la cifra. Utilizzando l'accertamento con bottigliometro, il Fisco ricalcola i ricavi a oltre 65.000 euro, basandosi sulla quantità di acqua minerale acquistata. Il caso arriva in Cassazione, che convalida pienamente il metodo. La Corte stabilisce che il consumo di acqua è un indizio grave e preciso per stimare il numero di pasti serviti e, di conseguenza, i ricavi reali. La sentenza conferma la legittimità di questo strumento presuntivo, dando ragione all'Agenzia delle Entrate e stabilendo un principio vincolante per i futuri giudizi.
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